Il Metauro
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I ricordi di Marco, la tragedia di Ennio

Continua il viaggio di Marco Manoni tra le famiglie che abitavano a Lucrezia negli anni '40 e '50

marco manoniLUCREZIA – Continuo a percorrere il lato sud della via Flaminia ed incontriamo la famiglia Mascagni. Lui si chiama Ennio e sua moglie Angelina. Non avevano un soprannome vero e proprio ma una semplice storpiatura nel cognome, li chiamavano infatti Mascagna.

Non avevano figli. Ennio aveva un negozio da macellaio. Di fianco alla loro abitazione c’era una stanza adibita alla macellazione delle piccole bestiole come vitellini, capre, pecore, maiali ed agnelli.

I Mascagni, più tardi, costruirono la loro nuova casa sul lato nord della Flaminia, quasi dirimpettaia alla vecchia abitazione e proprio lì avvenne una triste e dolorosa vicenda.

Ricordo che nel caseggiato c’erano diverse giovinette, soprattutto sartine e si vociferava che ad una di queste Ennio avesse fatto delle avances ma erano soprattutto chiacchiere o semplicemente degli scherzi.

Sta di fatto che Ennio fu chiamato dai carabinieri a presentarsi in caserma. Dubbioso pensò subito che la questione riguardasse le voci che si erano diffuse. Si confidò con un amico e questo, anziché rincuorarlo, gli disse: “Vedrai quella tenterà di prenderti anche la nuova casa!”.

Ennio andò quasi fuori testa e si avvilì. Un mattino di buon ora andò in via Casello, arrivò alla ferrovia dove transitava la littorina che da Pesaro portava ad Urbino. Erano circa le sei di un mattino con una forte gelata ed era ancora buio. Ennio si stese di traverso sui binari e venne travolto al passaggio del treno.

In un baleno la triste notizia si sparse in tutto il paese. Babbo Giovanni inforcò la bicicletta e andò verso la ferrovia. Anche io, zitto zitto, mi avviai passando per i campi ed arrivai sul luogo della disgrazia.

Ricordo ancora il cadavere ricoperto con lenzuolo. Era stato messo in un angolo e tanta gente curiosa era accorsa per vedere il corpo dilaniato del povero Ennio.

Ad un certo punto arrivarono la moglie e suo fratello. Sollevarono il lenzuolo. Ci fu grande commozione. Io ero intrappolato fra la gente. Fu un orrore vedere la testa mozzata dalle rotaie. Impaurito ripresi la strada verso casa ma non riuscivo a togliermi dalla mente la vista di quell’immagine di morte.

La sera quando andai a dormire non riuscivo a chiudere gli occhi. Mamma sentiva il fruscio delle mie lenzuola e mi portò nel loro letto. Questa paura durò per una settimana.

L’epilogo di questa triste vicenda è ancora più triste. L’avviso di convocazione in caserma non c’entrava nulla con la questione delle avances ma riguardava semplicemente il suo negozio.

Il giorno dopo l’incidente vidi quel tipo che aveva spinto Ennio alla disperazione con le sue parole. Era dietro casa sua e piangeva come un bambino.  Fu davvero una  vicenda triste e dolorosa per tutti.

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