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I ricordi di Marco, i Cardoni e l’incidente bellico di Enzo

Continua il racconto a puntate di Marco Manoni sulla Lucrezia degli anni '40 e '50.

marco manoniLUCREZIA  – Proseguo il mio percorso lungo la via Flaminia e troviamo l’abitazione di Cardoni Pacifico che era il contadino di Silvio Rondina, anche lui aveva un soprannome ed era Pacin de Cardon.

Pacifico si era unito in matrimonio con Giulia ed avevano quattro figli: Vincenza, Luisa, Enzo e Fernando. Pacifico era piccoletto di statura ma tutto pepe. Il fondo che coltivava si estendeva dalla via Flaminia fino alla ferrovia.

I figli Enzo e Fernando appresero il mestiere di idraulico, lasciarono il lavoro dei campi e misero su bottega. Mentre Luisa e Vincenza aiutarono i genitori a coltivare il fondo agricolo fino agli anni ’50 quando la terra venne lottizzata. Su quei terreni sarà costruita, nel tempo, parte della nuova Lucrezia, diventando il comune più popoloso dopo Fano e Fossombrone.

Ho dei ricordi di Pacifico quando la domenica andavo a messa con babbo Giovanni che mi portava sulla canna della bicicletta.

A Lucrezia erano venute a vivere diverse famiglie da Montemaggiore. A fine messa ci si ritrovava sul sagrato della chiesa e si raccontavano le storie che accedevano nel vicino paese.

Tra coloro che erano arrivati dal vicino borgo c’erano mio padre chiamato Gvan de Manon, Pacin de Cardon, Stefne de Brighella, Toto de Santinella. Insieme ricordavano amici e parenti con storie ed aneddoti.

Un ricordo triste legato alla famiglia Cardoni va al periodo del passaggio del fronte di guerra. Enzo, il figlio maggiore, andò al pozzo ad attingere dell’acqua. Ad un tratto sentì il sibilo di una bomba di cannone. Enzo perse i sensi e quando riprese conoscenza si trovò ferito e sanguinante. Lo portarono in casa. Ma la situazione era drammatica in quanto all’ospedale mancano operatori sanitari e medicine.

Fortunatamente vennero in soccorso dei soldati americani che avevano con loro medicine e materiali per le medicazioni. Così venne salvato Enzo e gli fu possibile tornare alla vita normale. Gli rimase una cicatrice sul mento, segno che portò per tutta la vita a ricordo di quel drammatico evento.

I Cardoni erano una famiglia molto timorata di Dio, frequentavano la chiesa che era a qualche decina di metri dalla loro abitazione. Una bella famiglia che ha lasciato un bel ricordo nella mia mente e nel mio cuore il cui capoccia era da tutti conosciuto come Pacin de Cardon.

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