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I ricordi di Marco. Arsenio de Rok

Continua il racconto a puntate di Marco Manoni sulle famiglie che abitavano Lucrezia negli anni '40 e '50.

marco manoniLUCREZIA – Dirimpetto alla famiglia Calcinari c’erano i Barberini, anche loro avevano un soprannome: Rok. Lui si chiamava Arsenio, la sua sposa Chiara ed avevano un solo figliolo di nome Gianni.

Arsenio aveva una piccola officina meccanica, era un appassionato di moto e partecipava anche a qualche gara.

Io ero ancora fanciullo ma ricordo Arsenio quando provava qualche moto lungo il viale della Stazione, magari togliendo la marmitta. Ci fermavamo ad ascoltare quel rombo che era musica per i nostri sogni.

Le moto che andavano per la maggiore erano Guzzi, Benelli, Gilera, insomma motociclette di produzione italiana.

Ricordo Chiara, la sposa di Arsenio, una bella signora, amante della famiglia in particolare del loro unico figlio Gianni che continuò a studiare fino a diplomarsi. Poi venne assunto alla Berloni Petroli fino alla pensione.

Gianni era un ottimo ciclista. Partecipò a tante gare, seguite da molti lucreziani che tifavano per lui. Nel frattempo si fidanzò con una bella giovinetta di Fossombrone di nome Francesca, di professione insegnante. Continuarono nella tradizione di famiglia mettendo al mondo un solo figliolo che nel tempo diverrà medico.

Chiudo rievocando l’episodio di quel camion che andò a finire contro la casa di Capodagli lungo la via Flaminia, incidente che provocò dei morti rimasti intrappolati nelle lamiere del mezzo e che fu difficile tirare fuori.

Tutti cercarono immediatamente di intervenire ma ad un certo punto arrivò Arsenio con chiavi, tenaglie, piede di porco ed altri attrezzi della sua officina. Grazie al suo aiuto gli occupanti furono estratti dal mezzo anche se purtroppo erano già cadaveri.

Anche per questo nella mia mente e nel mio cuore rimane un affettuoso ricordo di Arsenio de Rok e della sua famiglia.

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