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I racconti di Marco, ricordando Peppino de Baltran

Un viaggio nella memoria tra le famiglie che abitavano il borgo di Lucrezia a metà del secolo scorso.

peppino de baltran
Peppino Beltrami nel suo negozio, anni ’40 (da Lucrezia tante storie di G. Vampa e A. Marconi)

LUCREZIA – Continua il racconto di Marco Manoni, il nostro raccontastorie con la bandana e la gluppa, nel ricordare le famiglie che abitavano il borgo di Lucrezia a metà dello scorso secolo, quando le case erano principalmente concentrate lungo la via Flaminia.

“Continuiamo a percorrere la via Flaminia, siamo all’incrocio con via Sant’Anna. Sulla destra c’era una casa a pianterreno di proprietà della famiglia Beltrami, più precisamente di Peppino de Baltran.

Il suo nome era Giuseppe e la sua sposa Luisa, avevano due figliole Rosanna e Milena, con loro viveva anche l’anziana madre di nome Adalgisa, da tutti chiamata Gigia.

Giuseppe e Luisa gestivano un negozio di alimentari con l’aggiunta di sali e tabacchi in più possedevano anche un ampio locale in cui a Carnevale si ballavano valzer, mazurche e tarantelle.

A quei tempi le giovinette andavano a ballare la sera accompagnate dalle loro mamme che vigilavano sul comportamento delle loro figliole quando danzavano con i loro cavalieri.

Ricordo le povere mamme, assonnate e stanche, sulle braccia tenevano i cappotti delle loro figlie, una continua battaglia tra sonno e stanchezza.

Giuseppe era sposato da qualche anno con Luisa, una coppia simpatica, innamorata e felice.

Ricordo Peppino era un commerciante avveduto, con parsimonia ha condotto il suo negozio, con successo e tanta onestà.

I negozi di generi alimentari di allora fungevano anche da ammortizzatori sociali. Quando si era nel periodo che le galline smettevano di fare le uova, Peppino apriva un piccolo conto per i suoi clienti, molti dei quali erano contadini, sino a quando le galline non riprendevano a deporre. Questa era sana condivisione in quel mondo semplice, animato da un cuore grande.

marco manoni
Marco Manoni, il raccontastorie

Adalgisa, l’anziana madre di Peppino, che tutti chiamavano Gigia, stava seduta a lato dell’entrata del negozio, ormai disabile ma con la mente piena di aneddoti e racconti, quasi un libro di narrativa.

Poi c’erano allora le piccole Rosanna e Milena, nel tempo diventarono due ottime insegnanti e brave mamme.

Termino con un ricordo della famiglia Beltrami di quando Peppino e Luisa, ancora giovani sposi, la domenica andavano alla messa di mezzogiorno.

Uscivano dalla loro abitazione con i vestiti più belli, intanto che scendevano lungo la Flaminia si tenevano dolcemente a braccetto. A quei tempi, per i cultori del maschio che “doveva stare un gradino più su della donna” quella scena era una sconceria, ma per altri che concepivano un mondo diverso che sarebbe poi arrivato era un segno di dolcezza infinita. Anche per questo porto un bel ricordo della famiglia di Peppino e Luisa de Baltran!”.

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