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I ricordi di Marco, la famiglia di Gnero dla Arduina

Continua il racconto di Marco Manoni sulla Lucrezia degli anni '40 e '50. Il ricordo della famiglia di Leoniero Vampa.

marco manoniLUCREZIA – Superata la chiesa parrocchiale, lungo la Flaminia, lato sud, troviamo la famiglia di Vampa Leoniero, la sua sposa Agrippina. Il soprannome del capo famiglia era Gnero dla Arduina. Avevano quattro figli Claudette, Wilma, Gaetano ed Elso.

Leoniero aveva una bottega da falegname assieme al socio Quinto Cassia. Ricordo Leoniero un uomo non tanto alto di statura, un lavoratore, buon padre e marito. Portava un grembiule da lavoro di colore marrone come tutti i falegnami.

Dopo la pausa pranzo si fermava all’osteria dla Iole de Sanchiòn per fare una partita a scopa, giocando il suo abituale caffè.

Agrippina, la sua sposa, era una dolce mamma, molto timorata di Dio tanto da recarsi in chiesa mattino e sera. La figlia Claudette andò sposa a Giovanni e dal loro matrimonio nacquero due figlioli. Giovanni era un ottimo marito e padre, un grande lavoratore, ma era “intriso” dal marxismo e leninismo, frutto delle battaglie del dopoguerra, questo era un antidoto contro i padroni.

Ricordo la seconda figlia Wilma aveva la mia età, era una giovane carina dal carattere gioioso. Andò sposa ad un giovane di nome Duilio ma non ebbe una vita serena infatti molto presto rimase vedova con due figli da allevare.

Il terzo figliolo Gaetano, lo ricordo quando aveva circa 10 anni ed era un po’ discolo.

Allora nei paesi si celebrava la festa del patrono con tanta partecipazione di persone, la celebrazione di Sante Messe e la processione. Così non mancava mai il gelataio e diversi venditori di leccornie come le cosiddette Saltaresi.

Erano tre o quattro donne che partivano da Saltara, dove vivevano, a piedi con una cesta sulla testa contenente sementine fatte abbrustolire, carrube e berlingos (berlingozzi, simili a castagnole tipche di Saltara). Arrivavano sul sagrato della chiesa, chiedevano una seggiola ciascuna al parroco e si sedevano con il cesto sulle ginocchia in attesa dei clienti, soprattutto noi bambini che compravamo quelle delizie.

Nel tardo pomeriggio, lentamente, la gente rientrava nelle proprie case ed anche le Saltaresi si preparavano a ripartire con le loro ceste quasi vuote ma non del tutto.

A questo punto il folletto Gaetano passava davanti loro dava un calcio ai cesti tanto da buttare in aria quel poco che rimaneva e le donne rimanevano molto male. Così in dialetto dicevano: “Brut disgrasièt, per te ce vria una bastunèta tla testa!”.

Di questa bella famiglia rimane il figlio più piccolo Elso che ho conosciuto molto poco. Porto con me però il dolce ricordo della famiglia di Gnero dla Arduina e di tutti i suoi componenti.

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