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Nuova centrale a Lucrezia, la minoranza dice “NO” al progetto di Terna

Una nota della minoranza consiliare di Cartoceto chiarisce la propria contrarietà alla realizzazione della nuova centrale.

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Ginaluca Longhi, capogruppo di minoranza del comune di Cartoceto

LUCREZIA – La minoranza consigliare di Cartoceto, attraverso una nota, esprime la propria contrarietà al progetto di Terna circa la realizzazione di una centrale di riconversione nel territorio comunale. 

“Dopo aver profondamente riflettuto e dibattuto circa l’ubicazione nel Comune di Cartoceto del possibile sito di costruzione della stazione di conversione, prevista dal progetto Adriatic Link, abbiamo deciso di assumere una posizione negativa.

Vogliamo sottolineare che non è nostra intenzione aderire a quella “guerra tra poveri” che vorrebbe una contrapposizione tra il nostro Comune e quello di Fano, e in particolare tra i residenti di Via San Marco e Via Corvina, nella frazione di Lucrezia, e i residenti nelle adiacenze dell’esistente stazione nella frazione di Carrara: per semplificare, la nostra posizione non prevede sinteticamente un “no a Lucrezia, sì a Carrara”.

Il nostro “no” è giustificato dall’assenza nell’attuale previsione progettuale di alcune caratteristiche che ci rassicurino su alcuni aspetti dell’opera, di qualsiasi ubicazione geografica si tratti.

Deve trattarsi di un edificio che si trovi il più lontano possibile dalle case abitate e vissute e dai luoghi di lavoro; è vero che sono stati presentati degli studi che sottolineano la non nocività, ma quante volte ciò è accaduto e poi successivamente sono state scoperte delle malattie “importanti” in coloro che abitano nelle adiacenze di opere di tal genere già esistenti?

Non ci sentiamo rassicurati e non vogliamo sulla nostra coscienza neanche il barlume che un giorno, magari tra 20 o 30 anni, qualcuno, che abiti nelle immediate vicinanze della stazione, scopra una malattia “importante”: non ci sono compensazioni e/o monetizzazioni di minus valore che tengano.

Inoltre non abbiamo alcuna rassicurazione circa le modalità di risarcimento per quanto riguarda il minor valore di mercato degli edifici e dei terreni circostanti: ricordiamoci bene che precedenti acquisti, possibili riqualificazioni e/o ristrutturazioni, mantenimento, il buon funzionamento del terreno agricolo hanno comportato e comportano dei sacrifici economici non indifferenti per chi ha deciso tali investimenti.

L’impianto non deve essere ubicato su un terreno che veda la presenza di una falda acquifera e nelle vicinanze di un rio, in quanto non abbiamo nessuna rassicurazione circa il mantenimento di salubrità di quella falda una volta costruita l’opera; parimenti non abbiamo alcuna rassicurazione circa il mantenimento di quella biodiversità, animale e vegetale, che caratterizza le nostre campagne.

Crediamo che siano necessarie misure di mitigazione ambientale, come ad esempio la piantumazione di un bosco, circostante la stazione, per una superficie di almeno il doppio dell’area della stessa opera; questa previsione infatti aiuterebbe ad avere molto lontane le prime case e le prime attività economiche e di avere una schermatura green.

Reputiamo che sia necessaria un’identità architettonica appropriata al paesaggio circostante: infatti un giorno potremo trovarci un edificio alto 20 metri, secondo solo al campanile di Lucrezia e alla ciminiera della fornace Solazzi di Cuccurano di Fano, che non segue alcuna prescrizione urbanistica locale o piano del colore condiviso: l’opera pertanto si potrebbe distribuire orizzontalmente, sacrificandone l’elevazione, oppure se per esigenze impiantistiche è necessario mantenere interpiani precisi, si potrebbe prevedere un parziale interramento della stessa sotto il piano di campagna (altro motivo per optare per un terreno ove non sia presente una falda acquifera).

Si tratta, rebus sic stantibus, di un’opera a forte impatto ambientale e ad alto consumo di suolo, “terra vergine”, come è stata definita in occasione dell’assemblea pubblica del 30 settembre, andando in contrapposizione ad uno dei principi fondamentali della sostenibilità ambientale, quale l’antropizzazione del suolo.

Per i motivi sopracitati, essendo il sito ubicato a Lucrezia troppo a ridosso di case presenti, abitate e vissute, essendo ivi presente una falda acquifera, non essendo previste né misure di mitigazione ambientale nè un’identità architettonica idonea al contesto ambientale e paesaggistico circostante, come precedentemente riportato, reputiamo non idoneo il sito individuato nella frazione di Lucrezia in prossimità di Via Corvina e Via San Marco e quindi esprimiamo la nostra contrarietà”.

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