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“Test di ingresso a medicina? Meglio la meritocrazia!”

La proposta di alcuni giovani studenti di medicina per superare la fase del test in presenza ai tempi del Coronavirus.

test ingresso facolta medicina e chirurgiaROMA – Il Ministero ha fissato per il prossimo 1 settembre, in contemporanea in tutta Italia, i test di ingresso alla Facoltà di Medicina.

A fronte dei circa 13mila posti disponibili ci sono circa 70mila candidature. I test non si potranno svolgere online ma in presenza.

Occorre quindi coniugare l’esigenza di spostarsi per raggiungere le sedi di esame con le misure in atto per il contenimento della pandemia che, anche se allentate a settembre, dovranno necessariamente far parte del nostro quotidiano.

La proposta viene da alcuni giovani aspiranti medici di medicina.

“Siamo aspiranti studenti di medicina e non chiediamo altro che poter avere la possibilità di studiare ciò che vorremmo.

Soprattutto in questo periodo, vista l’emergenza sanitaria in cui ci troviamo, abbiamo cercato di pensare a qualcosa che potesse rendere il nostro sogno più realizzabile senza sprecare altri anni prima che si concretizzi.

Essendo, per ovvi motivi, medicina una facoltà a numero chiuso, ci siamo chiesti quanto il test, nelle modalità degli ultimi anni, possa portare a una valida scrematura in quanto non si adegua alle conoscenze acquisite in passato né a quelle che dovremo acquisire in futuro.

Oltre a questo ci siamo interrogati su come sia possibile, nonostante qualsiasi precauzione che si adotterà, essere sicuri di non rischiare nel far muovere circa 70.000 ragazzi (probabilmente tutti sani o forse no) per tutta Italia dato che giustamente l’idea del test online è stata scartata visto ancora lo stato d’emergenza in cui siamo.

Per questo, stimolati dalla situazione, chiediamo la possibilità di un metodo di “scrematura” puramente meritocratico: ammettere, tramite accesso libero, i ragazzi del primo anno alla facoltà di Medicina e Chirurgia, sostenendo lezioni e esami in via telematica per la durata di entrambi i semestri.

Saranno poi loro a doversi meritare di passare al secondo anno grazie al raggiungimento di un certo quantitativo di crediti o di una determinata media e in base a un certo numero di esami sostenuti, tra questi necessariamente quelli di indirizzo della facoltà.

Crediamo che questo metodo, d’altronde già proposto dall’Università di Ferrara e già adottato in Francia, favorirà chi, con passione e dedizione, ha sfruttato l’opportunità che gli è stata data”.

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