Il Metauro
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“Sanità in alto mare e, a pochi giorni dalle elezioni, arriva il nuovo CUP”

La nota del Comitato Pro Ospedali Pubblici Marche sulla situazione sanitaria.

carlo ruggeri comitatoFOSSOMBRONE –  “Quello che il Comitato Pro Ospedali Pubblici Marche aveva previsto da tempo, si sta verificando. La sanità dell’entroterra pesarese, ponendo l’attenzione agli ex Ospedali di Fossombrone (sempre più cronicario pubblico), Cagli (privatizzato per la gran parte) e Sassocorvaro (quest’ultimo interamente  privatizzato, ma di cui si sa poco o nulla) è stata messa KO dalle continue imposizioni adottate dal Potere Regionale attuale. Ma anche nella costa la mannaia è passata, con lo smantellamento dell’Ospedale Santa Croce di Fano che, in parte serviva le Vallate del Metauro e del Cesano”.

E’ quanto afferma Carlo Ruggeri, presidente del Comitato che aggiunge: “In particolare la messa al tappeto è avvenuta con la mazzata decisiva imposta alle zone di Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro, alla fine dell’anno 2015, chiudendo i sopra indicati tre efficientissimi ospedali pubblici.

Da quel momento è scoppiato il caos ed è esplosa la fuga verso la sanità delle regioni limitrofe (Emilia Romagna prevalentemente), proprio a curarsi delle malattie di media/bassa complessità che prima erano ben trattate dai tre Ospedali chiusi del Medio/alto entroterra pesarese.

La tragedia si è accentuata dopo l’ “anomalo” periodo del coronavirus con tutte le complicazioni protettive ed i conseguenti enormi ritardi ed accumuli sorti a “protezione” della pandemia ancora svolazzante, e con le solite ferie estive del personale.

Le famiglie ci telefonano, da allora, ancor più disperate per le attese ancor più secolari nei Pronto Soccorso, per la disperazione ancor più accentuata  di trovare un letto, per il continuo nomadismo anche di centinaia di chilometri per una visita od una cura, utilizzando la sanità pubblica. Moltissimi, alla fine, abbassano la testa e mettono le mani nella sempre più rinsecchita tasca, rassegnandosi alla cura a pagamento (sempre più esoso) verso l’intramoenia od il privato sanitario.

Le prenotazioni “pubbliche” di visite specialistiche esterne permangono nella massima confusione tra farmacie che contestano varie incongruenze e tabaccai che già si domandano come fare a prenotare visite tra un pacchetto di Marlboro ed un grattino e come metterla con la privacy.

Il CUP, d’altronde, secondo migliaia di segnalazioni che ci giungono, funziona a stentato singhiozzo o non funziona quasi mai, di fatto da tempo rapportato ad anni e, guarda caso, proprio il giorno prima delle votazioni regionali, la Regione fa partire il nuovo, ennesimo appalto CUP per un costo di circa 17 milioni di euro.

Per accorciare le liste occorrono medici e la riapertura degli ospedali chiusi e non un ulteriore costosissimo software per un agonizzante CUP!

Il comitato interviene anche sulla questione ospedale Unico provinciale il cui progetto sembra che in questo periodo pre elettorale stia subendo una accelerazione.

Noi – aggiunge Ruggeri – sosteniamo da anni che tutto deve essere rivisto in maniera policentrica spinta, riaprendo gli Ospedali chiusi in primis! Oppure non se uscirà più dalla più completa oscurità organizzativa sanitaria.

Raccomandiamo – conclude Ruggeri – di curare, utilizzando la memoria delle lotte compiute sulla sanità, le preferenze da assegnare ai candidati alle elezioni regionali del 20 Settembre nella nostra Provincia, scegliendoli con attenzione tra i rarissimi (si contano sulle dita di…. un dito!) che hanno sempre portato avanti i nostri concetti policentrici e le nostre battaglie contro l’Ospedale Unico Provinciale. E che sono stati sempre alfieri del mantenimento e rafforzamento degli attuali ospedali e della riapertura degli ospedali chiusi cinque anni fa (quelli di Cagli, Fossombrone e Sassocorvaro)”.

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