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Popoli in movimento: turismo e ius soli: “Siamo tutti nomadi e appartenenti ad un’unica razza”

popoli movimento turismo ius soliSAN COSTANZO – Sabato 27 gennaio la biblioteca Comunale “don Antonio Betti” di San Costanzo, in occasione della Giornata della Memoria, ha ospitato l’incontro dal titolo “Popoli in movimento: turismo e ius soli” organizzato dall’Amministrazione comunale.

Ospiti i professori Peter Kammerer, Luigi Alfieri e il priore del monastero di Fonte Avellana Gianni Giacomelli coordinati da Fiorenzo Martini. Il prof. Kammerer, nell’introdurre la tematica, ha voluto fare una analisi del contesto sociale in cui viviamo evidenziando come tutti noi viviamo in una condizione di paura dell’altro, ci sentiamo minacciati, in pericolo. Ma di cosa abbiamo paura? Siamo un popolo in movimento tra turisti e migranti, i primi come cavallette mangiano tutto ciò che vedono e poi proseguono, i secondi invece, sono in ricerca di radici, di un luogo dove sentirsi tranquilli.

Proseguendo l’incontro il professor Luigi Alfieri, ha approfondito la questione dell’essere nomadi: L’uomo – ha detto Alfieri – è intrinsecamente nomade, è una creatura imperfetta che non ha un suo luogo specifico dove vivere, senza la tecnica e la cultura morirebbe. Gli uomini, per questa loro condizione, vivono ovunque nel pianeta perché in ogni spazio ricreano le proprie condizioni ottimali di vita cambiando, modificando l’ambiente. L’ uomo non riesce a stare per troppo tempo fermo, ha bisogno di muoversi per non sentirsi oppresso, prigioniero, siamo fatti per spostarci e cambiare. Dato per acquisito questo concetto, ogni tentativo politico di bloccare la mobilità dei popoli, è una azione di retroguardia destinata a fallire. Non esistono razze, la genetica ce lo ha dimostrato, pertanto saremo destinati ad essere una unica umanità meticcia derivante dal nostro essere tutti migranti dall’Africa”.

A conclusione dell’incontro, Gianni Giacomelli, ha voluto osservare come l’alterità è una dimensione ordinaria dell’uomo. “Gesù – ha affermato Giacomelli – è stato il più grande dei migranti compiendo un viaggio colossale dal cielo alla terra. La stessa religione richiede una migrazione, una conversione, un cambiamento di mentalità. Migrare, nell’ottica cristiana, è un cambiare posto all’interno di un luogo più grande, cambiare posizione nel luogo che è di tutti: il mondo. Migrare è incontrare le persone, capire, amare, e per amare ci vuole tempo, incontro e scontro. La nostra società – ha concluso –  ha paura dello scontro, ha paura di essere comprensiva. Paura, rabbia, delusione verso tutto, questo vive la gente ma perché? Dobbiamo migrare nel mondo altrui per capire le nostre paure, per raggiungere quella consapevolezza che è segno di vera civiltà”.

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