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La bastonata dei marchigiani al PD

Un commento sul risultato delle elezioni regionali, a qualche giorno dall'esito del voto.

bastonata pd elezioni regionali marcheSembra una scena di altri tempi, quando il bambino irrequieto faceva spazientire il genitore che inizialmente provava con le buone a far capire di “cambiare atteggiamento” e, quando questi non ne voleva sapere… una sberla sonora di quelle che te le ricordi pure quando ti sposi!

Non sono bastati i comitati di cittadini, i cortei di proteste per non chiudere gli ospedali, le popolazioni terremotate stremate dalle attese per la ricostruzione… alla fine la “bastonata elettorale” è arrivata. Di quelle che te le ricordi per un po’. Di quelle che annullano in un secondo progetti politici, privilegi “di ruolo”, stipendi da migliaia e migliaia di euro…

E non è bastata nemmeno la campagna elettorale del candidato Mangialardi con un nuovo progetto politico e una comunicazione in cui i simboli dei partiti erano quasi scomparsi (per distaccarsi dal governo Ceriscioli?). Ma i marchigiani non si sono fidati e hanno scelto l’alternanza punendo, di fatto, una legislatura discutibile.

LE RAGIONI DELLA SCONFITTA

Certo la questione è complessa ma probabilmente “Sanità” e “Terremoto” sono le due parole chiave di questa pesante sconfitta.

Un voto che è anche un giudizio dei marchigiani sulla nomenclatura del maggiore partito che, negli anni, ha dimostrato di staccarsi sempre più dai cittadini e dai suoi elettori.

Il malessere che i tanti comitati sparsi nella regione hanno manifestato in tema di sanità, venivano puntualmente smentiti dal governo regionale sbandierando numeri e dati che il presidente uscente portava a sostegno della bontà del suo operato.

Ma nella realtà dei fatti i territori sono stati svuotati dei servizi sanitari prima che venissero realizzate le nuove strutture promesse (gli ospedali unici provinciali), causando un intasamento delle poche strutture sanitarie rimaste.

I marchigiani hanno punito l’arroccamento di un partito che di democratico sembrava avere ormai ben poco e che, con fette di prosciutto sugli occhi spesse metri, non riusciva più a dialogare con i suoi elettori di rifermento e con i territori. Da qui il voto di protesta e la scelta di votare per un governo regionale alternativo.

SANITA’, RIFORME SU RIFORME

Con il mantra “E’ lo Stato che ci chiede di tagliare” (il tanto sbandierato Decreto Balduzzi) si sono tagliati servizi sanitari essenziali sul territorio e si è dato avvio ad una fase di privatizzazione scellerata che ci si sarebbe aspettati più da un governo di destra che di sinistra.

Nelle Marche, il paradosso che si è venuto a creare è stato che i candidati della Destra erano coloro che richiedevano e difendevano gli ospedali pubblici!

Sono stati sistematicamente ignorati gli appelli dei comitati di cittadini che nel frattempo si moltiplicavano sul territorio per chiedere una sanità di prossimità, punti di primo soccorso operativi, sempre anteponendo i numeri che invece giustificavano i tagli, gli aggiustamenti: insomma, per la Regione sulla carta tutto funzionava. Ma nella realtà non era (e non è) proprio così.

I TERRITORI DEVASTATI DAL TERREMOTO (E DAI RITARDI DELLA POLITICA)

Quasi mezza regione è stata devastata dal terremoto del 2016. A distanza di quattro anni si sono succeduti quattro diversi commissari straordinari (non per responsabilità della Regione) ma anche nella ricostruzione la Regione è caduta nel vortice della burocrazia, spesso sorda alle richieste dei territori e delle famiglie costrette a vivere in Soluzioni Abitative di Emergenza (SAE), con il rischio di causare definitivamente lo spopolamento di una delle più belle aree dell’Appennino. Un’emergenza che dura da quattro anni. Troppo!

Troppe passerelle, troppe divisioni politiche, troppe lentezze burocratiche che avrebbero richiesto un atteggiamento più forte e deciso della Regione anche nei confronti del Governo centrale sulle tante promesse mancate.

E, alla fine, il terremoto è arrivato anche ad Ancona, attraverso l’urna elettorale.

LE MARCHE, CASO DIMENTICATO O CASO DISPERATO?

A distanza di qualche giorno dal voto, l’informazione nazionale parla di un successo da parte del Partito Democratico, con una sostanziale tenuta ed una partita nazionale delle elezioni regionali terminata 3 a 3.

E così, il caso delle Marche passa in secondo piano rispetto alla tenuta della rossissima Toscana. E’ inutile, non ce la possiamo fare, le Marche continuano ad essere periferiche e defilate anche nell’analisi dei risultati elettorali. Eppure, da 25 anni, questa regione era governata da una giunta di Centrosinistra, oggi mandata a casa quasi a calci nel sedere!

Ed ora? Sperando in un bagno di umiltà da parte di tutti, occorre raccogliere i cocci, medicare le profonde ferite e ricostruire un rapporto sincero e credibile con la popolazione marchigiana.

Una sfida altrettanto ardua attende il Centro destra che dovrà dimostrarsi all’altezza delle promesse elettorali e dovrà evitare che le tante risorse in arrivo dall’Europa non diventino “mance” per i soliti “amici degli amici”, ma ogni euro si moltiplichi per lo sviluppo vero di una Regione che da dimenticata (come purtroppo è sempre stata) è oggi anche economicamente e profondamente depressa.

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