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I socialisti fanesi chiedono di intitolare una via a Bettino Craxi

A 20 anni dalla morte di Craxi ad Hammamet in Tunisia

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Mirco Pagnetti

FANO – “In questi giorni – afferma Mirco Pagnetti, segretario comunale del PSI – si è parlato tanto del leader socialista Bettino Craxi , della sua storia politica e personale.

Noi socialisti sappiamo molto bene che il passato può essere rimpianto ma non ritorna però le intuizioni, le ispirazioni e le idee possono ancora vivere ma in Italia la storia che allora ha vinto oggi strumentalmente ed ipocritamente è chiusa a chiave in qualche cassetto.

Il periodo di votare a destra per vendetta non è politicamente produttivo e, a maggior ragione oggi che è una destra sempre più radicale che si oppone ai valori di fondo che sono parte integrante della nostra identità.

Per rinascere una sinistra moderna e riformista è evidente che debba riconoscere anche i meriti politici di Bettino Craxi.

In questi anni – continua Pagnetti – ci ha sorretto la grande passione ma soprattutto, per noi socialisti, è diventata una vera resistenza alla grande ingiustizia che ci ha colpito e che ci poteva seppellire.

Oggi, esattamente dopo 20 anni dalla morte di Craxi, dobbiamo essere orgogliosi dell’intera nostra storia visto che ce lo riconosco anche gli altri (anche se non tutti).

Sarebbe opportuno, vista anche la grande tradizione socialista a Fano, di intitolare una strada o una piazza cittadina al leader socialista.

Ricordarlo è un riconoscimento al ruolo storico che il socialismo riformista ha avuto nel dopoguerra in Italia, nell’anticipare valori ideali e nell’affermare politiche che oggi caratterizzano la moderna sinistra sopravvissuta dal crollo della ideologia e dei regimi comunisti.

Dedicare una via a Craxi non vuol dire non essere critici nel suo operato ma riconoscere il ruolo da protagonista e leader visionario, con le sue convinzioni riformiste, la sua azione di partito e di governo in Italia.

Oggi si può! La sua immagine viene rivalutata – conclude Pagnetti – c’è una forte componente di rimpianto dovuta alla scarsa credibilità delle classi dirigenti attuali in Italia. Una classe dirigente non si improvvisa.

Non si può sostenere che la politica non è un mestiere e poi ritrovarci con dilettanti al governo, non si può definire l’inesperienza a virtù e l’esperienza a difetto e poi accorgersi che i governi non sono all’altezza”.

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