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I fili rossi della Compagnia delle Catenelle contro la violenza alle donne

L'iniziativa originale di un gruppo di donne che abbelliscono i monumenti con i loro lavori ad uncinetto.

non una di meno barchiBARCHI – Scarpette rosse e fiocchetti appesi alla Porta Nuova. Succede a Barchi dove l’associazione “Compagnia delle catenelle” nata nel gennaio 2019 e formata da una ventina di donne dai 10 ai 96 anni ha deciso di rendere omaggio al movimento politico femminista e transfemminista “Non una di meno”, nato in Argentina e diffusosi in tutto il mondo a partire dal novembre 2016, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne in programma il 25 novembre in tutto il Paese.

Un “filo rosso” non solo metaforico quello che ha unito queste donne di tutte le età per dire no alla violenza di genere.

“La più anziana – racconta Domizia Frigerio, ideatrice dell’iniziativa – ha 96 anni e la più giovane è mia nipote Agata di anni 10”. Le scarpette rosse sono diventate ormai da tempo il simbolo del sangue versato dalle donne di tutte le età vittima di violenze e di ciò che provano.

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Le scarpette rosse realizzate dalla Compagnia delle Catenelle

Ma la violenza sulle donne non può essere ridotta a cifre o a numeri, la violenza sulle donne è qualcosa di ben più invasivo, è un cancro che si è infiltrato nel vivere quotidiano, nella nostra cultura ormai da tempo.

L’ultimo caso salito alla ribalta è quello della giovane educatrice torinese licenziata in seguito alla diffusione di foto hard da parte del suo ex ragazzo, reato meglio noto con il nome di revenge porn. La donna in questione è stata giudicata “incompatibile con il ruolo di educatrice” dalla preside dell’asilo. Alla violenza subita quindi si sono sommate umiliazione e ulteriore violenza proprio da chi avrebbe dovuto proteggerla ed essere solidale con lei.

Ma questo è soltanto uno dei casi che ogni giorno ascoltiamo in televisione o leggiamo sui giornali, casi in cui la vittima è spesso sminuita, infangata e oltraggiata ed è proprio davanti ad un racconto come questo che la “Compagnia delle catenelle” ha deciso di trasformare il proprio messaggio di condanna agli aggressori e di vicinanza alle vittime in un’opera d’arte.

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La porta di accesso al castello di Barchi decorata dalla Compagnia delle Catenelle

La sapienza nelle mani di queste donne ha trasformato il filo rosso in un concetto ben preciso “Non una di meno”, nemmeno una donna deve versare più il suo sangue, essere ferita, umiliata e stigmatizzata, nemmeno una, perché ogni vita conta.

“Vorremo allargare la nostra associazione- spiega Domizia Frigerio- e quando il Covid avrà allentato la sua morsa riprenderemo i nostri incontri settimanali al Nova Bar (il bar proprio sotto la Porta Nuova) e ci auguriamo che altre donne possano unirsi a noi per riuscire ad abbellire anche altri monumenti del nostro comune con i nostri lavori”.

La Compagnia è una rete nata dal basso e che è riuscita ad unire diverse generazioni di donne con l’intento di creare bellezza. Un altro progetto è già in cantiere come racconta Domizia Frigerio: “Stiamo cucendo delle stelle colorate da inviare a Lampedusa per il progetto della coperta in ricordo di Yusuf, il piccolo di 6 mesi morto in mare e delle migliaia di persone che cercavano un futuro nel nostro Paese ma come lui hanno perso la vita. Persone che come le donne vittima di violenza non vogliamo ricondurre a numeri ma a volti, storie, visi. Agata ha già preparato il suo quadrato e lo invieremo a breve”.

La Compagnia delle Catenelle è la dimostrazione che quando mani, mente e cuore delle donne sono unite possono fare davvero grandi cose.

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