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Fondi dallo Stato per risanare i siti inquinati nelle Marche

Stanziati 2,7 milioni per la Regione Marche dal Ministro Costa per risanare l'ambiente. Terzoni, M5S "Ora spendere velocemente i fondi per tutelare salute dei cittadini e territorio"

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Patrizia Terzoni, deputata del Movimento 5 Stelle

ROMA – Il Ministero dell’Ambiente guidato da Sergio Costa a fine anno ha stanziato complessivamente 105 milioni di euro per bonificare i siti inquinati “orfani”, cioè quelli in cui purtroppo non è più possibile risalire al soggetto che ha inquinato.

Si tratta di vecchi siti industriali e altri terreni contaminati che comunque devono essere risanati perché costituiscono un pericolo per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Alla Regione Marche sono destinati 2,7 milioni di euro.

“Le regioni e i comuni spesso non hanno adeguate risorse economiche per intervenire pur sapendo che un sito è inquinato.

Purtroppo il nostro paese per decenni ha lasciato fare senza controllare adeguatamente le attività industriali, a volte con connivenze altre per semplice ottusità.

Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi: ogni regione ha centinaia di siti contaminati che rimangono tali per decenni senza alcun intervento, a volte neanche di messa in sicurezza di emergenza.

Il Testo Unico dell’Ambiente D.lgs.152/2006 impone alle province di accertare il responsabile dell’inquinamento perché esiste il principio “chi inquina paga”.

In diversi casi, dopo decenni dall’episodio di sversamento o dalla cessazione di un’attività produttiva, il soggetto che ha inquinato non è più rintracciabile oppure non esiste addirittura più, come nel caso dei fallimenti.

Per questo lo Stato deve intervenire spendendo le risorse di tutti i cittadini. Un fatto che non deve accedere mai più” così Patrizia Terzoni, deputata del M5S.

“Il principio “chi inquina paga” deve essere applicato in maniera puntuale e senza sconti per nessuno.

Purtroppo ancora oggi nel paese devo registrare la mancanza nelle pubbliche amministrazioni di quell’attitudine diffusa volta a dare un nome e un cognome all’inquinatore.

Riforme istituzionali rimaste monche, come quelle delle province, hanno creato confusione anche in questo campo, con competenze spezzettate e destrutturazione degli uffici destinati a individuare i responsabili delle contaminazioni.

In questo senso dobbiamo fare di più perché non perseguire l’inquinatore viole dire alterare il mercato favorendo chi non rispetta le regole rispetto ad imprenditori che fanno bene il proprio lavoro.

Inoltre non può certo essere lo Stato a sobbarcarsi i costi – stimati in decine di miliardi di euro – del risanamento ambientale del paese. Anche in questo caso è stato il M5S a riportare al centro dell’attenzione il tema delle bonifiche. Ora auspico che la Regione Marche spenda velocemente questo finanziamento” conclude la Terzoni.

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