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Books for Peace 2020, premio speciale per il Teatro in Carcere

L'esperienza che ha oggi carattere nazionale ha preso forma ad Urbino con Vito Minoia ed Emilio Pozzi.

Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere - gruppo di lavoro a Saluzzo
Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere – gruppo di lavoro a Saluzzo

URBINO – La quarta edizione del Premio BOOKS for PEACE assegna un riconoscimento speciale per l’Impegno Sociale al Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere.

BOOKS for PEACE nasce da un progetto di un gruppo di associazioni: FUNVIC (FundaçãoUniversitária Vida Cristã / UNIFUNVIC) – Brasil club Unesco BFUCA-WFUCA sezione Europa, ANASPOL (Associazione Nazionale Agenti Sottufficiali Polizie Locali), Ass.ne Nazionale Giudici di Pace, IADPES International Academy Diplomatic Pax et Salus, con lo scopo di valorizzare i libri, la cultura, lo sport, l’arte.

Al fianco di un concorso letterario il Premio tratta gli argomenti della Pace a tutto tondo, non solo tra i popoli, ma dei popoli, come la violenza di genere, il bullismo, le discriminazioni razziali e religiose, l’integrazione sociale e culturale.

La quarta edizione di BOOKS for PEACE 2020 ha voluto condividere, valorizzare, scoprire l’arte e la cultura di chi vede il mondo da un altro punto di vista, premiare le loro attività di vita e cultura.

Tra queste l’esperienza del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere (CNTiC), fondata nel 2011 in occasione dell’XI Convegno internazionale su “I teatri delle diversità” promosso dal Teatro Universitario Aenigma e dalla Rivista europea omonima fondata all’Università di Urbino Carlo Bo da Vito Minoia ed Emilio Pozzi, docenti di discipline dell’educazione e dello spettacolo (il primo anche presidente del CNTiC).

Oggi il Coordinamento riunisce oltre 50 esperienze da 15 regioni italiane (http://www.teatrocarcere.it/) ed ha strutturato un Protocollo d’Intesa con il Ministero della Giustizia (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità) e l’Università Roma Tre per la promozione e diffusione del teatro in carcere.

Grazie a primi studi avviati con l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari nel 2014 i primi dati significativi rivelano che il tasso di recidiva per chi segue una buona esperienza di teatro in carcere si riduce dal 67% al 6%.

ll lavoro sin qui sviluppato è stato considerato una “buona pratica” in ambito internazionale e il 26 marzo 2019 l’International Theatre Institute (ITI – Unesco) decide di celebrare ufficialmente la Giornata Mondiale del Teatro (cerimonia abitualmente organizzata presso il quartier generale Unesco di Parigi) nell’istituto penitenziario di Pesaro riconoscendo il valore universale della pratica del teatro in carcere. A novembre 2019 a Urbania (Pesaro e Urbino) prendono avvio i lavori dell’International Network Theatre in Prison (INTiP –https://www.theatreinprison.org/), organismo partner dell’ITI-Unesco.

Il Premio dunque segna un percorso ormai maturo che sta coinvolgendo varie altre istituzioni (Università, Istituzioni scolastiche, Contesti per la Giustizia minorile e di comunità,  Uffici di Esecuzione Penale Esterna, Teatri, Enti Locali) e giunge nel momento molto importante della ripresa delle attività dopo il Lockdown con in cantiere due iniziative significative: il XXI Convegno internazionale che si terrà a Urbania il 29-30-31 ottobre 2020 con il titolo Dialoghi tra pedagogia, teatro e carcere (a breve il programma sul sito  https://www.teatridellediversita.it/) e la Settima Rassegna nazionale itinerante Destini Incrociati in collaborazione con l’Università di Roma Tre e l’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro nella seconda metà di novembre 2020 (data da definire) con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

Il commento di Vito Minoia, cartocetano e presidente del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere: “Sono grato e onorato di ricevere questo importante riconoscimento a favore di tutti gli operatori che con impegno e dedizione promuovono il teatro in carcere in Italia e a livello internazionale.

Nella condizione di privazione della libertà personale, tale esperienza, etica ed estetica allo stesso tempo, può stimolare coscienza e azione in una prospettiva di superamento della marginalità e dell’esclusione, lasciandoci sperare nelle potenzialità dell’arte e della cultura come strumenti di prevenzione e formazione per una società inclusiva”.

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