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Una nuova Pasqua vissuta al tempo del Covid

Le limitazioni imposte dalla pandemia possono indurci positivamente a rileggere gesti e tradizioni che avevamo dati per scontati

giotto resurrezione cappella degli scrovegniSAN COSTANZO – Compressi, limitati, imbavagliati e confusi ma anche desiderosi di cambiamento, di relazione, di passare dalla morte alla vita.

Sono questi i sentimenti che molte famiglie provano in questi giorni di preparazione alla Pasqua, un tempo particolare che ci fa rivivere quel mistero della morte e al contempo la speranza di una vita nuova. Abbiamo chiesto ad alcune famiglie di raccontarci come vivranno questo giorno tanto atteso.

“Lo scorso anno siamo riusciti a prepararci un po’ di più alla Pasqua nonostante il lockdown, – ci racconta Ilaria, moglie e madre di due bimbi –  quest’anno i figli ci aiutano molto… abbiamo preparato il presepe pasquale per la settimana santa e qualche segno.

Come vivremo la Pasqua non lo so, spero di poter trasmettere agli altri la gioia del Signore risorto anche nei momenti difficili. In questo tempo, ancora di più dovremmo essere capaci di testimoniare la gioia… concretamente penso che mangeremo con i nonni se sarà permesso”.

“ Il programma per Pasqua? Ovviamente prevede lo stare a casa, in famiglia visto che purtroppo le restrizioni ci vincolano negli spostamenti! Lo stato d’animo inizia ad essere un po’ frustrato per via della piena libertà che da un anno a questa parte ci è stata tolta, – ci raccontano Gessica e Mauro giovane coppia con due figli –  però ovviamente soprattutto in questo periodo si guarda sempre a chi vive situazioni peggiori e quindi ci si consola rapidamente nel poter avere almeno i propri affetti, famiglia e amici comunque vicino e vedere che stanno tutti bene.

Altra consolazione è che quest’anno si possono vivere le celebrazioni liturgiche “in presenza” rispetto allo scorso anno che non si poteva e questa cosa ci dona un po’ di serenità nel cuore.”

“Per noi sarà una Pasqua triste, lo stato d animo? Tristezza assoluta…ognuno a casa sua chiusi in quarantena – racconta invece Egiziana, mamma e nonna.

“Io come tutti gli anni – ci dice Giorgio – sarò con Don Guido alla messa in carcere, lo stato d’animo con cui vivo la Pasqua è più che mai quello della precarietà (precario colui che ottiene pregando) che è paradossalmente la porta della speranza cristiana.”

Vivere la Pasqua dunque va ben oltre l’aprire l’uovo di cioccolato o condividere una fetta di colomba, siamo richiamati a scoprire il senso della vita, della nostra vita, un tempo che ci è stato donato per poter trovare interiormente la nostra “divinità”, il Dio in noi che muore e risorge per noi, il nostro essere parte dell’infinito che non termina su questa terra, non termina con le limitazioni che stiamo vivendo da oltre un anno ma si proietta all’immensità.

Per i Cristiani questa è la festa più importante dell’anno, la festa della vita che da senso alla sofferenza e persino alla morte, la festa che non può essere compressa ma piuttosto che ci libera da ogni laccio. Auguri dunque di buona Pasqua a tutti.

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