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Tirocinanti lasciati a casa dal virus. “Occorre dare risposte a questi giovani”

Con il Coronavirus ci si è dimenticati dei tirocinanti “non curriculari”. Ragazzi lasciati a casa senza certezze e senza nessun compenso. L'appello di un tutor aziendale.

tirocinio formativoLUCREZIA – La legge prevede che le aziende possano attivare dei tirocini “non curriculari” cioè finalizzati ad agevolare le scelte dei giovani nella fase di transizione dalla scuola al lavoro mediante un periodo di formazione diretta in azienda.

Dal 7 marzo scorso, queste figure sono state avvisate con un mail di sospendere immediatamente la loro attività per le problematiche connesse al Coronavirus. E da allora, dalla Regione, non si è saputo più nulla.

La testimonianza e l’appello di un tutor aziendale affinché la situazione venga sbloccata.

“Sono Luca, 35 anni. Mi occupo da 12 anni di pianificazione, programmazione e spedizioni in una bellissima realtà locale. L’azienda dopo tanto tempo ha deciso di affiancarmi un tirocinante da formare. Dopo tanti colloqui ho scelto lui, Enrico perché è l’opposto in tutto da me.

Provenendo da un settore diverso, abbiamo optato per un percorso formativo per poi decidere, insieme, tra 6 mesi, come procedere.

Sapete quanti sono i tirocinanti nella regione Marche? Molti più di quelli che possiate pensare.

Questi ragazzi sono stati avvisati con una fredda mail venerdì 7 marzo nella quale si faceva loro presente che l’attività doveva essere immediatamente sospesa. Neanche il tempo di salutare i colleghi, dovevano scappare immediatamente a casa.

E’ comprensibile in quanto trapelavano già informazioni preoccupanti a livello sanitario.

Poiché si tratta di un’attività formativa e non lavorativa, non possono tornare al lavoro.

A nulla sono servite mail, telefonate per chiedere chiarimenti. Ad oggi, non c’è una data prevista per il loro rientro. Questo ovviamente nella regione Marche.

Sappiamo tutti qual è il rimborso spese che percepisce un ragazzo tirocinante. Per loro non sono previsti ammortizzatori sociali (in altre regioni invece si sono già organizzati diversamente).

Ma è mai possibile lasciare un ragazzo solo, con zero euro, con zero prospettive? Se abbiamo dato 600 euro anche a titolari ottantenni di Spa con fatturati milionari, credo sia inammissibile in questo momento, non prevedere aiuti per questi ragazzi.

Dobbiamo farli innamorare del lavoro invece stiamo facendo vedere loro il peggio, lasciandoli lì, aspettando una mail che non arriva.

Chi decide di percorrere il percorso del tirocinio, lo fa rinunciando a salari decenti per fare esperienza e per dimostrare all’azienda il suo valore. Sono ragazzi con personalità che non cercano raccomandazioni o spintarelle.

Sono ragazzi che si vogliono mettere in gioco, cercando di salire su un treno in corsa per guadagnarsi il proprio posto e, chissà, un giorno forse guidare quell’azienda in cui sono entrati.

Le imprese si convertono, investono sul web, c’è chi si struttura per l’e-commerce, chi meglio di un giovane può dare un’aria di freschezza, un po’ di innovazione, un po’ di sfrontatezza?

Non prendiamoci in giro: sono loro il nostro futuro! Allora non lasciamoli soli, senza soldi e senza una data certa. Sento tanti, politici in primis,che con slogan appariscenti dicono di voler puntare e investire sui giovani. Ma è davvero così?

In un momento come questo le aziende hanno bisogno di forze fresche, di idee nuove, di coraggio che solo un giovane può dare.

Se davvero crediamo che siano il futuro, facciamo fare loro esperienza in questo momento particolare per tutto il mondo, ma soprattutto per la nostra provincia.

In sicurezza ovviamente, ma facciamoci aiutare dai nostri ragazzi, non lasciamoli soli. Non è giusto e non conviene a nessuno!”

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