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Gli “avvisi bonari” dimenticati dal Governo

I pagamenti all'Agenzia dell'Entrate dovuti ai cosiddetti "avvisi bonari" non sono stati sospesi e le aziende sono ancora costrette a pagare. Nel frattempo si avvicina anche la scadenza di fine aprile.

agenzia delle entrate avviso bonarioPESARO – La lunga sosta dovuta al Coronavirus impone rapidità di azione perché una prolungata difficoltà economica da parte di aziende e famiglie rischia di aggravare ed allungare i tempi di una ripresa economica, già di per sé complicata.

Tra i provvedimenti che il Governo nazionale ha adottato con il primo decreto, denominato “Cura Italia”, c’è stata la sospensione dei pagamenti dovuti all’emissione di cartelle da parte di Equitalia.

C’è però un “buco” che ancora non è stato sanato e segnalato anche se segnalato da molte aziende. Si tratta del pagamento dei cosiddetti “avvisi bonari”.

Le difficili condizioni economiche dopo il 2008 hanno portato molte aziende a non riuscire, ad esempio, a versare l’IVA allo Stato, preferendo, in molti casi, di utilizzare quella liquidità per saldare i propri fornitori.

Negli anni successivi, molte imprese hanno quindi concordato con l’Agenzia delle Entrate un piano di pagamenti rateizzato, dopo aver ricevuto un primo avviso da parte dell’Agenzia stessa che tecnicamente si chiama “bonario”.

Altri invece hanno continuato a non pagare attendendo l’emissione successiva di una cartella di Equitalia per poi procedere con la rateizzazione del debito.

Quindi dove sta la beffa? Chi ha ricevuto una cartella di Equitalia si trova sospeso il pagamento mentre le aziende che hanno concordato un rientro con l’Agenzia delle Entrate, dimostrando tutte le buone intenzioni di “fare pace” con il Fisco, si trovano ancora a pagare.

Questo è accaduto per marzo e, se il Governo non correrà ai ripari, accadrà anche per fine aprile.
Ciò che non cambia però è la stessa difficoltà economica che tutte le aziende stanno incontrando ad avere liquidità in questo periodo. Una situazione che quindi andrebbe sanata quanto prima.

La CNA di Pesaro e Urbino, interpellata sulla questione, ci segnala che il Governo è a conoscenza di questa criticità e che, si spera, venga risolta nel “Decreto Aprile” di prossima emanazione oppure con la legge di conversione del “Cura Italia”.

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