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Fase 2 e tutela dei beni comuni, non è bastato nemmeno il Covid!

La regione Marche prevede di assegnare le spiagge libere ai concessionari. A livello nazionale si prospettano condoni di abusi edilizi. Mentre nulla si progetta per combattere il cambiamento climatico.

fase 2 fontana 13 cannelle ancona
La fontana delle 13 cannelle nel centro storico di Ancona

ANCONA – “Non sembra che questa seconda fase del COVID 19 stia ben consigliando gli amministratori pubblici che proseguono nell’ignorare quella che dovrebbe essere la via maestra: tutelare i l’interesse pubblico quali i beni comuni, l’ambiente, i beni culturali per tutelare la salute e le fasce più deboli della nostra società” scrive in una nota Italia Nostra, comitato Marche.

“Ci si riferisce al tentativo di introdurre nel nuovo decreto nazionale “per il rilancio un condono per gli abusi edilizi sul quale già Italia Nostra ha preso posizione contraria, poiché sarebbe l’ennesima dimostrazione che chi male si comporta la avrà sempre vinta perché sempre ci sarà la possibilità di godere di una sanatoria in cambio di pochi spicci!

Ed il paesaggio tutelato dall’art. 9 della Costituzione e le regole del vivere civile?

Poi non abbiamo nulla in contrario a ché i comuni concedano, magari gratuitamente, ai ristoratori e bar un aumento temporaneo delle superfici all’aperto per aiutarli economicamente ma ciò non può avvenire contro le bellezze artistiche dei nostri centri storici, superando i vincoli delle soprintendenze.

Ricordiamo che tali aree sono un patrimonio pubblico che hanno un valore artistico e culturale e che costituiscono anche un interesse economico per la loro attrattività turistica.

In Ancona, ad esempio, ci sarebbe la possibilità di ignorare la distanza di rispetto davanti alle “13 cannelle”, imposta dopo una battaglia giudiziaria vinta dal Ministero per i Beni Culturali perché il buon senso non albergava nella pubblica amministrazione.

L’interesse privato batterebbe l’interesse pubblico mentre la Costituzione afferma, all’articolo 41, che l’iniziativa privata è libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale.

La Regione Marche infine ha approvato linee guide per la fruizione delle spiagge dove prevede che quelle poche strisce di spiaggia libera oggi ancora esistenti, possano essere dai Comuni temporaneamente assegnate ai concessionari (privati) di spiagge.

E chi fino ad oggi è potuto andare, per motivi economici, solo nelle poche spiagge ancora libere dovrà rinunciare al mare?

Decisamente la direzione è proprio quella sbagliata – conclude Italiani Nostra – mentre nulla si progetta per l’abbandono del fossile, la lotta al cambiamento climatico, per una economia circolare, per lavori pubblici a contrasto del dissesto geologico, per la ricostruzione post terremoto e non per le solite inquinanti e spesso inutili grandi opere”.

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