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“Ecco, vi racconto il mio Coronavirus”

La testimonianza di Federica e la sua lotta contro il virus.

federica maggioliCOLLI AL METAURO  – Questa è la storia di Federica, una mamma di 46 anni residente a Calcinelli colpita dal Coronavirus. Grazie alle terapie è riuscita a superare le fasi più critiche. Nelle sue parole le sue sensazioni e i tanti sentimenti di quei giorni più difficili con una racomandazione finale: “State a casa!”

“Oggi mi va di raccontarvi una storia. Tutto ha inizio la sera di martedì 25 febbraio ed inizia con qualche linea di febbre.

Passano 11 giorni e la febbre non passa, non sento più sapori e odori, non riesco a mangiare e non riesco a respirare. Chiamo il 118 e nell’arco di poche ore mi ritrovo stesa su una barella al Pronto Soccorso di Urbino attaccata all’ossigeno in attesa del risultato del famoso tampone.

Passo due giorni e due notti su quella barella (quant’è scomoda) e lunedì a mezzogiorno vengono a prendermi per spostarmi in reparto. Chiedo dove mi portano e la risposta è stata “in isolamento signora, lei è positiva con una polmonite bilaterale”.

Mi si è bloccata ogni sorta di emozione, non ho provato niente, ho solo pensato che da adesso in poi sarei stata sola. In men che non si dica mi ritrovo su un’ambulanza diretta a Torrette reparto infettivi.

Qui inizia il film di fantascienza, mi mettono in una stanza chiusa dove medici e infermieri entrano vestiti come astronauti e dei quali non vedrò mai il viso, due volte al giorno.

Qui mi son sentita smarrita, veramente sola, impaurita e ancor più senza fiato. Ho messo un.punto a tutto quello che stava succedendo e ho ricominciato da capo. Niente paura e dovevo farcela con le mie forze, mi è stata data un’occasione per crescere e bisogna sfruttarla.

Inizio le terapie, antibiotici, antivirali (pesanti), anti qualsiasi cosa. Ma pian piano sto meglio e via si va in un altro reparto: COVID4. Non può entrare né uscire nessuno che non sia il personale di turno.

Dopo 10 giorni finalmente tolgo l’ossigeno e mi sento bene. Rifaccio il tampone, ancora positivo, ma sto bene. Il giorno dopo rx torace per vedere la polmonite a che punto è. Tutto ok si torna a casa ma in isolamento fino a nuovo tampone.

Ringrazio medici, infermieri e oss. Mi chiamano un ascensore (ovviamente solo per malati Covid) e da sola vado verso l’ambulanza che mi riporta a casa.

Cos’ho provato tutto questi giorni? Molte cose, da zero emozioni al pianto disperato, dalla paura all’euforia ma soprattutto tanta tristezza per le storie che ho incrociato.

Intere famiglie ricoverate, disabili completamente soli, persone terrorizzate, medici e infermieri sfiniti, allo stremo, “siamo in guerra” dicevano. Sono molto grata, sorpresa e commossa dall’affetto di tante persone che in questi giorni mi ha travolto.

Persone che si sono prese cura di me a distanza senza lasciarmi mai sola, altre che si son prese cura della mia famiglia, nutrendola e facendo spesa e tanto altro.

Questa esperienza mi ha resa ricca di un affetto che non credevo di avere, ha messo in ordine la mia scala di valori e mi ha confermato ancora una volta di avere una famiglia meravigliosa, un sostegno nel bene e nel male. Un numero da chiamare in qualsiasi momento e per qualsiasi cosa.

Un incoraggiamento continuo. Non hanno mai lasciato trasparire la paura, l’incertezza e il timore. Sempre un sorriso, sempre la sicurezza e la serenità. Quindi Forza e coraggio andrà tutto bene e mi raccomando state a casa!”

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