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Distribuzione alimentare, i lavoratori chiedono più tutele per la loro salute

Dichiarato lo stato di agitazione in tutta la regione. Chiudere i negozi la domenica. Inaccettabile che alcune aziende del settore abbiano richiesto la cassa integrazione.

distribuzione alimentare coronavirus
Barriere in plexiglass installate presso i supermercati

ANCONA – I lavoratori del settore alimentare di tutta la regione hanno dichiarato lo stato di agitazione.

La distribuzione alimentare è un settore essenziale per la popolazione e proprio per questo è necessario che vengono rispettate tutte le norme sanitarie a protezione dei lavoratori e dei cittadini.

Purtroppo, fanno notare i sindacati, si continuano a registrare carenze nelle misure messe in campo e carichi di lavoro insostenibili.

La mancanza di dispositivi di sicurezza, l’assenza di controllo e sorveglianza, lo stress di massacranti turni di lavoro mettono a grave rischio gli addetti del settore.

“Per tale ragione – scrivono i sindacati – chiediamo che le soluzioni, gli strumenti e gli interventi quali: dotazione dei dispositivi di protezione individuale a tutti i lavoratori; controllo rigido e contingentato dell’afflusso delle persone; rispetto rigoroso della distanza interpersonale; installazione di pannelli di plexiglass alle casse; sanificazione costante di ambienti e superfici; rimodulazione dell’organizzazione del lavoro con turni di lavoro più contenuti che prevedano il riposo la domenica”.

I negozi alimentari sono ad oggi i luoghi più frequentati e dove potrebbe circolare maggiormente il virus. Per questo i sindacati chiedono una regolamentazione degli orari di apertura su tutto il territorio nazionale e la chiusura domenicale.

L’apertura  per sei  giorni la settimana costituisce infatti un lasso temporale più che adeguato per garantire gli approvvigionamenti alimentari alle famiglie italiane. Valutiamo pertanto negativamente la decisione del Governo di mantenere l’apertura illimitata e subordinata alla libertà del singolo esercente. L’autoregolamentazione degli operatori del settore non solo ha creato disparità tra gli addetti che sono sottoposti a nastri orari diversi, ma ha creato anche difformità negli orari commerciali del medesimo comune generando confusione tra gli utenti”

Se il governo non dovesse intervenire i sindacati chiedono alla Regione Marche di farlo come hanno già fatto altre regioni italiane.

Alcune aziende alimentari, riferiscono inoltre  i sindacati, starebbero richiedendo la cassa integrazione. “Una richiesta che va condannata – scrivono – operata per un mero vantaggio economico da aziende che hanno visto aumentare i loro fatturati in queste settimane!”.

Ricorrere a questi strumenti, aggiungono, significa sottrarre risorse pubbliche ad altre aziende che invece hanno dovuto interrompere la loro attività.

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