Il Metauro
notizie dalla valle del Metauro

Il Giornale del Metauro

Dentro la città, come è triste Piazza Marcolini

Nel centro storico di Fano ci sono molti angoli affascinanti ma lasciati a se stessi

piazzale marcolini fanoFANO – Metti in mostra, in primo piano, il vecchio selciato sconnesso, le buche profonde, le foglie secche, le autovetture e i furgoni parcheggiati anche fuori dalle cosiddette righe bianche (il vicino Vanvitelli a cosa serve?), i muri cadenti d’una palazzina chiusa da molti anni. E anche sacchetti d’immondizia. Che qualcuno, incivile, butta lì. Chi abita da quelle parti ti fa notare che da decenni non si eseguono lavori di manutenzione.

SAN PATERNIANO

Eppure non sei in una zona periferica, emarginata, disabitata. Sei, invece, in una zona popolata, centrale – anzi centralissima – di Fano. Sei in una zona di stretti vicoli su cui si affacciano case ammucchiate l’una sull’altra che danno vita a composizioni bizzarre. Sei a pochissimi passi dalla storica Basilica di San Paterniano. E di altri edifici storici e nobili. Nonché negozi commerciali privati e uffici pubblici. Sei, esattamente, nella rettangolare Piazza Marcolini. Dove, ai lati, scorrono le vie Apolloni, Borgogelli, Malvezi. E, visto lo scenario, ti viene spontaneo parafrasare, in maniera provocatoria, una celebre canzone  eseguita dal franco – armeno Charles Aznavour:  “Com’è triste Piazza Marcolini (anziché Venezia: altra storia, altro scenario, s’intende)”.

ISOLAMENTO E SILENZI

Oggi, Piazza Marcolini è semplicemente desolante. Si cercano parole che nessuno dice perché di lì passa pochissima gente. E lo stato di isolamento si rivela in tutta la sua estensione. Ci sono dunque silenzi, penombre, squarci di luce, intimità: ti sembra di parlare, quando apri bocca, con te stesso.

LICEO APOLLONI

Ci sono luoghi dove una certa vita quotidiana rappresenta una speciale felicità per i suoi ritmi, per gli amici che la condividono, per il lavoro diventato complicità e allegria. Ecco, Piazza Marcolini era uno di questi luoghi. Perché c’era, sino allo scorso anno scolastico, il Liceo Artistico Adolfo Apolloni. Con sede, non a caso, proprio nel palazzo che fu dei Marcolini. E che nell’era Napoleonica ospitò la regina di Napoli, Carolina Bonaparte, e il vicerè Eugenio. Da lì, da quelle aule, da quei laboratori adibiti alle arti figurative e alla scenografia, sono usciti artisti e professionisti di ogni tipo e di ogni genere. Adesso l’hanno trasferito nel moderno e funzionale edificio del periferico rione di San Lazzaro. E quindi le centinaia di studenti hanno forzatamente mutato rotta. Per loro Piazza Marcolini è già un ricordo.

PASSATO E PRESENTE

Se si vuole, la genesi della Piazza Marcolini e del Liceo Artistico Apolloni è sospesa e legata tra un passato che non deve essere seppellito e un presente invero non del tutto chiaro e comprensibile. Da un lato c’è l’antica e nobile famiglia Marcolini di Fano, originaria di Gubbio (Perugia). Tra l’altro il conte Camillo Marcolini (Roma 1830 – Fano 1889) è stato deputato del Regno italiano. Dall’altro lato c’è lo scultore Adolfo Apolloni (Roma 1855 –  1923). Senatore del Regno d’Italia, dal 1900 al 1922 ha presieduto la Scuola applicata all’Industria di Fano. Scuola che, dopo la morte, è stata appunto dedicata ad Apolloni. Che, tra l’altro, aveva insegnato scultura e disegno negli Usa: esattamente a Boston e nel Rhode Island.

SENZA VITA

E’ inevitabile: nel corso degli anni, dei secoli in questo caso, si assiste a molteplici cambiamenti. Talvolta positivi. Ma, in questo caso, negativi. Il tempo s’è fermato. Piazza Marcolini è anonima, vuota, spenta, trascurata. In una parola, senza vita. Così i luoghi muoiono lentamente. E i cittadini smettono di ricordarli e frequentarli.  Perché la tristezza non deve essere confusa con la nostalgia.

altri articoli