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Cannabis terapeutica, Pergolesi: “La regione inizi a produrla in proprio”

In discussione in consiglio regionale una mozione che impegna la Giunta Regionale a chiedere l'autorizzazione per la produzione e la trasformazione nelle Marche.

romina_pergolesi_cinque_stelleANCONA – Mozione della consigliera regionale per impegnare la giunta Ceriscioli ad attivarsi presso il Governo e far autorizzare le Marche come ente attuatore del primo progetto sperimentale di produzione sul territorio.

La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Romina Pergolesi ha presentato una mozione, da mettere al voto, per impegnare l’amministrazione Ceriscioli «ad attivarsi presso il Ministro della Salute per far individuare la Regione come ente attuatore del primo progetto sperimentale di produzione in Italia». Se ne discuterà domani, 7 luglio, in Assemblea Legislativa.

«A due anni dall’approvazione delle legge n. 26 del 7 agosto 2017 – evidenzia la consigliera Pergolesi -, continuano a pervenire diverse segnalazioni sulla difficoltà di molti pazienti a reperire in maniera continuativa ed ottimale la quantità di prodotto per la terapia.

La normativa nazionale di riferimento parla chiaro a proposito:  qualora risulti necessaria la coltivazione di ulteriori quote di cannabis oltre quelle coltivate dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, possono essere individuati, con decreto del Ministro della Salute, uno o più enti o imprese da autorizzare alla coltivazione nonché alla trasformazione». Ecco, dunque, il senso della mozione.

I farmaci a base di cannabinoidi, puntualizza ancora la consigliera Pergolesi, «sono da anni impiegati nel trattamento dei sintomi di diverse patologie ed in particolare: sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale, dolore cronico, effetto anticinetosico ed antiemetico nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV, malattie degenerative quali la fibromialgia e sclerosi multipla, disturbi quali l’epilessia, alcune forme cancerogene e altre malattie invalidanti resistenti alle terapie convenzionali, anche in ambito veterinario».

L’obiettivo, insomma, è rendere le Marche un luogo di produzione certificato dallo Stato, così da non avere più difficoltà di reperimento della materia prima.

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