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Bonci sulla Fondazione Art. 32: “Gli ospedali devono essere pubblici”

"Se il privato vuole fornire servizi sanitari può farlo, ma nelle strutture proprie e con macchinari propri"

bonci sindaco fossombroneFOSSOMBRONE – Con un comunicato ufficiale il sindaco di Fossombrone Gabriele Bonci chiarisce la posizione dell’Amministrazione nei confronti della Fondazione Art. 32. La parole non lasciano dubbi: niente privato, di qualsiasi forma, all’interno delle strutture sanitarie pubbliche. Vengono così fugati tutti i dubbi circa la posizione della maggioranza emersi dopo l’incontro tra comuni e la cooperativa Art. 32 in cui era stato presentato il progetto complessivo della Fondazione.

“Come già annunciato – scrive Bonci – seppure con qualche giorno di ritardo, con questo comunicato intendo fare chiarezza una volta per tutte su quella che è la posizione della mia amministrazione in merito alla ormai famosa questione Fondazione Art. 32.

Come sapete, insieme ad altri sindaci, ho avuto un incontro in cui ci hanno illustrato l’attività della cooperativa Art.32 ed il progetto che è alla base della creazione della fondazione, un progetto rispettabilissimo e di ampio respiro, senza scopo di lucro, con l’obiettivo di fornire servizi in ambito sociale e sanitario.

A tal fine c’è un progetto di sperimentazione gestionale, ideato di intesa con la Regione Marche, che ha come oggetto l’erogazione di prestazioni di diagnostica per immagini all’interno dell’ospedale di comunità di Fossombrone, con lo scopo principale di ridurre le liste di attesa e la conseguente mobilità passiva.

Ho già espresso le mie rimostranze sui tempi e sui modi adottati e mi sembra superfluo ribadirli.

Chiarisco subito che non ho nulla in contrario alla attività svolta dal centro salute gestito dalla cooperativa, peraltro una realtà molto ben organizzata ed in forte espansione, con numerosi soci ed utenti di Fossombrone.

Voglio ribadire però, con senso di coerenza, quanto da me richiesto in più occasioni sul potenziamento dei servizi sanitari pubblici all’interno dell’ospedale di comunità di Fossombrone, richieste inviate al presidente della Regione ed ai vertici sanitari, alle conferenze di area vasta e per ultimo, ma solo in ordine di tempo, un documento, proposto dalla minoranza consiliare, emendato e poi votato in consiglio comunale all’unanimità lo scorso 28 luglio, di cui riporto il punto 3 relativo proprio alla diagnostica:

“Richiesta di potenziamento, attraverso il necessario incremento di personale sanitario pubblico, dell’utilizzo della diagnostica già esistente (TAC, risonanza magnetica ecc) al fine di ridurre le liste di attesa esistenti, affidando il servizio al soggetto pubblico”.

Tale documento è stato inviato a vari destinatari tra cui ovviamente l’Asur, la quale, in data 07/08/18 risponde testualmente: “In merito al punto 3, questa area vasta ha già previsto il potenziamento dell’utlizzo della diagnostica esistente e siamo in attesa di personale sia tecnico che medico”.

Quanto sopra detto è peraltro in linea con gli ultimi sviluppi del governo che, tramite  il Ministero  della Salute, ha inviato alle regioni una richiesta di ricognizione con i dati aggiornati sul personale sanitario e soprattutto sulla mancanza di professionisti.

È un primo passo importante, a mio avviso, per avere dati da cui partire per potenziare le professionalità in una Regione, la nostra, che nell’ultimo periodo ha utilizzato questo alibi, ovvero la mancanza di specialisti, per giustificare le aperture al privato.

Io e la mia Giunta rimaniamo convinti che i servizi ospedalieri debbano essere totalmente pubblici e questo principio è per noi imprescindibile, siamo dell’idea che, se il privato, di qualsiasi natura, volesse fornire servizi sanitari, sia libero di farlo ma nelle proprie strutture e con le proprie macchine, non in quelle pubbliche.

Le liste d’attesa indubbiamente rappresentano un problema serio ma siamo convinti che ci sia la possibilità di ridurle non solo aumentando le risorse umane ma anche utilizzando al meglio quelle che ci sono, mettendole soprattutto in condizione di poter operare al massimo delle loro potenzialità e non limitandole.

Ormai il meccanismo lo conosciamo bene e riguarda non solo la sanità: un servizio pubblico viene sistematicamente e scientificamente smantellato un po’ alla volta, fino a che la gente percepisce che quel servizio non funziona più, ed a quel punto l’unica soluzione che ci fanno apparire come inevitabile è quella di privatizzarlo.

Ed allora passa il messaggio che sia meglio privato che niente, poi che sia meglio una fondazione piuttosto che un privato vero e proprio e così via, fino a far sparire i servizi pubblici.

Questo non lo possiamo accettare, soprattutto in tema di sanità, per cui ogni tentativo di aprire le porte del nostro ospedale ad un soggetto diverso da quello pubblico, non potrà mai avere la nostra benedizione e tanto meno la nostra partecipazione”.

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