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Varotti (Confcommercio): “Ancora cemento e centri commerciali a Pesaro? Basta!”

La provocazione: "Vogliamo sapere cosa ne pensano i candidati a sindaco"

confcommercio varottiPESARO  “Leggo con amarezza e sorpresa sulla stampa che cordate di imprenditori e fondi di investimento realizzeranno pesanti interventi edificatori a Pesaro – afferma Amerigo Varotti, direttore Generale di Confcommercio Pesaro e Urbino che aggiunge – a Villa Ceccolini 300 alloggi, in zona Porto 64 appartamenti. Ovviamente più negozi (in zona Porto) e un “grosso centro commerciale” a Villa Ceccolini.

Dovremmo ridurre il consumo del suolo, ridurre la cementificazione, realizzare consistenti progetti di recupero e ristrutturazione dell’edificato ed invece continuiamo a bruciare territorio, a cementificare.

E’ sorprendente come nei giorni scorsi politici e opinionisti abbiano sostenuto la protesta della giovane Greta Thunberg e lo sciopero mondiale per il futuro al quale hanno partecipato migliaia di studenti in tutto il mondo lo scorso 15 marzo e poi si accetti passivamente un ulteriore scempio del territorio. Con le conseguenze nefaste che ciò comporta per la qualità della vita e la sostenibilità ambientale.

E’ poi  drammaticamente inaccettabile che a Villa Ceccolini si pensi di realizzare “un grosso centro commerciale”. La strada unica per ammazzare e distruggere tante botteghe commerciali e artigiane nei quartieri cittadini e nel centro storico, ridurre gli occupati, impoverire la città di Pesaro e le città vicine; desertificare il centro storico e svuotare borghi collinari e frazioni è proprio quella di costruire un “grosso centro commerciale”.

Un ennesimo centro commerciale di cui a Pesaro  e in Provincia non si sente proprio la necessità. Una scelta urbanistica e d economica da combattere e contrastare con tutte le forze.

Ed ora, in campagna elettorale – conclude Varotti – vogliamo sapere cosa ne pensano i vari candidati: se non si vuole la trasformazione della città in un vuoto contenitore e la morte del commercio bisogna sconfiggere vecchie speculazioni edilizie frutto di un  “debole” e vecchio pensiero economico”.

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