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Stadio terminale, il caso Mancini

stadio mancini fanoFANO – I nodi a lungo andare vengono sempre al pettine. Ma chi li conosce da tempo è l’ultimo a stupirsi. Anzi, si meraviglia solo dello stupore altrui. Di chi sapeva e ha fatto finta di niente. Come pure di quanti per preciso dovere istituzionale dovevano intervenire e se ne sono rimasti con le mani in mano.

Ora che il bubbone è scoppiato, eccoli tutti a strapparsi i capelli  e lacerarsi le vesti, nel mentre si rincorrono accuse nemmeno velate e repliche stizzite a destra e a manca. Ipocrisia allo stato puro, per non dire di peggio.

I fatti. La gradinata del glorioso ‘Mancini’ è stata dichiarata inagibile in seguito al sopralluogo compiuto dai vigili del fuoco: le infiltrazioni d’acqua avrebbero pregiudicato la stabilità della struttura, vecchia ormai di quasi un quarantennio. Colpisce la circostanza che il non trascurabile rilievo sia emerso solo a Settembre inoltrato, a pochi giorni dall’inizio del campionato, che peraltro avrebbe dovuto essere cominciato da tempo, ove non fosse stato per lo stucchevole balletto dei potenziali ripescaggi nella serie cadetta.

Ma non c’era bisogno di attendere il verdetto ufficiale degli organi di controllo per rendersi conto che il settore era effettivamente in una condizione di avanzato degrado. Chi frequenta usualmente lo stadio aveva notato già in passato che il cemento si sbriciolava e la fruizione degli spalti aveva i giorni contati. Bisognava intervenire già da anni, senza aspettare di cadere dalle nuvole a frittata ormai compiuta. E qui casca davvero l’asino. In tutti i sensi.

L’impianto è di proprietà comunale e diteci voi quando e come l’amministrazione (quale che fosse il suo colore politico) ha mosso un dito per apportare migliorie e aggiornamenti, opportuni se non necessari e vitali. Non dimentichiamo, a titolo di esempio, che all’indomani della promozione in C è stato patron Gabellini ad anticipare i soldi utili alla messa a norma, senza attendere le lungaggini burocratiche che sarebbero all’epoca risultate fatali per l’iscrizione.

Ora ci risiamo e stavolta crediamo che il nostro possa fare ben poco per risolvere l’inghippo, se non arrabbiarsi di brutto e battere i pugni sul tavolo. La ragione è totalmente dalla sua, non ci piove. Tocca ora a chi sa solo fare sterili dichiarazioni di circostanza muoversi in fretta. Dubitiamo tuttavia che chi negli anni non è riuscito a reperire un campo di allenamento decente e neppure a tinteggiare la facciata dello stadio (cosa ci voleva se non la volontà di farlo?) riesca a compiere un mezzo miracolo in un così breve lasso di tempo. Felici di essere smentiti.

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