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Sdegno per i lavori che stanno devastando il comprensorio del Catria

Baldelli (FdI): "Un affare da 8 milioni di Euro (di soldi pubblici) per pochi intimi, altro che posti di lavoro e rilancio dell’economia!"

antonio-baldelli-pesaro-infiltrazioni-mafiosePESARO – La notizia è l’esposto presentato da dieci associazioni ambientaliste alla Procura di Urbino per i lavori che stanno interessando il comprensorio sciistico del Monte Catria e del Monte Acuto.

L’immagine dei boschi abbattuti per far posto ad impianti di risalita e a piste da sci sta facendo, da mesi, il giro dei social. L’indignazione pubblica dei cittadini è quindi sfociata nella richiesta alla magistratura di fare chiarezza su tutta l’operazione che vede come capofila il comune di Frontone.

Tra i commenti apparsi nelle ultime ore anche quello di Antonio Baldelli (FdI) che afferma: “Improbabili piste da sci sotto i 1700 metri sul livello del mare a 30 km dall’Adriatico, e soprattutto senza neve, insomma un affare da 8 milioni di Euro (di soldi pubblici) per pochi intimi, altro che posti di lavoro e rilancio dell’economia!

Faggete secolari e boschi abbattuti, sbancamenti e modificazioni del profilo della montagna, deviazione della naturale regimazione delle acque. Insomma – aggiunge Baldelli – uno scempio nell’assoluto silenzio, anche di chi sarebbe dovuto intervenire. Ma intanto qualcuno ha già intascato e intascherà 8 milioni di euro di finanziamento pubblico gestito da privati.

Poi finirà come è sempre finita: manutenzioni impossibili e le società private che hanno gestito i finanziamenti pubblici si scioglieranno come neve al sole (mai esempio fu più azzeccato) oppure verranno messe in liquidazione o fallimento (come accaduto anche nel recente passato).

E gli 8 milioni di euro saranno serviti a pochi intimi, invece di aiutare e sostenere l’economia locale con interventi utili e concreti che avrebbero potuto portare reale sviluppo.

Anche perché – aggiunge Baldelli – sul Catria le nuove piste da sci serviranno per sciare forse 10 giorni ogni 2/3 anni.

Ed infatti è stata chiesta anche l’autorizzazione per devastare ulteriormente la montagna e per realizzare un invaso d’acqua artificiale (in cima alla montagna!) per alimentare impianti per la produzione di neve artificiale.

Ossia, prodotti chimici (con cui si fabbrica la neve artificiale) che andranno ad inquinare anche le fonti che alimentano i nostri acquedotti.

Insomma – conclude Baldelli – le nostre montagne come i nostri ospedali: tagliati e depredati nel silenzio e con la complicità degli stessi amici dello stesso partito!

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