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Scittori in esilio. A Urbino si legge Max Aub

Max Aub lettura alta voce casa poesia urbinoURBINO – Venerdì 27 ottobre alle 17.00, nella Casa della Poesia in Via Valerio, il ciclo di “Letture ad alta voce” dedicato ai temi dell’esilio e della migrazione nel Novecento e curato dalla Fondazione Bo in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Urbino, propone la lettura del capitolo del libro “Gennaio senza nome” di Max Aub.

La lettura del testo è a cura del Centro Universitario Teatrale Cesare Questa.

Max Aub (1903-1972)

Nacque da padre tedesco e madre francese. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1914, si stabilì con la famiglia a Valencia (Spagna), acquisendo la cittadinanza iberica.

Nel 1927 si laureò in letteratura europea, mentre tra il 1935 e il 1936 diresse il teatro universitario “El búho” (Il gufo) segnalandosi tra i giovani scrittori vicini alla “Revista de Occidente” di José Ortega y Gasset. Durante la guerra civile spagnola collaborò con André Malraux alla sceneggiatura del film Sierra de Teruel, che poi venne distribuito clandestinamente nel 1938. Schieratosi con i repubblicani (Aub apparteneva al Partito Socialista Operaio Spagnolo), per non farsi catturare dai seguaci di Francisco Franco andò in esilio dapprima in Francia, mentre nel 1942 si trasferì definitivamente in Messico, dove pubblicò la parte più significativa della sua opera letteraria.

Le sue opere giovanili furono caratterizzate da un gusto estetizzante e avanguardista in linea con la sua personalità bizzarra e ribelle, mentre nelle opere della maturità si denota un grande realismo condito dal forte impegno nell’ambito socio-politico dello stesso autore.

Alla fine degli anni Sessanta fece un breve soggiorno in Spagna. L’esperienza lo intristì perché gli diede la consapevolezza di essere completamente sconosciuto in patria: manifestò la sua amarezza nell’opera autobiografica La gallina ciega, diario español (1971). La sua narrativa comprende i romanzi a sfondo autobiografico del ciclo Il labirinto magico (1946-1968), numerose raccolte di racconti e la biografia immaginaria di un pittore inesistente contemporaneo di Pablo Picasso, Jusep Torres Campalans (1958).

Scrisse anche poesie, numerosi testi per il teatro e un’elegia drammatica dedicata al comandante Ernesto Che Guevara, El cerco (1968), nella quale il medico argentino viene raffigurato come un eroe romantico e generoso che si trova in un contesto indegno di lui.

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