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Sanità ai privati, la Regione va avanti. Le riflessioni di un amministratore che dice “no”

Il presidente Ceriscioli sarebbe intenzionato a portare avanti la proposta di gestione della sanità regionale da parte di soggetti privati

protesta regione legge 145 sanita pubblica privataANCONA – Mentre in Regione viene approvata la Proposta di Legge 145 da parte della Commissione sanità, dai territori si levano le proteste contro quello che viene considerato un ulteriore passo verso la privatizzazione della sanità pubblica regionale.
Una di queste voci è quella di Toni Matteacci, assessore ai servizi sociali del Comune di Cantiano che descrive “il deserto” creato dai governi di Centrosinistra in questi anni che hanno svuotato completamente i territori.

“Se non basta ancora l’impressionante elenco di comuni persi negli ultimi anni (da Urbino a Cagli, da Pergola a Fossombrone, Mondolfo, San Lorenzo, S. Ippolito per citarne alcuni, ma la lista è molto più lunga ), se non bastano ancora i segnali forti che anche le recenti elezioni politiche hanno lanciato (ma forse più che di segnali si tratta ormai di vere e proprie sentenze, consolidate e diffuse ), se non bastano ancora le proteste della maggioranza degli amministratori ed il malcontento e la rabbia di intere popolazioni, inascoltate e non di rado prese in giro e vittime di improbabili narrazioni e furberie; se non si capisce ancora la percezione ormai diffusa di non essere mai ascoltati e di essere abbandonati di popolazioni che guardano con sgomento al disfarsi di un mondo: ospedali chiusi con arroganza, il terrore di un’emergenza non più garantita, la sanità come diritto traballante quando non negato, le strade abbandonate e come bombardate da lunghe stagioni di incurie e mala gestione prima ancora che dalle stagioni delle piogge e delle buriane, uffici e servizi che uno a uno lentamente muoiono in una inarrestabile agonia di spoliazioni, attività commerciali che resistono senza illusioni; in un contesto di colpevole inadeguatezza di una classe politica regionale – e spesso locale – sorda, arrogante cui non manca il coraggio di chiuderli davvero gli ospedali, abbandonarle davvero le strade, e di chiuderle se franano quando piove troppo e, naturalmente, e parrebbe uno scherzo di cattivo gusto, di aprire i pozzi quando non piove abbastanza.

toni mattiacci
Toni Matteacci durante una manifestazione di protesta ad Urbino in difesa dell’ospedale di Cagli

Il disfarsi di un mondo che intere generazioni, pezzo a pezzo, avevano saputo costruire con le fatiche del lavoro e dell’emigrazione, delle lotte e della volontà: portando luce e acqua dove non c’era, costruendo strade e custodendole gelosamente, costruendo ospedali e scuole.

Se non bastano ancora le mille voci che chiedono di fermarsi, di ascoltare, di non considerare tutto strumentalmente ineluttabile ed inarrestabile: è ancora possibile un nuovo progetto complessivo di salute, frutto delle tante proposte e sintesi dei contributi di amministratori e tecnici, moderno tecnologico razionale ed efficiente, imperniato sulle figure dei medici, degli operatori: e soprattutto pubblico. A fronte di una legge regionale, la 145, che non solo prevede progetti di gestione sperimentali aperti ai privati per 6 anni e prorogabili, ma addirittura la possibilità per il privato promotore di prelazione e di utilizzare quegli stessi beni mobili e immobili pubblici.

E’ ancora possibile ascoltare e confrontarsi, cercare di capire ed avere rispetto: è ancora possibile prendere decisioni condivise che abbiano al centro le esigenze dei territori e del cittadino.

toni matteacci fosso sejore
Toni Matteacci durante la manifestazione contro la realizzazione dell’ospedale unico a Fosso Sejore

Ma non andrà così, la sensazione è che tutto sia già deciso in un contesto dove inquietanti opacità si alternano alla sensazione di un’ottusa vocazione al farsi del male, dove l’arroganza fa spesso il paio con l’incapacità; dove testardaggine e presunzione si tengono stretti.

In fondo perché sorprendersi ancora: queste vicende attraversano i luoghi desolati dove imperversano gli algoritmi, le promesse al privato, i raid notturni, gli scaricabarili e le decisioni natalizie nelle chiuse stanze; dove per mesi e anni si parla di sanità e si dimentica che il Piano Sanitario regionale è scaduto da 4 anni; dove si parla di acqua e risorse idriche e si dimentica che da anni da qualche parte giace un Piano regolatore regionale degli acquedotti.
Dove si parla, spesso non senza sprovvedutezza e strumentalità di aree interne e piccoli comuni, e intanto ciò che rimane viene spinto allo spopolamento e all’abbandono. In una sfiducia generale, diffusa.

E resistere pensando alla difesa dei beni comuni, al territorio, alle risorse ambientali e ai servizi, al lavoro e perché no alla bellezza, diventa sempre più difficile e complicato.

Se non basta ancora tutto questo. Aspettando le prossime elezioni amministrative e regionali, questione di mesi, dall’esito scontato e già deciso”.

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