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RisorgiMarche, lo sfogo dei terremotati: “Se volevate aiutarci venivate a protestare con noi altro che concerti gratuiti!”

Migliaia di persone arrivano nei magnifici luoghi del terremoto per i concerti di RisorgiMarche, ma i terremotati si sentono abbandonati.

risorgi_marche_concerto_arisaContinuano ad arrivare notizie contrastanti dalle zone colpite dal terremoto del 2016.

Da un lato c’è il governatore della regione Ceriscioli che partecipa ai concerti di RisorgiMarche, l’iniziativa ideata da Nerì Marcorè per la rinascita delle zone terremotate ed annuncia che sarà presente alla rinata “Festa Bella” di Spelonga nel comune di Arquata del Tronto ed ha dichiarato: “Musica e concerti sicuramente non bastano per ripartire. Ma senza questi momenti di sguardo sulla bellezza del territorio, rischieremmo di perdere di vista la meta che dobbiamo conseguire, quella per la quale stiamo lavorando: la rinascita di queste comunità. RisorgiMarche ce lo ricorda ogni volta, ci infonde coraggio e svolge una funzione di stimolo enorme”.

Dall’altro lato però c’è forte la sensazione che iniziative come RisorgiMarche nella loro bontà di intenti non bastino più, soprattutto a tre anni dal sisma con una ricostruzione che ancora non è partita e la situazione pesante che le persone di quei territori stanno vivendo.

E forse in questo contesto trovano riscontro reazioni arrabbiate, generate dal senso di sconforto e disperazione apparte sul gruppo Facebook “La terra trema noi no”: “Se veramente volevate aiutare noi terremotati sareste scesi in piazza con noi, altro che andare a concerti gratuiti fingendo di farlo per aiutarci mentre in realtà siete solo degli accattoni che approfittano del terremoto per godersi gratuitamente concerti, magari portandovi pure il panino da casa.
A tutti piacciono i concerti soprattutto se fatti in luoghi meravigliosi quali i nostri Monti Sibillini, godeteveli pure ma almeno risparmiateci quella ipocrita commedia di dire che lo fate per noi. Noi vogliamo la ricostruzione delle nostre case, non i concerti!“

Vengono inoltre fortemente criticate le modalità della ricostruzione ancora molto lenta. Sul Gruppo Facebook “La voce dei terremotati” leggiamo: “C’è stato un terremoto che ha distrutto decine di migliaia di abitazioni. Fatto morti e feriti, il peggior disastro che ha colpito l’Italia negli ultimi anni. La ricostruzione dovrebbe essere la priorità delle priorità.

30 mila residenti hanno dovuto lasciare la propria casa. Gli anziani muoiono: è raddoppiata la mortalità, i suicidi non si contano più e nessuno ne parla. Soltanto una piccolissima parte di loro è rientrata a casa. Gran parte dei pochi cantieri aperti, riguardano case e strutture che nulla hanno a che vedere con le abitazioni dei terremotati veri del cratere.

L’assurda legislazione messa in piedi dai precedenti governi e lasciata tale e quale, dall’attuale, ha di fatto agevolato furbetti. Ovunque si vedono cantieri per la ricostruzione di catapecchie che prima del sisma erano già fatiscenti.

La cosa più assurda sono i progetti di ricostruzione privata, provenienti da fuori cratere perfino da centinaia di km distanti. Sono oltre il 38%. Ma nessuno ne parla. Per paura di mettersi contro il sistema forse? Perché sperano che ‘il mio progetto andrà in porto, ho un amico che..’”

Nel commento c’è spazio anche per un’autocritica sull’atteggiamento delle popolazioni terremotate: “Si buttano soldi per opere pubbliche e iniziative che nulla hanno a che vedere con la ricostruzione. Eppure ci siamo fatti anestetizzare, siamo divisi e soli. Perfino i pochi che hanno tentato di protestare, sono stati isolati e invisi dagli stessi terremotati (meglio non farsi dei nemici). Loro hanno vinto, il nostro territorio e l’Italia ha perso!”

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