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Montecopiolo e Sassofeltrio in Romagna, Comitati: “Acquaroli come il PD!”

I comitati che chiedono il passaggio dei due comuni in Romagna chiedono di sapere se si tratta di una iniziativa personale del Presidente o di tutta la maggioranza.

sassofeltrio_montecopioloMONTECOPIOLO / SASSOFELTRIO – Non tarda ad arrivare la risposta dei comitati dei cittadini che chiedono di passare in Emilia Romagna dopo la nota del presidente della Regione Marche Acquaroli il quale ha chiesto al Senato di interrompere l’iter di discussione della proposta, già approvata dalla Camera.

Acquaroli parla della volontà di voler verificare se sussistano ancora le condizioni sui territorio per il passaggio dei due comuni dalla provincia di Pesaro e Urbino in quella di Rimini.

I “Comitati Montecopiolo e Sassofeltrio in Emilia Romagna” trovano l’iniziativa del Presidente delle Marche, Francesco Acquaroli, di richiesta di sospensione dell’iter parlamentare per il distacco dei nostri Comuni sbagliata, provocatoria nel modo e nella parabola politica.

“La troviamo uguale a quella del PD uscito sconfitto alle elezioni regionali.

Uguale anche nella prassi politica a quella dall’ex presidente Ceriscioli, il quale oltre a praticare l’ostruzionismo non aveva fatto altro che scrivere lettere, come all’ex Presidente della Camera Boldrini in prossimità della votazione, per interrompere l’iter del referendum di Montecopiolo e Sassofeltrio e ritardando così di diversi anni la discussione del disegno di legge.

Oggi il neo presidente Acquaroli è facilitato nel compito perché ha dovuto solo copiare.

Quest’iniziativa intrapresa per interrompere nuovamente il provvedimento a due giorni e dal voto al Senato, non può che offendere la coscienza democratica di ciascuno, perché è l’ennesimo tentativo di negare il pieno esercizio dei diritti costituzionali alle nostre comunità che da 14 anni attendono una risposta dalle istituzioni.

Appare evidente il contrasto tra la posizione del Presidente della Regione Marche e il dettame costituzionale dove è stabilito che “…la sovranità appartiene al popolo” e dove è riconosciuto al popolo il diritto di compiere le scelte politiche che riguardano la comunità.

E ancora quando non si vuole riconoscere il valore del nostro referendum che è stato condotto in base all’art. 132 della Costituzione e con un risultato di favorevoli al passaggio di regione superiore all’84% dei votanti.

Questi sono i dati dai quali partire. Il resto sono imbrogli e deviazioni politiche.

Inutile dire che le responsabilità del ritardo sono della vecchia Amministrazione regionale comandata dal Pd pesarese e che oggi purtroppo Acquaroli sembra aver sposato, secondo la formula dell’ostruzionismo come alternativa al voto.

Per quanto riguarda la richiesta avanzata da Acquaroli d’interruzione dell’iter legislativo, non ci resta che ricordargli che questo non è possibile, perché il percorso dei referendum è costituito di due fasi ben distinte, la prima consultiva e la seconda parlamentare, dove terminata la fase consultiva il Parlamento e il Senato hanno l’obbligo di pronunciarsi.

In ordine ai ricordi, vogliamo ricordare al presidente Acquaroli che il 13 marzo 2019 alla Camera ha votato SI” per il nostro passaggio alla Regione Emilia Romagna.

Chiediamo alle forze politiche dell’Assemblea della Regione Marche e soprattutto a quelle di maggioranza, di conoscere se l’iniziativa del presidente è un’iniziativa condivisa oppure personale.

Invitiamo tutte le forze politiche ai vari livelli di responsabilità, a rispettare la nostra scelta referendaria perché non accetteremo mai restaurazioni per continuare a vivere da emarginati e da mezzadri della politica”.

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