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Le proposte del Comitato Pro Ospedali Pubblici: “Riaprire subito i 13 ospedali chiusi!”

La proposta di Beatrice Marinelli, dirigente tecnico del Comitato Pro Ospedali Pubblici Marche, per fronteggiare l'emergenza Coronavirus nella sanità marchigiana

beatrice marinelli comitato pro ospedali pubblici marche
Beatrice Marinelli, comitato pro ospedali pubblici Marche

ANCONA – “Riaprire i 13 ospedali chiusi con la dgr 735 (Sassocorvaro, Fossombrone, Cagli, Sassoferrato, Chiaravalle, Cingoli, Loreto, Treia, Recanati, Matelica, Tolentino, Sant’Elpidio a Mare, Montegiorgio) dotandoli dei posti letto per acuti e lungodegenza precedentemente soppressi, commisurati al relativo bacino d’utenza e gestiti in coordinamento con l’ospedale maggiore di riferimento”.

E’ questa la prima proposta operativa che arriva dal Comitato regionale che aggiunge altre condiderazioni: “Ripristinare reparti e posti letto adeguati al bacino d’utenza anche negli ospedali che pur non essendo stati chiusi e del tutto smantellati, sono stati fortemente depotenziati (Pergola in AV1, Fabriano ed Osimo in AV2, San Severino Marche in AV3, Amandola in AV4)”.

Ed ancora “Impiegare i 13 ospedali riaperti e gli altri nosocomi ripristinati per accogliere i casi di media e bassa complessità non legati al corona virus che necessitano di ospedalizzazione ma che in questo momento, causa emergenza, non vengono più ospedalizzati e sono trattati a casa o a volte non sono trattati affatto”

“Solo laddove esista la possibilità di creare aree di reparto in isolamento e relativi percorsi protetti, prevedere negli ospedali indicati precedentemente posti letto anche per accogliere i casi positivi da coronavirus di intensità medio-bassa, dal momento che molte di queste strutture ospedaliere al momento caratterizzate da ampi spazi vuoti e sottoutilizzati, sono ancora dotate, proprio per essere state ospedali pienamente in funzione fino a pochi anni fa, di strumentazioni e/o predisposizioni strumentali idonee al trattamento di casi di covid-19 di bassa gravità, quali in primis la presenza di un apparato di ossigenazione e di terminali di arrivo dell’ossigeno nelle varie stanze e sale.

Prevedere in ciascuno degli ospedali di primo livello (Pesaro, Urbino e Fano per la provincia di Pesaro-Urbino; Senigallia, Jesi, Ancona-Inrca per l’AV2; Macerata, Civitanova Marche e Camerino per l’AV3; Fermo per l’AV4; Ascoli Piceno e San Benedetto per l’AV5), una unità operativa complessa specifica per i degenti affetti da coronavirus di medio-alta complessità, con terapia intensiva ed in coordinamento con la rianimazione, aventi le caratteristiche di isolamento e percorsi protetti come richiesto dai protocolli, provvista di numero di posti letto, terminali di ossigenazione, apparecchi di ventilazione ed altra necessaria strumentazione in numero e volumi proporzionali al bacino d’utenza.

Ciò sarebbe reso possibile dalla decongestione di cui beneficerebbero gli ospedali di primo livello con l’applicazione delle misure indicate nei precedenti punti.

Aumentare la capacità ricettiva delle tre unità operative di malattie infettive che sono attualmente presenti sul territorio regionale, ossia il reparto di Pesaro, quello presso l’Umberto I di Ancona e quello di Fermo, i quali in via cautelativa dovrebbero essere rapidamente potenziati e maggiormente dimensionati in posti letto e strumentazioni, in modo da poter soddisfare all’occorrenza i casi provenienti anche dalle due aree vaste che ne sono sguarnite: AV3 (provincia di Macerata) ed AV5 (provincia di Ascoli Piceno). Tale sovradimensionamento presuppone ed è reso attuabile dall’implementazione delle misure sopra indicate.

Riservare all’ospedale regionale di Ancona i soli casi di estrema gravità di covid-19, se necessario aumentando i posti letti dedicati, a fronte della decongestione che si otterrebbe su tutta la rete ospedaliera regionale mediante l’adozione delle misure di cui ai nostri precedenti punti”.

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