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“Ogni vita va tutelata. Il cordoglio per Abderrahim Fakir e Monica Esposito”

L'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia esprime il proprio cordoglio per la morte di Abderrahim Fkir a Bologna e Monica Esposito a Modena

yassine baradai
Yassine Baradai

ROMA – L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII) esprime profondo cordoglio per la morte di Abderrahim Fakir, avvenuta a Bologna durante un intervento delle forze dell’ordine, e per la scomparsa di Monica Esposito, deceduta a seguito delle gravissime ferite riportate nell’investimento di Modena.

Sin dalle prime ore, l’UCOII ha seguito con attenzione e partecipazione entrambe le vicende, mantenendo uno stretto contatto con le comunità locali, condividendone il dolore e raccogliendone le profonde preoccupazioni.

Ci stringiamo alle loro famiglie e ai loro cari. Per Abderrahim e Monica eleviamo una preghiera, affinché Dio dia conforto, forza e pace a chi oggi porta un dolore così grande.

Ogni vita umana è sacra e inviolabile. Le vicende di questi giorni ci ricordano che parole e azioni hanno conseguenze: possono proteggere o ferire, costruire legami o alimentare paure e disumanizzazione. Per questo a tutti sono richieste responsabilità, misura e rispetto della dignità di ogni persona.

Nel pieno rispetto delle indagini e dell’accertamento rigoroso di ogni responsabilità, chiediamo verità e giustizia. Chiediamo però anche sobrietà: nessun lutto deve diventare uno strumento di divisione, rancore o contrapposizione.

Il Presidente dell’UCOII, Yassine Baradai (foto), dichiara: « Davanti alla morte non ci è lecito voltare lo sguardo, né scegliere quale dolore meriti più rispetto. La vita di Abderrahim Fakir e quella di Monica Esposito ci chiedono la stessa cosa: umanità, verità e rispetto per le loro famiglie.

L’Italia che vogliamo è un Paese nel quale nessuna persona sia disumanizzata, nessun lutto sia strumentalizzato e nessuna vita sia considerata meno degna di essere difesa. »

L’UCOII rinnova il proprio impegno contro ogni estremismo nel linguaggio, nella dialettica e nelle azioni. Nessuna morte può essere relegata ai margini della coscienza collettiva: il Paese si riconosca nel dovere comune di custodire la vita, sempre.

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