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Il culto di san Paterniano nelle Marche

In tante località è venerato il vescovo fanese

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Altare della chiesa di San Paterniano ad Urbania

FANO – 10 luglio. In occasione dell festività di San Paterniano, patrono della città di Fano e della Diocesi pubblichiamo il testo di Silvano Bracci apparso nel numero 218 del Giornale del Metauro.

Da qualche anno presentiamo brevi saggi relativi al santo patrono di Fano e alla devozione a lui tributata lungo i secoli in diverse località: lo scorso anno abbiamo mostrato come si sia diffusa in Romagna e a Venezia ad opera dei monaci ravennati, oggi vogliamo elencare le località marchigiane dove era o è tuttora venerato. A Urbania lungo la strada provinciale 21 denominata “strada san Paterniano”, che unisce questo Comune a Piobbico, si trova la chiesa di S. Paterniano in Valle documentata sin dal 1309, al centro di un modesto numero di abitazioni sulla collina dominante la sottostante valle del Candigliano. L’interno è ormai quasi spoglio, dato che la chiesa è officiata periodicamente dal parroco di San Vincenzo in Candigliano, tuttavia nell’altare principale è una statua lignea di scuola napoletana raffigurante il Santo titolare in abiti pontificali, datata 1744/1778.

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La pieve dei Ca’ Mazzasette

A Ca’ Mazzasette di Urbino è presente la chiesa di stile romanico (ex-parrocchiale) dedicata al Santo, risalente al X/XII secolo. Ad Acqualagna in località Farneta è la chiesta del XIV secolo dedicata a di S. Paterniano raffigurato sulla facciata in una piccola scultura. Perticano, frazione di Sassoferrato in provincia di Ancona posta ai confini con l’Umbria nel parco nazionale di Montecucco, vanta san Paterniano come protettore, a lui è dedicata la chiesa parrocchiale ricostruita su un più antico edificio sacro, purtroppo attualmente chiusa a seguito degli eventi sismici del 2016. La vecchia chiesa è attestata da un documento del 1333 conservato nell’Archivio Segreto Vaticano: «Status domus sancti Paterniani de Rigo Petroso assignatus per fratrem Angelum preceptorem dicte domus». La frazione ha un modesto numero di abitanti che in estate vede moltiplicarsi, per loro ogni domenica un sacerdote celebra la liturgia eucaristica.

Serra de’ Conti, secondo i ricercatori storici ultimo dei quali Dario Cingolani (cf “Il beato Gherardo”, Ancona 2017, pp. 179-80), venerava san Paterniano e poi san Fortunato – ambedue vescovi fanesi – prima di scegliere nel sec. XV san Gherardo come patrono, tuttavia a testimonianza dell’antica devozione rimane una via intitolata a san Paterniano.

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Le lapidi a Grottammare

Anche a Osimo il nome del santo fanese è ben conosciuto data la frazione con circa 500 abitanti denominata San Paterniano che, sebbene non sia più sede parrocchiale con il suo storico edificio sacro, ha la chiesa dedicata al Santo costruita nel sec. XX. Questa purtroppo, per danni subiti negli ultimi avvenimenti sismici, è rimasta chiusa per quattro anni, ma restaurata con contributi dell’Archidiocesi di Ancona, dell’Amministrazione Comunale e di innumerevoli fedeli che hanno permesso di rifare il tetto, rinnovare il campanile e ritinteggiare l’intero edificio di culto, è stata riaperta il 15 dicembre 2018.

A Cingoli sin dal sec. XI esisteva il monastero di San Paterniano con una chiesa di stile tardo-romanico, la cui bellezza è ancora attestata dal portale principale ad arco ed un simile ingresso minore nonché da una bellissima bifora. Il complesso storico originale, posto lungo la via che continua a chiamarsi con il nome del nostro Santo, ha subito manomissioni lungo i secoli passando sotto proprietà privata. La porzione degli edifici giunta fino a noi è attualmente sede di attività ricettiva che significativamente porta il nome di “B&B San Paterniano”.

Andando più a sud nella regione marchigiana giungiamo a Grottammare dove troviamo che il nostro Santo viene invocato come protettore principale del Comune e che è festeggiato il 10 luglio come a Fano. Al Santo è intitolata una via. La storia parla di una chiesa rurale di San Paterniano dalla quale provengono due lapidi, murate nella chiesa di Sant’Agostino posta nell’omonima via, che presentano iscrizioni di cui la prima dice: «HIC REQ.ESCIT COP BEATI PATNIANI» (Qui giace il corpo di S. Paterniano); nella seconda si legge: «La soprapposta iscrizione | fu rinvenuta presso l’antica chiesa rurale | di S. Paterniano già diruta | quanto al corpo poi del beato | non si hanno sicuri indizi | febbraio 22 1881». Dato che né alcuna documentazione né la tradizione locale attestano un personaggio con quel nome venerato per la sua santa vita, quella documentazione lapidea crea una certa confusione: forse provengono da Fano? È questa un’ipotesi suggestiva e plausibile, se non sarà smentita da altri reperti o da documenti archivistici che attestino il contrario.

Silvano Bracci

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