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Fano si unisce ai Comuni d’Italia in ricordo delle vittime del Covid

FANO – In concomitanza con tutti i comuni d’Italia, mentre il Presidente del Consiglio Draghi si trovava a Bergamo, luogo simbolo della Pandemia in Italia, si è svolta questa mattina la celebrazione in memoria delle vittime del Covid19. 

La cerimonia, alla presenza del Sindaco Massimo Seri, del Vescovo Armando Trasarti, di alcuni esponenti dell’amministrazione Comunale, delle Forze dell’Ordine e della Sanità, si è celebrata al Parco Urbano, dove è stato piantato simbolicamente un albero in memoria delle vittime. Ad ottobre ne verrà piantato uno per ciascuna persona deceduta a causa del Covid. 

Ecco le parole pronunciate dal Sindaco Massimo Seri, fatto durante la cerimonia:

“Non è semplice per me parlavi in questo momento. Quello appena trascorso  è stato in assoluto l’ anno più difficile e doloroso che come Sindaco mi sia mai trovato ad affrontare.

Una tragedia improvvisa ed imponente. Un nemico subdolo e tenace. Un quotidiano faccia a faccia con la morte.

Ma nonostante tutto questo, se stamane la nostra Città è simbolicamente qui riunita è perché sono profondamente convinto di una cosa, che prima o poi, con la forza dell’unione e con la generosità che abbiamo  fino ad oggi dimostrato, ne verremo fuori!

Il vescovo di Fano Armandio Trasarti pianta l’albero della memoria

Vorrei quindi riflettere su un aspetto significativo,  che forse non tutti hanno compreso, e che è quello per cui la pandemia e l’emergenza sanitaria hanno portato nella nostra comunità un inedito confronto con la morte e con il significato dell’esistenza mai percepito prima. La perdita improvvisa e quasi inspiegabile di un proprio caro ha colpito alle spalle numerose famiglie fanesi. Al dolore per il lutto improvviso si è aggiunto quello, ancor più straziante, di non poterlo vivere ed elaborare, a causa delle mancate celebrazioni funebri, del non poter stare al capezzale dei malati per un ultimo saluto.  Una situazione di dolore personale e collettivo al quale eravamo impreparati e che dimostra quanta fragilità vi è nell’uomo; in quello moderno -con il suo benessere e la sua tensione al bello e forte, questa improvvisa fragilità è risultata essere ancor più accentuata.     

Ed è forse per questo fatto che la sofferenza che ne consegue è maggiormente profonda ed inspiegabile.

Ma nonostante questo avviene una cosa: ecco che, non appena la fragilità umana si infrange sui fatui moderni modelli di vita, tesi al raggiungimento della felicità materiale, subito l’uomo va alla ricerca di se stesso, di un nuovo senso di esistenza, di maggiore spiritualità.  

   

Se non fosse stato per questo nuovo stato dell’essere umano, espresso e veicolato in molteplici modi -religioso, sentimentale, famigliare, lavorativo, sociale- e che si è poi concretizzato nei gesti delle persone, di tutti noi che abbiamo vissuto questo tempo in tutti i modi possibili, probabilmente il male avrebbe vinto sul bene, la morte avrebbe soffocato la vita.

L’emergenza non è ancora finita, il virus è ancora presente, le ferite sanguinano ancora e a queste se ne aggiungono di nuove.

Ma voglio riportarvi una recente frase del neo eletto presidente degli Stati Uniti:

“Per guarire, noi dobbiamo ricordare. È difficile talvolta ricordare, ma è anche così che guariremo”.

Questo pensiero, con cui  il presidente Biden ha reso omaggio alle 400mila vittime americane del Covid  durante la cerimonia al Lincoln Memorial, mi ha molto colpito.

Mi ha colpito perché al verbo “guarire” non è stato affiancato un verbo come “combattere” o  “lottare” , bensì è stato associato il verbo “ricordare”.

Questo verbo ha in sé una dimensione più dolce, più delicata… ma non per questo è un verbo che ha un significato “debole”, anzi. Non dobbiamo sottovalutare la forza di “ricordare”. Il verbo contiene infatti a livello etimologico la parola cor cordis, cuore, che gli antichi ritenevano fosse la sede della memoria. Non la mente, dunque, ma il cuore è il contenitore dei nostri ricordi.

Questo aspetto mi ha fatto riflettere profondamente. E mi ha fatto capire che la vera forza risiede non nel corpo, non nella mente, ma nello spirito e nelle intenzioni.

Per questo non mi soffermerò nel citare nuovamente la tristezza che tutti abbiamo vissuto, ed in particolare i familiari delle vittime alle quali mi stringo con affetto, ma voglio piuttosto lanciare proprio questo invito al ricordo come nuova cura, come lotta alla disperazione, come messaggio di speranza. Speranza che mai deve abbandonarci, nemmeno nell’ora più buia, e di quale oggi vogliamo essere testimoni vivi e attivi.

Ecco perchè abbiamo deciso di piantare queste piante in segno simbolico ma tangibile, di rinascita

Ma piantare una pianta non basta! Servono cure e tempo per farla crescere sana e robusta. Un gesto che significa speranza. Un segno che simboleggia la vita, che è ipoteca su un domani buono, che è fiducia nell’uomo. Una pianta sta a significare voglia di rinascita ma ci rammenta anche che senza impegno e dedizione la rinascita non avviene. Ecco che torna il termine “ricordare” come strumento prezioso per uscire da una crisi, forte ma gentile, potente ma non violento. Universale”.

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