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Ecomostro al largo di Pesaro? Il “no” della Ricciatti

Presentata un'interrogazione parlamentare, ora si chiede il ricorso al TAR

lara ricciattiPESARO – Appena appresa la notizia del via libera del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare all’installazione della nuova piattaforma di idrocarburi “Bianca&Luisella” davanti alle coste pesaresi, la posizione della loro parlamentare, Lara Ricciatti, vicecapogruppo alla Camera di Art1 MDP Liberi e Uguali, non si era fatta attendere.

Annunciando un’interrogazione in merito, l’onorevole marchigiana aveva infatti subito affidato la propria contrarietà a qualche riga sui social, dichiarazione prontamente ripresa anche in agenzia di stampa. «Tra il mare blu del turismo e della fauna marittima e il mare nero delle estrazioni di gas e petrolio, non abbiamo dubbi – scriveva la deputata – La questione ambientale si pone in modo cruciale e non esistono rassicurazioni.

In primo luogo, ad esempio sul rischio che le perforazioni portino ad una moria di pesci, un pericolo non escluso dalla valutazione ministeriale che appunto richiede il monitoraggio acustico. Inoltre il nostro ambiente marittimo e l’attività di pesca caratterizzano la città di Pesaro e la regione Marche, luoghi a vocazione turistica. E a questo vorremmo venisse data priorità dalle scelte governative che incidono sul nostro territorio. Chiediamo quindi che la salubrità del nostro mare non venga assolutamente messa in pericolo da attività estrattive al largo delle coste. Soprattutto ora, che in una politica europea e mondiale condivisa di riduzione dei consumi e delle estrazioni fossili, l’ottica dovrebbe essere quella di dismettere e non di aprire nuovi “mostri” in mare».

Ora, a neanche un giorno di distanza, torna sulla questione sottolineando la propria avversità anche il Coordinamento provinciale di Art.1 MDP che, ritenendo l’insediamento dei nuovi pozzi “di estrema gravità”, plaude la tempestiva interrogazione dell’onorevole Ricciatti e chiede alla Regione Marche di impugnare la decisione davanti al TAR, richiamando l’Istituzione ad una posizione coerente rispetto al passato intendimento in sostegno del referendum contro le trivelle.

Non mancando di condannare lo Sblocca-Italia del governo Renzi e chiedendo una energica azione politica con tutte le associazioni ambientaliste e del turismo al fine di “bloccare un progetto fortemente dannoso per il territorio, come già vittoriosamente accaduto in Abruzzo con la massiccia mobilitazione contro le piattaforme di Ombrina”, il Coordinamento scrive quindi: «Dovrebbe essere il principio di precauzione a guidare le politiche economiche ed ambientali di chi ci governa e, per uno sviluppo accettabile del Paese e per la sua stessa sopravvivenza dovrebbe essere intrapresa piuttosto un’azione di sensibilizzazione maggiore sulla riduzione dei consumi energetici e sull’uso di fonti pulite. Come del resto ratificato dalla conferenza mondiale sul clima COP21, che impone la riduzione di ben un 80% non solo della produzione, ma anche della stessa estrazione, degli idrocarburi, da qui al 2050».

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