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Dopo i fatti di Marotta, quant’è lontana l’Italia da Tokyo!

La riflessione del sindacato CISL e CGIL sulle politiche giovanili in provincia di Pesaro e Urbino. E' necessario cambiare marcia.

aggressione carabinieri marottaPESARO – Quanto è lontana l’ITALIA di Tokio, multietnica ed integrata, da quella vista nei gravi fatti di Marotta, come di Bergamo, in questi giorni.

Da una parte giovani, spesso gravati da disagi causati da un inadeguato sistema sociale ma, orgogliosi di impegnarsi per i valori che lo sport impersonifica, dall’altra, quella parte di società, anch’essa multietnica, erroneamente convinta che il concetto di “libertà”, ultimamente gridato e rivendicato in varie piazze, sia l’affermazione del proprio individualismo ed egoismo senza freni.

Sono due facce della stessa medaglia, due realtà che si esprimono in netta contrapposizione rispetto alla stessa  difficoltà che ambedue vivono: l’inadeguatezza del sistema culturale e sociale di questo Paese.

SOLIDARIETA’ ALLE FORZE DELL’ORDINE

CISL e CGIL, siamo convinti che alla necessaria e doverosa solidarietà verso le FORZE DELL’ORDINE, che hanno affrontato con grande fermezza e senso di responsabilità i gravi comportamenti, serve  rivendicare il rafforzamento delle risorse materiali e di personale necessari a tutelare le ragioni di una convivenza civile, democrazia e libera, valori che rappresentano gli elementi fondanti della nostra società.

Di tale difesa nessuno deve sentirsi escluso a partire dalle Istituzioni,  la rappresentanza  politica,  le  forze  sociali, la Scuola,  ma soprattutto e in particolare le famiglie alle quali in particolare è affidato il compito di determinare il futuro delle nuove generazioni.

POLITICHE SOCIALI DISTANTI DAI PROBLEMI DEI GIOVANI

La nostra provincia, in merito alla condizione giovanile presenta una realtà fatta di scarse  frammentate politiche sociali disattente e distanti dalla condizione contemporanea: dai neet (i giovani che non cercano più lavoro),  alle difficoltà dell’inserimento lavorativo.

Le nuove generazioni di seconda e terza generazione, con genitori o nonni di origine straniera, se non accompagnati in processi d’integrazione, per i quali va affrontato seriamente il nodo del riconoscimento della cittadinanza, diventano inevitabilmente più esposte ai fenomeni del disagio e della devianza sociale.

Si dedica sempre poca attenzione alla condizione giovanile nei Piani di Ambito Sociale, dove ci si limita ad interventi stantii, espressione di un contesto superato dall’evoluzione della organizzazione sociale che ci siamo dati nel corso di questi anni, assolutamente necessaria al progetto economico e produttivo tipico di questo territorio.

SERVE UN’AZIONE DI CORRESPONSABILITA’ A PARTIRE DALLE FAMIGLIE

Serve un forte impegno delle Istituzioni Locali, degli Ambiti Territoriali Sociali e delle Stesse Parti Sociali, organizzazione sindacali e datoriali,  a prevedere nei  prossimi piani di ambito le soluzioni di sostegno mirato alla condizione giovanile nella nostra provincia.

Occorre  richiamare al senso della corresponsabilità tutti, per un patto sociale, culturale e di inclusione,  coinvolgendo  tutti i “soggetti attivi” del territorio: dalla  scuola, alle parrocchie,  dalle associazioni culturali e sportive ai servizi sociali e sanitari per le politiche di prevenzione e sostegno al disagio dei giovani e delle loro famiglie, soggetto quest’ultimo il cui ruolo e centralità in questi processi è insostituibile.

Infine come abbiamo già detto è necessario che il Governo rafforzi con le necessarie dotazioni di uomini e mezzi, ma anche con una maggiore capillare presenza nel territorio, l’azione che gli uomini e le donne delle forze di polizia svolgono quotidianamente a tutela della libertà e della democrazia di tutti i cittadini, giovani compresi.

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