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Dieci domande sulla sanità pubblica nel nostro territorio

Dieci spunti di riflessione sul modello di sanità per il futuro ad istituzioni, associazioni, sindacati e partiti.

tagli sanita cislFANO – Dieci domande rivolte alle istituzioni, partiti ed associazioni proposte da Teodosio Auspici, Luciano Benini, Cesare Carnaroli, Simone Mattioli e Claudio Orazi sul tema della sanità pubblica per tutti, dell’ospedale unico, sulla medicina territoriale. La proposta lanciata è quella di abbandonare il modello dell’azienda unica sanitaria regionale e tornare alle Asl provinciali.

  1. L’art 32 della costituzione italiana è pienamente attuato in Italia e il diritto alla salute è universalmente garantito oggi dal sistema sanitario italiano? Non è ora di tornare ad una sanità pubblica garantita ovunque a tutti?
  2. Il neoliberismo che ha dominato negli ultimi 40 anni ha trasformato la salute in prodotto e la prestazione sanitaria in merce. Non è ora di rimettere la persona al centro della cultura della salute e di togliere la parola “azienda” dal vocabolario sanitario e smetterla di regalare il burro ai privati?
  3. Il ministro della salute, alla luce della tragica esperienza pandemica in atto, annuncia che il Decreto Balduzzi sarà rivisto. E’ moralmente corretto insistere nella sua attuazione che tanti danni ha generato?
  4. La Giunta Regionale dice no agli ospedali unici. Sarà anche una questione politica ma non va nella direzione annunciata anche dal ministro?
  5. Pesaro (purtroppo non da solo) si agita per salvare il nuovo ospedale di Muraglia. Ma quale ospedale? Quello da 650 posti letto che chiuderebbe di fatto tutti gli altri tranne Urbino? Pesaro se vuole un nuovo ospedale che lo facesse. Ma si capisce che deve cedere almeno 200 posti letto al territorio e il progetto fin qui proposto non va completamente rivisto anche alla luce della bocciatura del project? E poi, qualcuno ancora crede che Muraglia sarebbe stato un ospedale di secondo livello?
  6. Tutti dicono adesso che va potenziata la medicina territoriale. Bene, ma che significa? Solo qualche medico di famiglia in più e più attrezzato, qualche ambulanza in più sul territorio. Tutto qui?
  7. Fano si è fin qui fatta forte di un impegno legato alle scelte oggi messe in discussione. Rilancia confusamente su Chiaruccia difendendo comunque lo schema, clinica privata compresa perché nel pubblico mancherebbero i medici. Non capisce che deve cambiare strategia sennò rischia di restare con il cerino in mano? E senza Ospedale Unico a quale Santa Croce si pensa?
  8. Qualcuno ha riconosciuto, giustamente, che le Marche sono una regione a pettine, fatta per vallate e che bisogna tener conto, anche nell’organizzazione clinica, dell’orografia. Bene. E allora non è il caso di fare chiarezza e di derubricare Muraglia a nuovo ospedale di Pesaro e niente più?
  9. Riportare la sanità sul territorio non vuol dire anche riportare il governo della sanità sul territorio? E allora non è forse il caso di abbandonare l’Asur unica e tornare alle Asl provinciali e una Azienda Ospedaliera Regionale?
  10. E se si vogliono garantire i bisogni di salute non si deve invertire l’indirizzo tornando ad aprire i punti di primo intervento nella provincia ricostruendo attorno ad essi strutture ospedaliere di comunità a partire dai reparti di lungodegenza e riabilitazione per riportare i pazienti in prossimità delle loro residenze?
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