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Coronavirus, ricadute pesanti anche sull’economia della nostra provincia

Sondaggio della CNA tra le aziende del pesarese

cna aziende pesaroPESARO – Tre imprese su quattro della provincia di Pesaro e Urbino accusano pesanti ricadute per l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus.

Il 93,5% prevede un peggioramento dei risultati economici per il 2020. L’80,6% ritiene molto probabile il ricorso ad ammortizzatori sociali. Trasporto persone, turismo, ristorazione, commercio, agroalimentare, spettacolo e intrattenimento i settori più esposti.

Sono i principali risultati della rilevazione effettuata dalla CNA  ed elaborata dal Centro studi nazionale nelle piccole e piccole imprese attraverso un questionario nazionale che ha ricevuto oltre 7mila risposte in tutta Italia e oltre 400 dalla provincia di Pesaro e Urbino. E le risposte delle aziende pesaresi sono nettamente più pessimistiche rispetto al resto delle altre del Centro Italia.

Già oggi il 73,7% delle imprese interpellate sta registrando effetti diretti sulla propria attività; in primo luogo come conseguenza della flessione della domanda, ma anche per difficoltà nei rapporti con i fornitori e problemi logistici.

Le maggiori criticità riguardano il trasporto persone (taxi, bus privati e pubblici, noleggio con conducente), che registra una drammatica contrazione della domanda. A seguire il turismo con il 93,3%; la ristorazione e il commercio, l’agroalimentare (oltre il 70%).

Percentuali superiori al 65% anche nei trasporti delle merci, Servizi alle imprese e Manifattura meccanica. Nelle costruzioni solo un’impresa su due lamenta ricadute negative.

Oltre l’80% per Servizi alla persona e Autoriparazione ha già registrato un tracollo nel lavoro.

Per il segretario della CNA di Pesaro e Urbino, Moreno Bordoni ed il presidente provinciale Alberto Barilari: “la situazione è molto seria e le conseguenze difficilmente quantificabili.

Arrivata come uno tsunami questa emergenza sanitaria se protratta per mesi rischia di fare danni incalcolabili all’economia pesarese; un sistema già duramente messo alla prova da anni di crisi.

Nell’emergenza nazionale, noi viviamo una emergenza ulteriore, causata dall’essere stata individuata, seppure non ancora in zona rossa, come un’area ad alta criticità”.

Più in dettaglio la ricerca della CNA evidenzia come oltre un terzo delle risposte indichi la previsione di un calo del fatturato superiore al 15%, (il 33,6%), invece stima una flessione tra il 5 e il 15% il 13,8% mentre il 45,2% ancora non sa valutare.

Le micro e piccole imprese appaiono particolarmente esposte anche perché la loro capacità di resistere alla brusca contrazione della domanda potrebbe esaurirsi nel giro di poco tempo se, in attesa di una normalizzazione della situazione, non venissero attivate misure energiche di sostegno alle attività economiche.

Tra le criticità che devono affrontare micro e piccole imprese i tassi di presenza dei propri dipendenti. In media il 18% registra un aumento delle assenze con punte del 50% nell’agroalimentare nei servizi alle imprese 42,9% e nei Servizi alla persona (29%).

Le imprese mostrano di reagire con adeguata tempestività al nuovo contesto. Quelle dei settori più esposti e che stanno subendo l’impatto maggiore hanno già messo in campo le prime contromisure attraverso contatti con clienti e fornitori o individuando soluzioni adeguate per la gestione del personale (il 53,3% delle imprese turistiche, il 47% per quelle di trasporto passeggeri e il 40,4% per i servizi alla persona).

In media il 37% ha già definito e/o avviato azioni per fronteggiare la situazione. Circa il 30% delle imprese dei servizi ha adottato forme di smart working. Il telelavoro, tuttavia, è una soluzione poco praticabile per la maggior parte delle imprese intervistate che operano prevalentemente nei settori manifatturiero, servizi alla persona, trasporti.

Se la fase di emergenza dovesse prolungarsi l’80,6% delle imprese intervistate ritiene probabile il ricorso ad ammortizzatori sociali. Percentuale che sale all’85% nella Moda, 100% nel Trasporto persone e 100% nella meccanica. Tutti gli altri comparti mostrano percentuali superiori all’80% ad eccezione dei Servizi alle imprese (il 66%).

Barilari e Bordoni concludono: “Servono interventi urgenti a favore delle imprese. Il piano del Governo da solo non basta. Occorre che anche gli Enti locali (Comune e Regione), facciano la loro parte predisponendo già ora ad un congelamento della tassazione locale per i settori più esposti ed una riduzione per tutti gli altri”.

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