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Un ricordo di Leda Manoni

leda manoni

Il 21 giugno 2009 se ne andava Leda Manoni, una figura che ha lasciato un segno forte nella comunità di Lucrezia.

«Non è facile raccontare mia sorella Leda. La ricordo un vulcano che eruttava di idee e mettendole in pratica non si preoccupava tanto di quello che sarebbe stato il risultato ma piuttosto che l’idea fosse giusta. Leda fin da piccola era alla ricerca della vera fede che porta ad essere seguaci di Cristo. Fu per noi fratelli un esempio di perseveranza dei princìpi cristiani, davvero una dotta catechista. Negli ultimi tempi osservando il suo volto devastato dalla malattia, ridotto ad una maschera di dolore, provai un profondo senso di ingiustizia. Ma a districare i miei dubbi ricordai prima Giobbe e poi Pascal, quest’ultimo diceva: «La sola ragione non può darci tutte le risposte della vita, la sofferenza è parte dell’opera di salvezza, nel segno della croce». Nella storia di Leda c’è l’incontro con Fiorano, l’uomo della sua vita. Si unirono in matrimonio. Fu davvero una bella e serena stagione che si protrasse sino agli anni ’80. Quando all’improvviso in una giornata uggiosa di novembre, Leda tornando a casa dal lavoro trovò Fiorano senza vita, riverso sul loro letto, a causa di un infarto. Ma era sempre lei a confortarci dicendo “Coraggio, Fiorano prega per noi dal Paradiso”. Così mise tutte le sue energie nell’impegno parrocchiale aiutando tutti, fra questi i primi immigrati, anziani soli, ammalati e tanti giovani. Leda ha condiviso con i più poveri quel poco che possedeva mettendosi a completa disposizione degli ultimi. Più tardi arrivò il dono dell’Istituto Santa Famiglia con don Stefano Lamera che plasmò il suo amore per Cristo.

Un giorno i medici diagnosticarono a Leda un tumore. Ma lei non si perdette d’animo ed affrontò la malattia con tutte le sue forze coadiuvata dall’arma più grande: il rosario alla Madonna che tanto amava.

Fu davvero un lungo e tribolato percorso ma intanto dal cielo Gesù aveva provveduto per un suo angelo custode speciale: la figura della sorella Rita che la avvolse di premure, amore, passione e conforto. Un ricordo che rimarrà per sempre nella mia mente e nel mio cuore è il giorno in cui Leda chiese di ricevere l’estrema unzione. L’attimo emozionante fu l’incrociarsi degli sguardi, sorridente quello di Leda, dolce e rassicurante del parroco di allora don Marco. Anche questa volta eravamo tutti lì in quel connubio di dolore e speranza traspariva la croce e la risurrezione di Gesù».

Marco Manoni

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