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Soldi pubblici investiti sul Catria con quale ritorno economico?

Le Associazioni ambientaliste chiedono di conoscere l'effettivo ritorno economico dell'operazione

lupus manifesta catriaPESARO – Sul Monte Catria sarebbero stati investiti soldi pubblici per oltre sei milioni di euro, con quale ritorno economico? Lo chiedono le Associazioni ambientaliste marchigiane chiedendo i dati effettivi quanto è stato usata la nuova cabinovia inaugurata a febbraio 2019.

“Il 9 febbraio 2019 – scrivono le associazioni – veniva inaugurata in pompa magna alla presenza del Presidente della Giunta Regionale Ceriscioli, del Consigliere Regionale Minardi e del sindaco di Frontone Passetti, la nuova cabinovia Caprile-Monte Acuto.

Secondo le dichiarazioni di Luca Ceriscioli “questo progetto consente di garantire sul Monte Catria attività e servizi per 365 giorni all’anno”.  Ironia della sorte, il giorno dopo, a causa del forte vento la funivia è rimasta chiusa.

Non che sia andata meglio nei mesi successivi: a causa delle sporadiche e insufficienti nevicate, delle giornate ventose, dei problemi tecnici, la funivia è stata aperta solo in pochi fine settimana.

Secondo il “capitolato d’oneri e specifiche di gestione” allegato al Contratto di Concessione tra la Provincia di PU (proprietaria dell’impianto) e la società Monte Catria Impianti, la funivia dovrebbe aprire i battenti dal 1 giugno e funzionare nei giorni festivi di giugno, luglio, settembre e tutti i giorni di agosto;

per la stagione invernale invece dovrebbe funzionare l’8 dicembre e in tutte le giornate con adeguato innevamento, durante il fine settimana di Pasqua e il 25 aprile. Altroché 365 giorni all’anno!

Lo scorso 14 agosto – continua la nota – abbiamo, pertanto, chiesto alla Provincia di fornirci i dati dei giorni effettivi di apertura e delle persone che hanno utilizzato l’impianto nella stagione invernale 2018/2019 anche per capire se l’investimento pubblico di 1,7 milioni di euro per ammodernare la funivia fosse minimamente giustificato dall’afflusso di utenti, e se il danno ambientale perpetrato fosse quanto meno compensato da un rilancio turistico del comprensorio sciistico.

A oggi la Provincia ci ha fornito solo il dato sull’apertura dell’impianto, che è di 32 giorni nella stagione invernale (cioè un mese su cinque) ma ci nega il dato sui biglietti staccati, a causa dell’opposizione della Società che gestisce l’impianto.

Il numero dei passaggi sulla Funivia non è indifferente perché, al di là dei pochi giorni di apertura, sono i fine settimana con neve sciabile che attraggono frequentatori sul Catria, che secondo in nostri conteggi lo scorso anno sono stati solo due!

Crediamo che sia un diritto di tutti i cittadini sapere che ritorno, in termini economici, hanno avuto gli investimenti pubblici, perché in tempi in cui si chiudono servizi pubblici, e si fanno tagli un po’ ovunque, è quanto mai necessario che i soldi dei contribuenti non siano sprecati.

Appare paradossale, quindi, che si vogliano spendere oltre 6 milioni di euro per rilanciare il complesso sciistico del Catria distruggendo una montagna ricca di emergenze ambientali, con la neve che ormai compare solo per pochi giorni l’anno mentre più spesso presente è il vento che blocca anche la funivia.

La Alleanza della Associazioni Ambientaliste Marchigiane di: Club Alpino Italiano (Pesaro), Forum Paesaggio, Gruppo intervento Giuridico (GRIG), Italia Nostra, Lega Anti Caccia, Legambiente, Lupus in Fabula, Federazione Pro Natura, WWF Italia.

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