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Riforma sanitaria, Gasperi: “La prossima volta avrò molti dubbi a votare PD!”

sanita pd riforma gasperiFANO  – Ha deciso di prendere carta e penna e scrivere una lettera aperta indirizzata al Presidente della Regione, ai consiglieri regionali, al Presidente della Provincia, ai Sindaci ed ai Consiglieri comunali in merito alla gestione della sanità nella nostra regione ed in particolare nella nostra provincia. Si tratta di Giacomo Gasperi, segretario generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Loreto, è un fanese. In passato ha lavorato nei servizi sociali dell’Amministrazione comunale e grande conoscitore del mondo della cooperazione dove ha svolto il ruolo di direttore regionale di Confcooperative Marche.

 

LA SALUTE E’ UN BENE DI TUTTI

Sono stato a lungo indeciso in merito all’opportunità di inviare questa lettera che ho iniziato a pensare da tempo e mi scuso sin da ora se mi permetto di fare alcune considerazioni su di un tema complesso come quello della sanità pur non essendo un tecnico del settore, in passato mi sono occupato di servizi sociali, rischiando di fare la figura del mitomane, ma da cittadino sento il diritto ed il dovere di farlo.
Ho seguito con molta attenzione tutto quello che è successo negli ultimi anni a proposito della diatriba sull’ospedale unico Pesaro-Fano, confrontandomi anche con amici medici e cercando di capire, come cittadino mi sento in dovere di intervenire perché considero la salute un bene fondamentale, di natura pubblica e perchè le scelte che si stanno adottando condizioneranno la vita delle persone che risiedono nella Provincia di Pesaro e Urbino per molti anni.

“SONO IN DISACCORDO CON L’ATTUALE POLITICA SANITARIA”

Mi sono deciso a scrivere la lettera ed a renderla pubblica dopo che da alcuni giorni leggo nei giornali i proclami trionfalistici di chi ritiene una vittoria mantenere il pronto soccorso a Fano, alcune specialistiche, la nascita di una clinica privata, 20 milioni per le strade ed alcuni posti di Rsa, e dopo che sembra inevitabile la costruzione dell’ospedale unico a Muraglia, probabilmente tramite un project financing. Sono totalmente in disaccordo con queste posizioni e credo che si stia commettendo un gravissimo errore strategico che peserà sulle nuove generazioni. Preciso subito che non sono per una battaglia di campanile a difesa di una città e che condivido l’idea iniziale in merito alla necessità di un ospedale unico Pesaro-Fano, un ospedale che serva tutta la fascia costiera e collinare del territorio provinciale per un bacino di circa 200.000 persone e che rappresenti il punto di riferimento per tutta la Provincia nella quale risiedono circa 300.000 persone. Eliminare i grandi sprechi attuali e le inefficienze rappresentate da tre edifici vecchi che richiedono manutenzioni ordinarie e straordinarie costanti e dai conseguenti spostamenti dei pazienti e dei malati è doveroso, ma il punto è che secondo me è completamente errato il metodo seguito e il risultato che oggi si prospetta.

LA QUESTIONE DELLE CLINICHE PRIVATE

Si è partiti, giustamente, dall’idea di combattere la mobilità passiva e di ottimizzare i costi, si giunge a penalizzare pesantemente una città di 60.000 abitanti ed una provincia intera, costruendo un ospedale in una zona inadeguata e costruendo una clinica privata che secondo me non farà altro che peggiorare la mobilità passiva, intesa non in senso geografico, ma nel senso di travaso di risorse dal pubblico al privato, il quale ovviamente fa il suo mestiere ed i suoi interessi. Le persone, per curarsi dal privato, anziché spostarsi in Emilia Romagna, dove già si recano per effettuare visite specialistiche, risonanze e tac e da dove vengono poi indirizzate in cliniche convenzionate che “casualmente” sono di proprietà delle stesse società che gestiscono la diagnostica, dovranno semplicemente recarsi in località Chiaruccia di Fano. Chi volete che sarà il gestore della nuova clinica se non gli stessi che ora amministrano le varie cliniche private già presenti in regione e fuori regione? Osservate cosa sta accadendo nelle altre provincie marchigiane, chiedetevi chi paga, ovviamente la Regione Marche ed i pazienti, chiedetevi chi ci guadagna.

LA LOTTA TRA PESARO E FANO PER L’OSPEDALE

Il principale errore di metodo a mio avviso è rappresentato dall’aver incentrato tutta la discussione, per anni, sul luogo dove costruire il nuovo ospedale, dando vita ad un braccio di ferro tra Pesaro e Fano, partendo dall’idea che la cura della malattia passi solo attraverso l’ospedale, il più vicino possibile alla propria casa.
Ovviamente dopo un lungo discutere ha vinto Pesaro perché politicamente più forte di Fano, perché dell’entroterra a pochi importa e perché i territori provinciali sono andati in ordine sparso anziché definire una posizione condivisa, anche questo è uno scenario già visto in altre provincie della Regione, alla fine perdono tutti.
A mio avviso non è affatto questo il punto, perché il tema di cui ci si dovrebbe occupare è la tutela della salute di tutte le persone che vivono nella provincia di Pesaro-Urbino, spendendo al meglio le risorse pubbliche. Ciò che serve è un progetto globale, non tentativi di comunicazione delle cose fatte e delle cose da fare per pure operazioni di immagine.
Serve cioè un piano strategico a lungo termine che parta dall’analisi dei bisogni reali e che passi attraverso un personale medico e paramedico preparato, motivato, messo in condizione di lavorare in modo ottimale, che non faccia concorrenza all’ente per il quale lavora e che per questo lo paga, che svolga la libera professione all’interno dell’ospedale, evitando spreco e dispersione di risorse pubbliche.


LA SITUAZIONE DEL PRONTO SOCCORSO DI FANO

Chiunque è capitato in un pronto soccorso per sé o per un familiare, ha toccato con mano condizioni impossibili, per i pazienti e per gli operatori, così come basta parlare con chi lavora nella sanità per registrare un profondo disagio. E’ un dato oggettivo per chi abbia qualche anno sulle spalle, constatare che 20/30 anni fa le prestazioni ricevute erano certamente migliori di oggi. In passato nei nostri reparti ospedalieri pubblici venivano a curarsi persone da tutta la Regione, basti pensare ai vari Prof. Cormio, Saba, Cetrone che hanno fatto scuola ed i cui assistenti sono ora specialisti di grido in strutture private.


STRUTTURE PRIVATE CHE FIORISCONO COME FUNGHI

Oggi mi sembra che si respiri disagio e rassegnazione in un clima nel quale si cerca di vivere alla giornata cercando di sopravvivere. Nelle organizzazioni complesse queste situazioni generano condizioni favorevoli a coloro che non vogliono lavorare e condizioni impossibili a coloro che vogliono lavorare seriamente. Credo che nessuno pensi che sia un caso che stanno nascendo in ogni angolo ambulatori privati polispecialistici nei quali si paga per ricevere una prestazione specifica, a volte di pochi minuti, certamente competente, ma è questo ciò che serve? E’ questa la presa in carico?


GRANDI OPPORTUNITA’ PER GRANDI IMPRENDITORI PRIVATI

L’obiettivo credo debba essere invece la tutela della salute e la cura delle persone che presentano una qualche patologia che è cosa molto diversa da un ricovero in pronto soccorso su di una barella in una stanza senza finestre o da cure prestate in un reparto, anche in maniera altamente professionale, ma senza poi avere spesso un collegamento con il territorio.
Si sta andando verso una situazione nella quale apparentemente si vuole risparmiare e razionalizzare, procedendo a tagli di posti letto e garantendo i servizi con l’ausilio del privato, nei fatti credo che, se siamo onesti intellettualmente, tutti noi abbiamo chiara la consapevolezza che si offrono grandi opportunità a grandi imprenditori privati che stanno colonizzando la Regione Marche, che sottoscriveranno convenzioni vantaggiose per loro e che si faranno sempre di più pagare le prestazioni dai cittadini, loro certamente stanno pianificando a medio-lungo termine. Ciò dal loro punto di vista è pienamente legittimo, ma è ciò che serve veramente alle persone? Soprattutto le più fragili e le più povere? Penso che stiamo ponendo le basi per un sistema in cui in cui chi ha soldi potrà curarsi benissimo e chi non ne ha dovrà arrangiarsi.

“LA SANITA’ DEVE ESSERE PUBBLICA”

Quest’anno ricorrono 40 anni dall’approvazione della riforma sanitaria, una riforma fortemente innovativa, universalistica, nata in un preciso periodo storico, che si prefiggeva l’obiettivo di tutelare la salute delle persone, non credo che stiamo andando nella direzione tracciata dalla legge. Mi scuso per quella che forse è presunzione, ma propongo alcuni punti dai quali secondo me sarebbe utile ripartire: la sanità deve essere pubblica, perché il privato per sua natura farà sempre il proprio interesse e non quello del paziente, di denaro nella sanità ne gira tanto e quindi gli appetiti sono molto forti, senza essere tacciati di utopia la salute è un bene troppo prezioso per essere giocato esclusivamente sul piano economico, il privato fara’ solo cose dove ha convenienza; non avrà alcun interesse a politiche di prevenzione perché il suo interesse sta nell’erogare prestazioni e in sanità tutti sanno che è l’offerta che induce la domanda.

L’IMPORTANZA DELLA PRESA IN CARICO

La salute ed il benessere delle persone passano attraverso molteplici fattori, condizioni di lavoro, reddito, qualità ambientale, stili di vita, prevenzione, accesso alle prestazioni di base, relazioni interpersonali, servizi sociali; ci sono studi autorevoli che dimostrano con tanto di percentuali, senza ombra di dubbio, questo postulato, i dirigenti della sanità lo sanno benissimo, quindi se vogliamo parlare di salute non possiamo limitarci a parlare di ospedale, ma dobbiamo elaborare un piano strategico all’interno del quale l’ospedale rappresenta una parte, non certo preponderante; penso che la salute si tuteli attraverso percorsi di presa in carico.

PROFESSIONALITA’ DEL PERSONALE

Professionalità e condizioni di lavoro adeguate per i medici e per tutti gli altri operatori della sanità, credo sia molto importante prima di pensare a costruire strutture, focalizzare l’attenzione sul capitale umano, garantire cioè la presenza di medici ed infermieri molto preparati e soprattutto creare condizioni affinché il personale sanitario lavori in sicurezza, aggiornato e motivato, convinto di svolgere una professione che ha nella relazione di aiuto una componente fondamentale.

UNA RETE TERRITORIALE DI SERVIZI

Costruzione di una rete di servizi territoriali in grado di gestire il prima ed il dopo ricovero ospedaliero, tutti sanno che l’unico modo per contenere la spesa sanitaria e per decongestionare i pronto soccorso ed i reparti ospedalieri è predisporre servizi territoriali efficienti ed efficaci; le persone che stanno male ed i loro familiari hanno bisogno di sentirsi presi in carico; è banale dirlo, ma credo sia ovvio che occorre tornare a valorizzare il ruolo del medico di base e dei servizi sul territorio, prevedendo la possibilità di effettuare visite specialistiche ed esami diagnostici in strutture pubbliche collegate con i reparti ospedalieri, in tempi ragionevoli, e non a distanza di due anni; credo che se facessimo funzionare al meglio le strumentazioni nel pubblico forse risparmieremmo nel pagamento di prestazioni al privato; anche a proposito di ciò andate a verificare quanto vengono pagati gli esami diagnostici ai centri convenzionati; Così come è altrettanto ovvio che è fondamentale investire risorse nelle cure domiciliari, parlo di investimento perché penso che alla lunga generino risparmi; i distretti sanitari o socio-sanitari possono ancora svolgere un ruolo determinante.

UN OSPEDALE UNICO IN POSIZIONE BARICENTRICA

costruzione dell’ospedale unico Pesaro-Fano in un’area adeguata, credo che sia indispensabile per abbattere i costi di gestione ed essere efficaci costruire un nuovo ospedale, non si può continuare a spostare pazienti e medici perdendo soldi, tempo e rischiando vite umane, non sono pochi chilometri che possono costituire un ostacolo, ma a mio avviso va costruito in un luogo idoneo, in maniera modulare, con la possibilità di essere ampliato in futuro, in posizione maggiormente baricentrica rispetto a Muraglia, che serva tutta la Provincia, credo che la piana di S. Maria dell’Arzilla possa essere uno dei siti possibili; In merito alle risorse credo si possano fare molte considerazioni, a partire dai risparmi che si generano dalla chiusura di tre strutture e dalla costruzione di un edificio nuovo ad alta efficienza energetica, ma il discorso è qui troppo lungo; certamente non credo sia vantaggioso costruirlo in project financing, a tale proposito andate a vedere i servizi della trasmissione Report e scoprirete chi ci guadagna;

TUTELA DELL’ENTROTERRA

Occorre individuare meccanismi di tutela e di compensazione per coloro che vivono in aree maggiormente svantaggiate pur sapendo che oggi non si può pensare di avere ospedali decentrati, credo che la prima e più importante tutela sia rappresentata da una rete di emergenza molto efficiente, in grado di intervenire in maniera veloce ed appropriata, anche con l’utilizzo dell’elicottero, questo salva vite umane, è chiaro che per fare questo occorre non sprecare risorse in altri interventi; così come credo sia indispensabile attivare reparti di cure intermedie gestiti in collaborazione con i medici di base.

SERVE LA TRASPARENZA

A mio avviso quando si vuole programmare un servizio che abbia una prospettiva di lunga durata, che interessa un bene fondamentale come la salute e che coinvolge moltissime persone, il metodo è fondamentale, così come è fondamentale la trasparenza, avendo la pazienza e la coerenza di spiegare ai cittadini cosa si vuole fare, quante risorse servono, dove si trovano, arrivando ad un punto che tenga conto degli interessi di tutti, pur sapendo bene che non sarà possibile accontentare tutti e che amministrare significa fare scelte spesso difficili.
Il vero problema non è la mancanza di risorse, ma è il corretto ed efficace utilizzo delle stesse, senza prendere scorciatoie, e la capacità di pianificazione accettando sfide difficili. In questi casi generalmente mettere delle toppe genera maggiori costi futuri.
Le persone sono in grado di capire e sono anche in grado di dare il loro contributo, nei secoli passati con il coinvolgimento delle persone si sono costruite grandi opere.

UN FUTURO PEGGIORE PER I NOSTRI FIGLI

Concludo esprimendo due considerazioni: la prima riguarda l’amara constatazione che chiama in causa la generazione alla quale appartengo, che rischia di lasciare ai nostri figli servizi e tutele sociali peggiori rispetto a quelle che ci hanno lasciato i nostri padri.

“LA PROSSIMA VOLTA  AVRO’ MOLTI DUBBI A VOTARE PD”

La seconda considerazione riguarda il partito democratico della nostra provincia e della nostra regione, del quale non capisco la logica e la strategia, un partito che dovrebbe tutelare la salute come un diritto universale, che dovrebbe lottare per l’accessibilità ai servizi, che dovrebbe spendersi per i servizi pubblici contrastando la privatizzazione di servizi essenziali e soprattutto che dovrebbe agire nell’interesse delle fasce più deboli della popolazione per combattere le disuguaglianze sociali.
A scanso di equivoci il partito democratico è il partito per il quale ho votato perché ideologicamente mi riconosco nelle politiche sopracitate, ma la prossima volta avrò molti dubbi!

Vi ringrazio per l’attenzione e mi scuso per la lunghezza della lettera, ribadisco che ho scritto queste cose per dare un contributo come cittadino, con spirito costruttivo, e perché credo che siamo ancora in tempo per evitare scelte che a mio giudizio sono molto sbagliate.

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