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“Non possiamo pensare ad un futuro bianco, dobbiamo pensarlo colorato”

Le parole del Cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento alla Centro Pastorale di Fano per la giornata mondiale delle Migrazioni.

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Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento

FANO – Domenica 27 settembre si è svolta a Fano, nei locali del centro pastorale, la giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, organizzata dall’Ufficio Migrantes della Diocesi insieme all’associazione Africa Chiama onlus ong.

L’iniziativa inoltre ha aperto di fatto la ventitreesima settimana Africana Regionale, un appuntamento ormai immancabile di riflessione e dialogo per e con l’Africa.

Ad aprire la serata il saluto di Dimitri Tinti, assessore al Welfare del Comune di Fano e lo spettacolo teatrale a cura della Nuova Accademia degli Arrischianti dal titolo “Gli dei di Lampedusa” per la regia di Laura Fatini.

A seguire la testimonianza del Cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento che ha raccontato: “…stavo male, (nel vedere i morti ripescati in mare n.d..r.) stavo a disagio, non sentivo più quel Dio che mi parlava d’amore.., vidi un poliziotto che a fine turno piangeva, infondo lui stava facendo il suo lavoro… Dio ci deve essere e non può essere girato dall’altra parte. Ho chiesto scusa, io sono vescovo e devo aiutare gli altri.
Quelle sacche contenevano cadaveri, – ha proseguito il Cardinale – molti avevano in bocca o addosso una medaglietta o un crocifisso, erano cristiani, morti così. Sono oltre 60.000 i morti in quel mare che ora parla più di morte che di bellezza, la storia di questi uomini però si incrocia con la nostra, e ci interroga.
Lampedusa è solo un isoletta, anche quest’anno piena di turisti che a volte vorrebbero vedere questi strani soggetti, (Migranti), ma Lampedusa non è un museo. Lampedusa significa lampada, faro, scoglio. Per alcuni è scoglio, è morte, per altri è farò, è vita, è l’isola delle contraddizioni, in essa troviamo un sud e un nord del mondo che si incontrano.
È facile pregare per dire a Dio cosa deve fare, invece dobbiamo dire a Dio noi cosa dobbiamo fare! Pregate e dite a Dio “fammi allargare le mani per accogliere”.
Chi affronta quel viaggio non lo fa per piacere, ma per trovare una possibilità di aiutare la propria famiglia. Per molti queste persone diventano cose, inviate da un casello all’altro come pacchi, chi sta in mezzo alla barca paga di più, chi sta all’esterno paga di meno perché più esposto ai rischi, all’acqua. Arrivano dal viaggio bruciati dall’acqua e dalla benzina che fuoriesce dal motore della barca.
“Ci definiamo società civile, credenti ma spesso c’è disprezzo per queste persone – ha concluso Mons. Montenegro – non possiamo pensare ad un futuro bianco dobbiamo pensarlo colorato, multietnico, non possiamo dire che non lo vogliamo, andremmo contro la storia. Il cambiamento è già iniziato, dobbiamo cercare gesti di integrazione che vuol dire “io e te dobbiamo vedere cosa abbiamo in comune per poter camminare insieme”.
Integrazione non è tolleranza ma accoglienza e inclusione. Abbiamo paura di essere invasi e di perdere quello che abbiamo, allora avviamo guerre ideologiche, ma l’ immigrazione non si può leggere con le posizioni ideologiche.
Se vi regalassi un mappamondo senza l’ America o l’Europa mi direste che non va, ebbene gli immigrati sono il sesto continente e non possiamo toglierlo dal mappamondo. L’immigrazione non è un emergenza, sono 39 anni che persiste, ma è la conseguenza della globalizzazione. Dio sta passando in mezzo a noi, chi non sa piangere non sa amare, non possiamo dire “poveretti”, cerchiamo di cambiare i nostri cuori per cambiare la storia.
L’ Europa non vuole cambiare poiché si fonda sul denaro, sull’economia e non sugli uomini. Mettiamo in gioco noi stessi, l’immigrato, se sa giocare a pallone lo pago, se sa cantare lo pago, se arriva col barcone mi fa paura! È la povertà che ci fa paura. Lottiamo con amore e ricostruiamo questa società che sta andando a pezzi!”
La serata si è poi conclusa con una preghiera interreligiosa introdotta da Don Sandro Messina, Direttore dell’Ufficio Migrantes, dal Vescovo Armando Trasarti e dall’Imam di Fossombrone.
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