Lucrezia piange Marco Pezzolesi, l’educatore che ha fatto della comunità la sua casa
Aveva 61 anni e una vita spesa per la famiglia, la parrocchia, i giovani e gli amici. Le testimonianze di chi l'ha conosciuto raccontano il ritratto di un uomo capace di trasformare la presenza in una forma concreta di Amicizia.

LUCREZIA – Aveva solo 61 anni ma per intere generazioni di ragazzi è stato molto più di un educatore: una presenza, un punto di riferimento, un uomo capace di trasformare la fede, l’amicizia e l’impegno quotidiano in attenzione concreta verso gli altri.
Ci sono persone che attraversano una comunità e persone che, invece, finiscono per diventare parte della sua storia. Marco Pezzolesi, scomparso a 61 anni, apparteneva senza dubbio alla seconda categoria.
A Lucrezia, dove era nato e cresciuto, Marco – per tutti semplicemente “Pezzo” – ha lasciato una traccia profonda, costruita negli anni attraverso la famiglia, le amicizie, il lavoro, l’impegno civile e, soprattutto, la vita della comunità parrocchiale. Una presenza che non aveva bisogno di ruoli solenni per essere riconosciuta: Marco c’era. C’era per i suoi amici, per la sua famiglia, per la parrocchia, per i ragazzi, per chi aveva bisogno di una parola, di una mano o semplicemente di qualcuno con cui condividere un momento.
Il suo impegno nell’Azione Cattolica e nella realtà parrocchiale rappresenta forse una delle immagini più autentiche della sua personalità. Marco è stato educatore di generazioni di giovani di Lucrezia. Un compito che non interpretava soltanto come un incarico, ma come una vera vocazione alla relazione con gli altri.
Anche chi scrive queste righe lo ha conosciuto proprio così: come educatore dell’ACR (Azione Cattolica ragazzi) della parrocchia di Lucrezia. Un’esperienza che permette oggi di comprendere ancora meglio quanto quella presenza fosse importante. Marco aveva la capacità di entrare in relazione con i ragazzi senza costruire distanze, di coinvolgerli, di ascoltarli e di accompagnarli. Non era soltanto qualcuno che organizzava attività: era una persona che sapeva esserci.
E proprio questo “esserci” sembra essere il filo conduttore delle testimonianze di chi lo ha conosciuto. La sua fede non era vissuta come qualcosa di separato dalla vita quotidiana, ma entrava nelle relazioni, nella famiglia, nel lavoro, nelle amicizie e nell’impegno per la propria comunità.
Insieme alla moglie Luisella aveva fatto della propria casa un luogo di accoglienza e di incontro. Una casa aperta agli amici, ai giovani, alle famiglie, dove la convivialità si accompagnava alla preghiera e alla condivisione. Una dimensione familiare che diventava, quasi naturalmente, dimensione comunitaria.
Marco aveva inoltre un forte senso dell’impegno civile e della partecipazione alla vita della sua comunità. Era una persona abituata a non tirarsi indietro, a mettersi a disposizione, a prendere sul serio ciò che riguardava gli altri. Il suo modo di vivere la cittadinanza, come quello di vivere la fede, passava dalla concretezza: fare, partecipare, aiutare, costruire relazioni.

Anche il lavoro racconta qualcosa della sua capacità di reinventarsi e di mettersi in gioco. Dopo l’esperienza nell’azienda di famiglia, Marco aveva intrapreso una nuova strada con il suo furgoncino e con l’attività “Pesce cotto da Marco”. Un’attività diventata presto riconoscibile in molti paesi e città, non soltanto per il cibo, ma per la persona che stava dietro quel banco: il suo sorriso, la sua energia, la sua capacità di fermarsi a parlare con tutti.
Ma sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto per il suo carattere vulcanico o per la simpatia che sapeva suscitare. Le parole di chi gli è stato vicino raccontano un uomo capace di tenere insieme dimensioni apparentemente diverse: la fede e l’allegria, la concretezza e la generosità, il lavoro e il servizio, la famiglia e l’impegno per gli altri.
Soprattutto, raccontano un uomo che aveva un’attenzione particolare per le nuove generazioni. Marco credeva nei ragazzi e nella possibilità di accompagnarli nella crescita. Per questo il suo ruolo di educatore è forse il modo più autentico per ricordarlo: non tanto per ciò che ha fatto, quanto per ciò che ha lasciato nelle persone che ha incontrato.
La sua morte lascia dunque un vuoto che riguarda molte persone e molti ambienti della comunità di Lucrezia. Ma le testimonianze raccolte raccontano anche qualcosa di diverso dal semplice dolore: raccontano una presenza che continua attraverso i ricordi, gli insegnamenti, le relazioni costruite negli anni e quella responsabilità verso gli altri che Marco ha saputo trasmettere.
Il funerale di Marco Pezzolesi sarà celebrato sabato 15 agosto alle ore 9.15 nella chiesa parrocchiale Sant’Apollinare di Lucrezia.
La redazione si stringe con affetto alla famiglia di Marco, alla moglie Luisella e ai figli Francesca, Giovanni e Alessandro e a tutti coloro che hanno condiviso con Marco un tratto breve o lungo della propria vita.
“LA SUA GIOIA NASCEVA
DA UN RAPPORTO PROFONDO
CON IL SIGNORE”
La testimonianza di don Marco Mascarucci, parroco di Lucrezia
Conobbi Marco nel 1982, quando iniziai il mio servizio di vice-parroco a Lucrezia.
Fui colpito dai primi incontri che ebbi con lui dalla sua serenità e allegria contagiosa.
Riusciva a diffonderla in modo spontaneo nelle situazioni più diverse: nelle riunioni del gruppo giovanissimi in parrocchia, nei momenti di divertimento e di svago, negli incontri con gli amici e con le persone che frequentava, desideroso com’era di stringere sempre nuove relazioni con tutti.
Quello che di lui mi ha sempre colpito è la capacità che possedeva fin da ragazzo di portare la Buona Notizia di Gesù anche negli ambienti solitamente refrattari ad accoglierla. La cordialità che lo ha sempre contraddistinto gli consentiva di comunicare con facilitale sue salde convinzioni religiose. Anche nel bar di Lucrezia che frequentava, Marco parlava di Gesù con frasi concise e adatte a chi avvicinava e dava anche perfino un libro di preghiera quando vedeva in alcuni l’interesse per la fede. Testimoniava la propria gioia che attingeva dalla Parola di Dio e nel contempo non ostentava nessuna pretesa di elogi o di riconoscimenti sul suo conto quando alcuni attratti dal suo esempio raccoglievano con frutto i consigli che egli dava.
Marco è stato sempre così…
Certamente la testimonianza che offriva era frutto di un rapporto personale con il Signore iniziato dall’infanzia, maturato negli anni e consolidato poi insieme a Luisella, sua sposa, i figli e tutta la famiglia. La sua casa, come ha ricordato ieri nella veglia il nostro diacono Giovanni Nicotra è divenuta per tante famiglie, giovani e persone un luogo dove si poteva trovare sempre un’accoglienza cordiale e il conforto della Parola del Signore. Ha continuato fino agli ultimi giorni della vita a donarci l’esempio di un legame profondo con il Signore che ora potrà contemplare con il suo spirito.
Caro Marco, noi preghiamo perché tu sia tra le braccia del Padre, ma tu prega per noi perché impariamo davvero cosa significa donare il Cristo ai fratelli.
Don Marco Mascarucci
UN BEL PEZZO DI VITA,
COSTRUITO “PEZZO DOPO PEZZO”
Il ricordo dell’amico e coetaneo Michele Ambrosini
Ricordare “Pèzzo” è ricordare un bel… pezzo di vita! Siamo coetanei (1965), siamo Lucreziani DOC, siamo stati compagni di Scuola (Asilo, Elementari), siamo stati compagni di giochi nei pomeriggi dopo la scuola, quando i giochi iniziavano con: “facciamo finta di…” e si diventava esploratori degli abissi (ci lanciavamo dalla finestra della soffitta sulla montagna di carta che suo nonno (Aldo de Flipett) formava separando l’alluminio del tetra-pak dalla carta… e diventava per noi l’oceano… dove il “dai facciamo finta che adesso ci attacca un mega squalo o la piovra gigante” …e noi ovviamente li uccidevamo… a dir la verità qualche volta per mia “distrazione”, Pèzzo” veniva ingoiato… ma poi il mio “eroismo” lo salvava aprendo la pancia del mostro!
E quando, dopo il gioco, era ora della merenda e la mamma di Marco (la Marisa de Flipett) ci preparava il panino con la Nutella, arrivava il momento massimo di complicità tra noi: essendo il Pèzzo di buona stazza, il panino per lui era sempre più piccolo del mio, (“dop te fa mel”)… e qui scattava il piano “B”: Io dovevo far finta di avere ancora fame, e siccome a me la Marisa non poteva dire di no… cosa fai? A me si e a Marco no? E così anche Marco faceva il “bis”, con la Marisa che diceva: “Tu prò Michele en l’arconti giusta”!
Questi sono ricordi “semplici”, ma non tanto, perchè ricordarli a distanza di oltre 50 anni, significa che hanno costruito, è il caso di dire… “pezzo dopo pezzo” la nostra amicizia.
Ma dietro il nome “Pèzzo” c’è un vocabolario: dire Marco è dire Amicizia vera, Fedeltà, Convinzione, Serietà, Profondità, Cristiano vero (non bigotto), Lealtà, Semplicità, Coraggio, Corazza, Generosità… Libertà interiore, Vivacità.
La sua mente e il suo cuore rivolti al Cielo e i piedi ben saldati a Terra lo hanno reso il “Pèzzo” d’uomo che tutti abbiamo conosciuto e avuto la “Grazia” di avere incontrato nella nostra vita!
Ciao Pezzo… tant c’arvedrin prima o poi!
Michele Ambrosini
UN TESORO PER TUTTE LE PERSONE
CHE LO HANNO CONOSCIUTO
Il ricordo degli amici attraverso Marianna, Daniele, Alice e Massimo
Gli amici lo ricordano tramite Marianna e Daniele Marinelli e Alice e Massimo Rondina.
Marianna afferma che “Le persone che amiamo non se ne vanno. Ci camminano accanto ogni giorno, invisibili, silenziosi, ma sempre vicini.
Cosi sarà con te caro amico, saranno i tuoi ricordi a riempire i nostri cuori e darci la forza per andare avanti senza di te”.
Alice afferma che “Si dice chi trova un amico trova un tesoro e Marco è stato un tesoro per tutte le persone che lo hanno conosciuto. Con lui ogni momento aveva un qualcosa in più… una chiacchierata, una camminata, una serata, una partita a carte. Appassionato della vita, della lettura e dello di sport, uomo di fede e di famiglia. Un grande Amico con cui era bello condividere tutto. Sempre presente, nei momenti difficili era il primo a tendere la mano e ad accompagnare chiunque fosse in difficoltà, con il conforto e la preghiera. Anche in questo periodo era più lui che dava forza a noi, che noi a lui. Ci mancherà tantissimo.”
MARCO, IL DONO DI ESSERCI
Il ricordo di Elisa Rondina che ha avuto Marco come educatore
Improvvisare! È forse una delle prime parole che vengono in mente pensando a Marco. Perché Marco aveva quella rara capacità di stare in mezzo agli altri con naturalezza, di prendere una situazione, anche la più semplice, e trasformarla in un momento da ricordare. Con la sua innata simpatia sapeva tenere banco, inventare, scherzare, strappare una risata. E quando improvvisava, in qualche modo, riusciva sempre a coinvolgere tutti.
Ma dietro quella leggerezza c’era molto di più. C’era la forza di un uomo che aveva fatto della presenza agli altri uno dei tratti più autentici della propria vita. Marco era un educatore, nel significato più bello della parola. Lo è stato nell’Azione Cattolica, dedicando tempo ed energie ai più giovani, ma lo era soprattutto nella vita di tutti i giorni. Non aveva bisogno di grandi discorsi: educava con l’esempio, con la disponibilità, con la capacità di ascoltare e di esserci. Sapeva stare accanto alle persone e farle sentire parte di qualcosa.
Era un lavoratore instancabile, uno di quelli che difficilmente stavano con le mani in mano, davanti a qualcosa da fare subito si rimboccava le maniche. Il lavoro, l’impegno, il senso del dovere erano parte di lui, vissuti con quella concretezza che lo contraddistingueva.
Poi c’è il Marco che tutti noi abbiamo conosciuto e al quale abbiamo voluto bene: il paracadutista della Folgore dal cuore immenso. Forte e buono allo stesso tempo. Capace di trasmettere sicurezza, ma anche di alleggerire ogni momento con una battuta e un sorriso. E c’era quella casa, la casa in cui viveva con Luisella e i loro tre figli, che per tanti di noi non è stata semplicemente una casa. Era un luogo dove la porta rimaneva sempre aperta, capace di accoglierci e di abbracciarci tutti insieme, fin da quando eravamo giovani ragazzi in cerca del nostro futuro. Lì abbiamo condiviso risate, giornate, pensieri e pezzi di vita. E forse allora non potevamo saperlo, ma stavamo costruendo alcuni dei ricordi più preziosi che oggi abbiamo.
Ognuno di noi conserverà un’immagine diversa di Marco, un episodio, una battuta, un momento trascorso insieme. Ma c’è qualcosa che accomuna tutti questi ricordi: Marco sapeva voler bene.
E chi ha avuto la fortuna di essere voluto bene da Marco porterà sempre con sé un po’ della sua forza, della sua allegria e del suo cuore immenso.
Elisa Rondina
LA PATERNITA’ SPIRITUALE
DI CHI SA FARSI PROSSIMO
La testimonianza di Giovanni Nicotra, diacono
La prima parola che mi viene in mente pensando a Marco è padre . Una paternità che in lui non si è limitata a quella biologica, ma è diventata un atteggiamento del cuore verso chiunque gli fosse accanto. Guardando Marco ho imparato la vera “paternità spirituale”: quella di chi sa riconoscere i bisogni dell’altro e, con cura, si fa prossimo. Per me, oggi, servo della Chiesa, guardare a te – sposo e padre di famiglia – significa imparare proprio questo.
La casa e la famiglia che ha costruito con Luisella è stata per me, fin da piccolo, un luogo familiare: possibilità di incontri, ristoro, lunghe chiacchierate e fraternità, sempre vissute attorno alla mensa della Parola senza tralasciare la convivialità intorno a del buon cibo. Una casa abitata dalla presenza di Gesù, da cui tutto prendeva origine e in cui tutto trovava compimento.
Marco non è stato un eroe e non ha compiuto cose straordinarie, ma ci lascia il dono di un’ordinarietà capace di fare spazio all’altro, dove la fedeltà alla quotidianità si trasforma in armonia. Famiglia, lavoro, passioni, vita ecclesiale e servizio sono stati integrati in una vita piena e realizzata che già profumava d’eternità.
Grazie Marco. In questo nostro tempo sempre più frammentato, la tua vita mi testimonia che tutto, ma proprio tutto, parte e trova senso se vissuto in Gesù: sposo, fratello e amico.
Giovanni Nicotra
E’ NELLE TUE MANI…
di don Sergio Carettoni, ex parroco di Lucrezia
È nelle tue mani, o Padre del Cielo,
che ora deponiamo con delicatezza
lo spirito di Marco, uomo di famiglia:
figlio e fratello, sposo, padre e nonno,
la concretezza del suo amore quotidiano,
la sua passione profonda e convinta,
impreziosita da tanti sacrifici invisibili,
perché ogni giorno a nessuno dei suoi
mancasse la bellezza della sua presenza e del suo amore.
È nelle tue mani, o Padre, che affidiamo Marco,
uomo di oratorio, di comunità e di Chiesa:
figlio, fratello e padre nella fede e nella speranza,
educatore nell’amore di generazioni e generazioni
di ragazze e di giovani della sua amata Lucrezia,
accolito nella tua Chiesa diocesana
e, nel lungo succedersi degli anni, umile servitore,
sempre pronto all’incontro con tutti
là dove le strade della vita incrociano la verità dei cuori.
È nelle tue mani, o Padre, che riconsegniamo Marco,
dono ricevuto da Te e a Te restituito:
un talento affidato alle nostre mani,
ritornato a Te, moltiplicato e ancora più prezioso,
per l’amicizia, la delicatezza, l’allegria
e la passione caparbia di essere stato
un testimone coraggioso del Vangelo di Gesù.
È dalle tue mani, o Padre del Cielo,
che riceviamo ora il testimone di Marco:
lo affidi Tu alle mani di ciascuno di noi,
per continuare a nostra volta qualcosa di Marco,
dentro il viaggio della nostra stessa vita,
perché la morte non chiude la sua storia,
ma dentro di noi la trasforma in responsabilità.
Ciò che abbiamo visto in Marco,
ora diventa una consegna per ciascuno di noi,
per un’umanità sempre nuova
nella bellezza della fede nel Signore risorto.
Così sia per Marco.
Così sia per tutti noi.