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Elezioni regionali, ecco perché Sinistra per Urbino non sosterrà Mangialardi

Critica alle poltiiche portate avanti dal PD di Ceriscioli e alle modalità di scegliere i candidati del Centro sinistra per le elezioni regionali.

sinistra per urbinoURBINO – “Sinistra per Urbino” si è caratterizzata fin dal suo sorgere per l’impegno e il contributo nella costruzione di una sinistra di classe a difesa dei lavoratori e degli sfruttati.
È un gruppo politico locale e pertanto non è presente nella competizione elettorale delle Regionali del 20/21 settembre 2020.
“Tuttavia – scrivono in una nota i rappresentanti – ciò non ci esime dall’esprimere il nostro giudizio politico e nel fornire quelle indicazioni di voto ai cittadini, simpatizzanti e militanti che ci seguono.
Per recuperare una situazione difficile di consensi, sarebbe stata necessaria da parte del Pd, che ha espresso la giunta Ceriscioli uscente, una svolta nei contenuti e nelle candidature, con un programma incentrato sull’abbandono delle privatizzazioni, sulla difesa dei posti di lavoro, sulla tutela dell’ambiente, e sul sostegno agli strati sociali in difficoltà.
Non solo, sarebbe stato necessario un dialogo serrato con le altre forze di sinistra: per unire ogni formazione politica nella difesa della democrazia e avanzare una scelta progressista in Regione.
Invece sono mancati il dialogo e la disponibilità a formare una coalizione efficace e allargata, con la scelta comune del candidato Presidente e un rinnovamento delle proprie candidature (in discontinuità rispetto ai contenuti della vecchia Giunta) che lanciasse un segnale non equivoco, di sinistra.
Il Pd si è presentato con il suo candidato Presidente, i suoi candidati e le sue politiche, come scelte indiscutibili di fronte alle quali le altre forze di sinistra avrebbero potuto soltanto adattarsi, oppure uscire dalla coalizione. Un modo di procedere che mette al centro gli interessi del proprio partito e non gli interessi della Regione.
Le politiche liberali della Giunta uscente del Pd si sono tradotte in materia economica e sociale in un accentuato liberismo che ha favorito il populismo della destra, ora in vantaggio nei sondaggi.
In particolare le politiche in materia sanitaria si sono rivelate un vero e proprio disastro per il governo uscente del Pd a guida Ceriscioli, tale da evitarne la riconferma per la prossima legislatura a causa della sua impopolarità.
Ma se la politica sanitaria, materia di competenza regionale, si è rivelata un disastro, non meno deficitarie sono state le politiche sociali, economiche ed ambientali: basti pensare per quanto riguarda la nostra provincia alla sciovia del Catria, e al balletto sulla ciclabile Fano Urbino per cercare di affossare definitivamente la ferrovia.
Tutto ciò ha avuto pesanti conseguenze sui lavoratori e sul tessuto sociale ed economico della Regione, in particolare dell’entroterra che si è visto abbandonato a sé stesso e privato delle strutture e infrastrutture fondamentali.
Di questa situazione ne ha approfittato la destra, che con il suo populismo spicciolo specula sui disagi della popolazione per accrescere il consenso.
La destra si presenta nella sua veste più aggressiva e reazionaria, candidando un esponente del partito Fratelli d’Italia, su cui numerosi osservatori hanno già espresso seri dubbi circa i suoi valori costituzionali e resistenziali: si tratta d’altro canto di un partito in cui albergano nostalgie per il tragico Ventennio.
Una vittoria di questa coalizione guidata dall’estrema destra significherebbe per la nostra Regione un aumento delle politiche razziste e discriminatorie nei confronti dei migranti, un accrescimento dei sentimenti omofobi, un arretramento sul piano delle libertà e dei diritti acquisiti dalle donne, nonché su quello dei valori antifascisti.
Non solo, ma le politiche ultraliberiste dei partiti di destra, come abbiamo osservato nelle regioni dove già governano, tendono a produrre in vari settori come la sanità, i trasporti, l’assistenza, un ulteriore e più radicale processo di privatizzazione, a causa del quale, per restare soltanto alla sanità, le classi popolari hanno pagato un prezzo molto salato in termini di vite umane durante la tragica fase del Covid 19.
Conseguentemente “Sinistra per Urbino” si impegnerà a smascherare le politiche populiste, antidemocratiche e antisociali della coalizione dell’estrema destra, consapevole che una sua vittoria sia una grave sciagura per la Regione e per il nostro Paese.
Il movimento 5 stelle si dibatte in una grave crisi identitaria dopo la sciagurata alleanza di governo con la Lega, nel corso della quale ha potuto toccare con mano come destra e sinistra non soltanto esistono, ma come la destra sia tanto forte da condizionare anche formazioni politiche che si richiamano alla sinistra.
Questa crisi identitaria, questa ostinata adesione all’ideologia postmoderna che ritiene inadeguate le categorie di destra e sinistra, priva quel movimento di un suo orientamento ben delineato e gli impedisce di guidare un processo politico popolare, antifascista e di reale rinnovamento in Regione.
Ci auguriamo che le liste che si battono per la ricostruzione di una sinistra di classe all’interno e all’esterno della coalizione di centro sinistra raggiungano risultati di piena soddisfazione.
La simpatia e l’augurio più fervidi vanno alle formazioni che si presentano a sinistra dello schieramento di Mangialardi, perché non sono condizionate dalle politiche del Pd, esprimono contenuti in difesa dei lavoratori, degli sfruttati e dei beni comuni, e presentano candidati che troviamo quotidianamente al nostro fianco nelle lotte contro il razzismo, per l’emancipazione, per i diritti dei lavoratori, per condizioni di lavoro e di vita giusti ed equi, contro l’oppressione e lo sfruttamento, per quei principi, vale a dire, in difesa dei quali “Sinistra per Urbino” è sempre impegnata.
Avremmo preferito che questi contenuti fossero stati espressi in una lista comune, ma alcuni atteggiamenti spontaneisti da antipolitica e altri di appartenenza simbolica identitaria hanno prevalso su un necessario e inderogabile spirito unitario”.
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