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Coronavirus “fase 2”, le molte cose da fare a Fano

Come accade dopo la guerra, gli investimenti pubblici per opere di pubblica utilità possono dare un mano all’economia. A Fano la scelta non manca.

caserma paolini fanoFANO – La guerra contro il morbo non è ancora finita e chissà se, quando e come terminerà. Con buona pace di chi si ostina a credere che tutto possa tornare come prima, che nulla rischi ancora di accadere e che insomma non sia poi successo niente.

Intanto però, volenti o nolenti, siamo già entrati in un’economia post-bellica. Per giusta volontà del Governo e pure perché non esiste davvero alternativa, come si usa fare nei periodi di grande depressione è tempo di porre mano alle opere di pubblica utilità.

Le sole che possono far ripartire il sistema, assorbendo manodopera, facendo il bene della collettività e in sostanza dando il pane alla gente.

A Fano, in tal senso, quanto a priorità  non c’è che l’imbarazzo della scelta. La posa delle scogliere a Sassonia nord rimane un imperativo categorico non più dilazionabile, tale da rimediare ad un intervento iniziale stolidamente concepito e colpevolmente lasciato incompiuto.

Il recupero funzionale dalla caserma Paolini è ormai diventato una leggenda metropolitana cui non crede più nessuno, visto che la montagna di idee (o presunte tali) messe sul tavolo dalle menti illuminate non ha partorito il benché misero topolino di atti concreti.

Poco distante resta irrisolta la situazione dell’area lasciata libera dalla stazione di servizio Agip e sono ormai anni che nessuno si decide a muovere un dito.

Privilegiare le infrastrutture, si raccomanda. E allora non sarebbe male completare degnamente la strada interquartieri, realizzando il tratto che dalla Trave sbucherebbe a Gimarra e dando così alla città qualcosa che assomigli ad una circonvallazione in grado di eliminare il traffico di attraversamento, problema che i cosiddetti lavori compensativi (in realtà un’inutile colata di cemento e asfalto) non hanno minimamente risolto.

E considerato che le scuole sono chiuse  perché non approfittarne per partire con l’edificazione del nuovo Liceo Pedagogico e la messa in sicurezza degli istituti bisognosi di un ripristino?

Per non parlare poi del verde urbano, che versava in condizioni drammatiche in tempi normali ed ora è ridotto in uno stato poco meno che apocalittico.

In definitiva, c’è parecchio da fare. Purtroppo ma anche per fortuna. Che sia finalmente la volta buona? Ed era proprio necessario aspettare il virus per darsi una mossa?

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