Il Metauro
notizie dalla valle del Metauro

A Fano una camminata contro il silenzio: un sudario per i bambini di Gaza

"Fermiamo il genocidio": nella giornata di Ferragosto in tanti hanno percorso la battigia tra il Lido e l'Arzilla portando un telo con 18.457 nomi.

FANO – Un lungo lenzuolo bianco con i nomi di 18.457 bambine e bambini palestinesi da 0 a 17 anni uccisi a Gaza. È questa l’immagine che ieri, sabato 15 agosto, ha attraversato la spiaggia di Fano, dal faro del porto fino alla spiaggia dei Fiori di Gimarra, per poi tornare indietro lungo lo stesso percorso.

L’iniziativa, dal titolo “Un sudario per i bambini di Gaza: fermiamo il genocidio”, è stata promossa dalla Rete Pace e Disarmo di Fano e Pesaro. Una camminato in silenzio lungo la riva, molti con bandiere della pace e della Palestina, portando a turno il grande telo che dà il nome all’iniziativa.

UN TELO CHE VIAGGIA DA MESI PER L’ITALIA

Il sudario è opera del collettivo “Carnia per la Pace”, nato a Tolmezzo, in provincia di Udine, come gruppo spontaneo di sostegno al popolo palestinese. Il telo, largo 7,5 metri e lungo 25, riporta i nomi scritti a mano di 18.457 bambini e bambine, ragazzi e ragazze fino a 17 anni, uccisi a Gaza dal 7 ottobre 2023: tra loro anche neonati che non avevano compiuto un giorno di vita.

Il progetto porta la firma ideale della giornalista e scrittrice Paola Caridi, autrice della lectio magistralis “Non dimenticare un solo nome. Elegia per i sudari di Gaza”, presentata al festival “Vicino/Lontano” di Udine nel maggio 2025: proprio da quel titolo nasce lo striscione che accompagna il telo in ogni tappa.

Da allora il sudario ha attraversato l’Italia in lungo e in largo: le strade di Roma, da Piazza Vittorio al cimitero del Verano; piazza Duomo a Milano; la spiaggia di Riccione, e ieri anche la spiaggia di Fano.

IL CONFLITTO NON È MAI FINITO

Gli organizzatori fanesi hanno voluto legare l’iniziativa a un punto preciso: la narrazione di una guerra ormai conclusa non corrisponde a quanto accade nei territori palestinesi. I bombardamenti non si sono mai davvero fermati a Gaza, nemmeno dopo l’istituzione del cosiddetto “Board of Peace”, mentre in Cisgiordania le violenze di esercito e coloni restano diffuse.

I numeri, purtroppo, danno sostanza a questa preoccupazione. Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas è entrato in vigore l’11 ottobre 2025, ma da allora si è continuato a registrare vittime: le stime più recenti, diffuse nelle scorse settimane, parlano di oltre 1.250 palestinesi uccisi dall’inizio della tregua.

A inizio estate le Nazioni Unite avevano già verificato oltre mille morti nei mesi successivi all’accordo, tra cui 121 donne e 253 minori, mentre Save the Children denunciava che nei primi sei mesi dopo il cessate il fuoco almeno due bambini al giorno erano stati uccisi o feriti.

Ai morti e al dolore dei sopravvissuti si aggiunge una crisi umanitaria che i riflettori mediatici, spenti dopo l’annuncio della tregua, raccontano sempre più raramente: ospedali che funzionano solo in parte, attacchi alle strutture sanitarie, carenza cronica di farmaci e acqua, migliaia di corpi ancora sotto le macerie.

PERCHÈ CONTINUARE A CAMMINARE

È proprio questo scarto – tra un conflitto dichiarato e concluso solo nei titoli dei telegiornali quando invece una popolazione civile continua a contare morti, feriti e privazioni – il cuore del messaggio che la “Rete Pace e Disarmo di Fano e Pesaro” ha voluto portare anche a Fano.

Iniziative come questa non sostituiscono l’informazione, ma la richiamano al suo compito: tenere accesa l’attenzione su una crisi che, dietro l’apparente normalizzazione, resta una delle più gravi tragedie umanitarie contemporanee.

Camminare in silenzio lungo la battigia, con in mano un telo che restituisce un nome e un ‘volto’ a ciascuna delle migliaia di vittime più giovani ai quali è stato tolto il futuro e il diritto alla vita, è un gesto piccolo davanti alla portata della tragedia. Ma è anche, nelle parole di chi lo porta di città in città da mesi, un modo per non permettere che quei nomi, e quello che rappresentano, scompaiano dall’agenda pubblica.

altri articoli