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Le Comunità marchigiane per la salute mentale a rischio chiusura

Il problema della salute mentale è letteralmente esploso. Ma le risorse stanziate dalla Regione Marche non sono sufficienti. Il rischio è la chiusura dei centri

ANCONA – “Così rischiamo la chiusura. Ci rivolgiamo a tutte le forze di maggioranza e opposizione della Regione per urlare la nostra preoccupazione verso il futuro prossimo di tutte le nostre Comunità e dei tanti ragazzi e adulti che aiutiamo ogni giorno con i nostri centri”.

Si tratat dell’appello di realtà che operano nell’ambito della salute mentale: Associazione Alpha, Cooperativa Alpha Labirinto, T41 B, T 41 A, Nuova Ricerca Agenzia Res, Gruppo Atena, Utopia, Aretè, Solidale, Liberamente.

“Ci troviamo – prosegue la nota – in un momento storico in cui il problema della salute mentale è letteralmente esploso. Nel 2024, oltre 16 milioni di italiani lamentano disturbi psicologici di media e grave entità, con un incremento del 6% rispetto al 2022 (ultima analisi di Unicusano sulla salute mentale degli italiani).

Un panorama in cui la categoria più colpita dal disagio psicologico è sicuramente quella dei giovani: il numero di ragazze e ragazzi con fragilità in Italia supera i 700 mila, con ansia e depressione che rappresentano le problematiche più diffuse.

Non è un caso che le richieste d’aiuto ai sistemi pubblici e privati siano in continuo aumento, per ogni fascia d’età e purtroppo non a tutte riusciamo a dar risposta. Non c’è una comunità fra noi che non sia al completo e i nostri educatori che cercano di fare l’impossibile con grande impegno e disponibilità per far fronte a tutte le problematiche delle persone che seguiamo.

Un impegno che è stato giustamente riconosciuto anche a livello nazionale tanto che è stato rivisto il contratto nazionale CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) per le cooperative sociali, con un aumento del 14%.

Un adeguamento a cui però la Regione Marche non è riuscita a far fronte. Pur ringraziandola per essersi interessata al problema, ha previsto soltanto un aumento delle rette del 2% per le sole comunità per minori.

Gli operatori nel nostro settore – continua la nota – rappresentano il 90 per cento dei costi e l’aumento dei contratti è destinato a metterci in grande crisi. Un aumento a cui non sappiamo come far fronte se la Regione non adeguerà le rette per gli ospiti, pena iniziare con l’indebitarci e finire con la chiusura di servizi essenziali, abbandonando centinaia di famiglie che nelle nostre strutture cercano una risposta che lo Stato da solo non è mai riuscita a dare.

Abbiamo visto che ad oggi la Regione ha rivisto tutte le tariffe per la sanità, andando ad adeguare in modo parziale e non complessivo i servizi di salute mentale. Chiediamo che si faccia lo stesso anche per noi, che si adeguino in modo sostenibile delle tariffe che non vengono ritoccate dal 2016. La salute mentale va trattata alla stregua di qualsiasi altro problema sanitario”.

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