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Il ricordo di Leda Manoni a undici anni dalla sua scomparsa

La figura di Leda raccontata con le parole di suo fratello Marco.

leda manoniLUCREZIA – Il 25 giugno di undici anni fa moriva Leda Manoni. Il ricordo nelle parole del fratello Marco con un sguardo al passato che ci fa anche rivivere importanti momenti storici come il passaggio del fronte durante la Seconda Guerra Mondiale.

Leda nasce il 9 gennaio 1937 a Lucrezia in via Pilone. Eravamo una famiglia contadina composta dai nostri genitori, Giovanni e Lidia, dai nonni paterni, Pasquale e Caterina, lo zio Giuseppe, disabile, e noi quattro figli: Leda, Marco, Fiorella e Rita.

La vita della nostra famiglia era caratterizzata dalla fede cristiana: nonna Caterina, con il suo rosario sempre in tasca, ogni tanto raccontava a noi ragazzi un episodio del Vangelo di Gesù. Uno di questi era: ‘Quando il fariseo chiede a Gesù: ‘Signore cosa devo fare per meritare la vita eterna?’. Gesù rispose: ‘Dipenderà dall’amore che avrai riversato verso Dio e verso il prossimo’.

Credo proprio che nonna Caterina e mamma Lidia abbiano diffuso in noi il sapore della figura di Gesù nella nostra stagione di fanciulli.

Nel 1944 la nostra vita viene sconvolta dal passaggio del fronte di guerra sul nostro territorio. Ricordo le notti rinchiusi nel rifugio dove c’erano bimbi piccoli, donne e anziani. Eravamo tutti impauriti quando i proiettili di cannone saettavano nella notte, tracciando strisce luminose che finivano con un botto. Risultato: case demolite e gente che moriva.

Arrivò settembre, tutti festeggiammo la pace sognando quella vera che esalta l’amore, il perdono, la libertà e la condivisione. A questo punto per me e mia sorella Leda è tempo dell’inizio della scuola elementare ma la situazione era alquanto disastrata perché i soldati tedeschi, prima di andarsene, demolirono case, scuole, ponti e persino la nostra amata chiesa di Lucrezia.

Per fortuna la nostra insegnante Giulia Corsini possedeva una casa colonica in via Pilone e mise a disposizione del direttore didattico una stanza: è lì che passammo il nostro primo anno di scuola. Ricordo che quell’anno il mese di settembre ci regalò tante giornate di sole così la nostra insegnante fece portare i banchi di scuola sull’aia del contadino.

Dio, che ricordi belli! Durante le lezioni avevamo la compagnia di mamma chioccia con i suoi pulcini, il gatto sonnecchiava sul marciapiede e, sopra di noi, volteggiavano, passeri ed usignoli.

Purtroppo, in quell’annata, dovemmo sopportare la morte di un compagno di scuola che si chiamava Dante. Dio quanta tristezza! Non riuscivamo a renderci conto. Andammo al suo funerale a piedi, accompagnati dalla nostra insegnante.

Ricordo che era una splendida giornata di inizio primavera. Sui lati della strada tante margherite in fiore circondate da stormi di farfalle che volteggiavano gioconde, dal cielo azzurro le rondini planavano sopra il corteo funebre, i davanzali erano pieni di gerani in fiore: davvero una splendida coreografia in versione divina.

Leda diceva che era l’anticamera del paradiso per il nostro piccolo angelo Dante. Lei che fin da piccola era alla ricerca della vera fede che porta ad essere seguaci di Gesù.

Arriva l’adolescenza. La nostra vita è segnata dai lavori nei campi. Eravamo iscritti all’Azione Cattolica. Leda, insieme alla sua inseparabile compagna Rosanna Rondina e a tante altre giovinette, preparava incontri in parrocchia sotto la guida del nostro amato parroco don Ettore Carboni. Sarà questo l’inizio del nostro cammino di fede.

Nel 1949 in casa muore nonno Pasquale e sarà Leda a raccomandargli l’anima a Dio. Passa il tempo, arrivano i 18 anni, e in casa nostra, si verificò una tragedia: un incidente stradale si portò via il nostro caro babbo Giovanni.

Anche in questa triste vicenda fu Leda ad aiutare tutti. La morte di babbo portò in casa una serie di sofferenze e sacrifici. Più tardi, non mancò la mano della Provvidenza che rappresentò per noi la speranza.

Ricordo che erano tempi in cui gli anziani morivano in casa. Così, nel 1957, morì anche zio Giuseppe e, da ultima, nonna Caterina. Fu sempre Leda a stare loro vicini e pregare insieme.

La vita continua. Leda incontra Fiorano. Si uniscono in matrimonio: fu davvero una bella stagione di coppia anche se non arrivò il dono dal cielo di un piccolo erede. Ma negli anni ’80, in una giornata uggiosa di novembre, Leda, tornando dal lavoro, trovò Fiorano senza vita disteso sul loro letto. Dio che tragedia! Ma era sempre lei a consolare tutti dicendo: “Fiorano, prega per noi dal Paradiso!”.

Così iniziò una nuova vita mettendo tutte le sue energie nell’impegno parrocchiale che coincise con l’arrivo del nuovo parroco don Giuliano Bonazelli. Da quel momento iniziò una moderna stagione della nostra parrocchia lucreziana.

Leda mise tutte le sue energie aiutando i primi immigrati, gli anziani soli, e tanti giovani condividendo con loro quel poco che possedeva. Più tardi arrivò il dono dell’Istituto “Santa Famiglia” con don Stefano Lamera che plasmò il suo amore per Cristo.

Purtroppo un triste giorno i medici diagnosticarono a Leda un tumore ma lei non si perse d’animo, coadiuvata dall’aiuto più grande: il rosario mariano che tanto amava.

Ricordo quando chiese a don Marco l’estrema unzione. Eravamo tutti avvolti da dolore e speranza in cui traspariva la croce e la risurrezione di Gesù.

Sono trascorsi 11 anni dalla sua morte. Nella mia mente, come in una allegoria da sogno, vedo Leda e Fiorano insieme al piccolo Dante volare felici nell’azzurro infinito del cielo ed ancora più su sino al cospetto del Padre celeste e il Signore Gesù”.

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