Il Metauro
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I mosaici del Duomo di Pesaro con nuova luce

Aumenta il numero delle vetrate nel pavimento cosi da scoprire altre parti dei mosaici dela cattedrale

foto Giovanni Tommasoli

PESARO – Mercoledì 5 novembre alle ore 17, nella Cattedrale di S. Maria Assunta di Pesaro sarà
presentato il lavoro compiuto per la realizzazione di una seconda sezione di vetrate
pavimentali, che amplia la visione dei mosaici presenti nel sottosuolo della Cattedrale di Pesaro.

L’iniziativa è il frutto della collaborazione fra Arcidiocesi di Pesaro, Parrocchia di Santa Maria
Assunta e Fondazione Scavolini; l’intervento è stato realizzato sotto l’alta sorveglianza della
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e
Urbino, e ha avuto come oggetto la prosecuzione dei lavori già condotti nel 2024, con la finalità
di accrescere ulteriormente la superficie musiva visibile.

Il lavoro è stato avviato nel 2024, con l’apertura di un primo consistente numero di finestrature,
unitamente alla sostituzione di tutte le vetrature già presenti e alla realizzazione di un nuovo
impianto di illuminazione.

Il nuovo intervento 2025 ha condotto all’apertura di un’ulteriore porzione di pavimentazione, così da collegare i due gruppi di specchiature al centro della navata principale, già realizzati nell’anno precedente.

L’esecuzione dell’opera, in linea di continuità, è stata affidata alla Renco S.p.a., società internazionale di ingegneria con grande esperienza e sede a Pesaro, ed è interamente finanziato dalla Fondazione Scavolini.

Le nuove finestrature permettono la visione completa della trincea di scavo che attraversa la navata centrale, mostrando una porzione dei mosaici afferenti al più antico edificio di culto (tessellato inferiore, inizio V sec. d.C.); inoltre danno visibilità a nuovi settori dei tappeti musivi
superiori, contribuendo ad ampliare la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio
archeologico e artistico della cattedrale.

In particolare sono ora visibili affascinanti figurazioni allegoriche: i pavoni che si nutrono ad un vaso eucaristico dal quale dipartono tralci di vite, in riferimento simbolico alle anime che si nutrono del sangue di Cristo; i cervi, con l’ambivalente iconografia del centauro-sagittario; una complessa decorazione tipicamente bizantina, con spazi “abitati” da figure simboliche zoomorfe, la colomba con il ramo d’ulivo (pace), lepri e levrieri in corsa recanti il nastro svolazzante al collo. Spiccano anche le immaginette del basilisco (re dei serpenti) e del grifo antropomorfo: elementi che mostrano una diretta dipendenza dai repertori bizantini, aggiornati all’universo figurato medievale dei bestiari.

L’intervento ha le medesime caratteristiche di quello già condotto nel 2024: è totalmente
reversibile, non modifica né altera lo stato dei luoghi; risponde all’esigenza di dare maggiore
visibilità ai mosaici, garantendo insieme la loro corretta conservazione in situ; permette la
continuità della funzione liturgica della cattedrale.

L’ampliamento della pavimentazione vetrata permette ora di percorrere la navata centrale della
cattedrale scoprendo le scene in cui i mosaici si articolano, in analogia a quanto avveniva per i
fedeli antichi; poterlo fare nel luogo in cui quell’opera è nata, nella chiesa per cui fu pensata e
non nell’ambiente asettico di un museo, fa scaturire un coinvolgimento emotivo che ci porta
più vicini a quei nostri predecessori, facendoci cogliere il mondo fantastico delle loro
suggestioni, l’espressione di una fede trasmessa attraverso un immaginario di figure che a noi
stupisce per la sorprendente varietà e il gusto quasi infantile, ma che proprio per questo appare
ancora viva e sentita.

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