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Dario Fo e l’esperienza fanese: quando il genio incontra il Carnevale

A cent'anni dalla nascita, ricordiamo il Premio Nobel attraverso un'esperienza unica nelle Marche

Il 24 marzo 2026 Dario Fo avrebbe compiuto cent’anni. Nato a Sangiano, sul Lago Maggiore, nel 1926, morto a Milano nel 2016, Fo è stato uno dei più grandi artisti teatrali del Novecento: drammaturgo, attore, regista, scenografo, pittore, scrittore. Premio Nobel per la Letteratura nel 1997. Un uomo di teatro a tutto tondo che ha attraversato il secolo portando sul palcoscenico la satira, la critica sociale, la risata liberatoria. Un giullare moderno che, come dice la motivazione del Nobel, ha saputo “dileggiare il potere restituendo la dignità agli oppressi”.

Ma c’è un pezzo di Dario Fo che appartiene alle Marche, a Fano. Un’esperienza unica, irripetibile, rivoluzionaria che nel 2003 trasformò il Carnevale più antico d’Italia in uno spettacolo d’arte popolare senza precedenti. Un’esperienza che Fano non ha mai dimenticato e che ancora oggi custodisce come patrimonio culturale prezioso.

FANO, L’UNICA CITTÀ AL MONDO
“Fano è stata l’unica città al mondo ad aver avuto il privilegio di un carnevale firmato da Dario Fo”. Queste le parole dell’allora vicesindaco e assessore alla Cultura di Fano Stefano Marchegiani nel ricordare, alla morte del maestro nel 2016, quell’esperienza straordinaria del 2003 che coinvolse l’intera città.

L’amministrazione comunale fece una scelta coraggiosa: affidare la direzione artistica del Carnevale a Dario Fo e Franca Rame.

Non fu una semplice consulenza. Fo reinventò completamente il Carnevale, radicandolo profondamente nella storia e nel mito di Fano, trasformandolo in uno spettacolo itinerante che coinvolse migliaia di cittadini e rese protagonisti assoluti i bambini.

ALBERTO BERARDI: L’ANIMA DEL CARNEVALE
Dietro a questa straordinaria operazione culturale c’era un uomo che aveva fatto del Carnevale la sua ragione di vita: il professor Alberto Berardi (Fano 1943-2020).
Berardi era presidente dell’Ente Manifestazioni durante il Carnevale 2003-2004 firmato da Dario Fo. Autore di numerosi libri sulla storia del Carnevale fanese, Berardi era riconosciuto come il maggior studioso della manifestazione. Insieme all’archivista Giuseppina Boiani Tombari, che scoprì molti dei documenti storici più antichi, Berardi aveva lavorato per decenni a valorizzare e far conoscere in Italia e all’estero la storia del Carnevale di Fano. Fu lui, insieme all’allora sindaco Cesare Carnaroli, a chiamare Dario Fo. Fu lui a credere in quel progetto visionario.

IL ROVESCIAMENTO: LA CITTÀ AI BAMBINI
Dario Fo comprese immediatamente che il Carnevale è, per sua natura, rovesciamento: il servo diventa padrone, il povero si fa re, il bambino governa la città. E su questo principio costruì il suo Carnevale fanese.

La dea Fortuna, simbolo della città di Fano, e il bambino Dioniso, raffigurato in un mosaico di epoca romana a cavallo di una pantera, divennero i protagonisti di una narrazione che intrecciava mito antico e modernità. Fo consegnò simbolicamente la città ai bambini, che non furono semplici spettatori ma veri protagonisti attivi dello spettacolo.

Circa 500 ragazzi, dalle scuole materne alle superiori, parteciparono alle rappresentazioni e alle giullarate. Il progetto si intrecciò con il “Laboratorio Città dei Bambini”, un’iniziativa che da anni impegnava Fano nella creazione di una città a misura di infanzia. I bambini divennero attori, mimi, narratori. La loro voce riempì le piazze, il mare, i luoghi storici della città.

UNO SPETTACOLO ITINERANTE TRA MARE E STORIA
Il Carnevale di Dario Fo non era confinato in un solo luogo. Era uno spettacolo che si snodava attraverso i luoghi simbolo di Fano: la riva del mare, l’Arco d’Augusto, Palazzo della Ragione, le scuole cittadine.

Fo seppe coniugare il rito tradizionale della festa con un linguaggio teatrale moderno, portando in scena centinaia di attori professionisti e amatoriali, due bande musicali, un coro polifonico, terzetti di musica antica, scuole di danza. Una mobilitazione culturale e artistica senza precedenti che trasformò l’intera città in un palcoscenico a cielo aperto.

GLI ARTISTI FANESI PROTAGONISTI DEL CARNEVALE DI FO
Accanto a Dario Fo lavorarono artisti fanesi di grande talento. Il direttore artistico Fabrizio Bartolucci e il coordinatore Geoffrey Di Bartolomeo furono i pilastri organizzativi e creativi del progetto. Fo scrisse i testi, ma furono Bartolucci e Di Bartolomeo a tradurli in pratica scenica, a coordinare centinaia di persone, a far funzionare quella macchina complessa che divenne il Carnevale 2003.

Tra gli interpreti brillò Sandro Fabiani, attore fanese che portò in scena il “Mistero Buffo” tradotto in dialetto fanese con una verve da vero giullare, riscuotendo un enorme successo di pubblico. La Borghetti Bugaron Band, gruppo musicale locale, compose “Avanti e indrè”, la canzone-simbolo del Carnevale che Alberto Berardi volle, difese e promosse con passione.

Al progetto parteciparono la Banda di Candelara, il Coro Polifonico Malatestiano, il gruppo Musicaparole (Enzo Vecchiarelli, Susanna Pusineri, Maurizio Mainardi, Giovanni Oliva), l’artista Paolo Del Signore, Paolo Casisa ed altri. I ragazzi delle scuole di Fano elaborarono stendardi e arazzi con cui furono addobbate le vie del centro storico. Il gruppo francese di tamburini-acrobati “Trans-Express” aggiunse spettacolarità internazionale.

Un lavoro corale, preparato per quattro mesi, che vide la partecipazione di artisti come Pierluigi Piccinetti, pittore e storico del Carnevale, e di decine di volontari che credettero nel progetto.

IL RITORNO NEL 2004
Il successo fu tale che nel 2004 Dario Fo e Franca Rame tornarono a Fano. Questa volta non solo per la direzione artistica dello spettacolo itinerante, ma anche per portare in scena al Teatro della Fortuna “L’Anomalo Bicefalo”, a un anno di distanza dalla prima esperienza.

Fo collaborò alla stesura di gran parte dei testi anche per questa seconda edizione, supervisionando a distanza il lavoro di Fabrizio Bartolucci e Geoffrey Di Bartolomeo, che avevano ormai appreso il suo metodo. “A Fano abbiamo ripreso la rappresentazione di temi satirici effettuata da persone, ridando vita al rapporto tra carnevale e teatro che altrove si è perso”, disse Fo stesso.

Le rappresentazioni del 2004, nonostante il maltempo, furono un nuovo successo. “Possiamo dire di aver vinto la sfida con il maltempo”, commentò Alberto Berardi, “perché buona parte delle rappresentazioni in programma sono state realizzate”.

Solidea Vitali Rosati realizzò un libro di fotografie e interviste per raccontare lo “Spettacolo Itinerante” ideato dal Premio Nobel, dedicandolo ai bambini protagonisti.

DARIO FO: IL GIULLARE CHE AMAVA IL POPOLO
Per capire perché Dario Fo accettò di reinventare il Carnevale di Fano bisogna conoscere la sua idea di teatro. Fo non credeva nel teatro come intrattenimento per élite colte. Credeva nel teatro popolare, nel teatro che nasce dalla piazza, dalla gente comune, dalla tradizione giullaresca medievale.

Nel 1968, insieme a Franca Rame, fondò il gruppo teatrale Nuova Scena con l’obiettivo di ritornare alle origini popolari del teatro e alla sua valenza sociale. Le rappresentazioni avvenivano in luoghi alternativi ai teatri tradizionali, a prezzo “politico”. Nel 1969 portò in scena per la prima volta “Mistero buffo”, una giullarata in grammelot – quel linguaggio teatrale fatto di suoni che imitano ritmi e intonazioni di dialetti reali – che divenne uno dei suoi capolavori.

Fo era un maestro della commedia dell’arte, quella tradizione italiana nata nelle piazze, fatta di improvvisazione, maschere, satira politica e sociale. Il Carnevale di Fano era quindi per lui un terreno perfetto: una festa popolare radicata nella tradizione, aperta a tutti, capace di mescolare il sacro e il profano, il riso e la critica sociale.

PERCHÉ RICORDARE DARIO FO OGGI
A cent’anni dalla nascita, Dario Fo ci lascia un insegnamento prezioso: l’arte può e deve appartenere al popolo. Il teatro non è solo per chi può permettersi i palchetti dei grandi teatri. La cultura non è un privilegio di pochi. La satira, la risata, la critica sociale sono strumenti di democrazia, di libertà, di dignità umana.

Il Carnevale di Fano del 2003-2004 fu la dimostrazione pratica di questa convinzione. Un Premio Nobel che lavora con gli artisti locali e con centinaia di bambini, che trasforma una festa tradizionale in arte popolare, che coinvolge un’intera città in un progetto culturale. Un grande maestro che non si chiude nella torre d’avorio ma scende in piazza e riempie le strade di voci e colori.

Fano può vantare un privilegio unico al mondo: aver avuto Dario Fo come direttore artistico del proprio Carnevale. Ma questo privilegio porta con sé una responsabilità: custodire quella memoria, quell’insegnamento, quell’idea di cultura come bene comune.

Nel 2026, a cento anni dalla nascita, ricordare Dario Fo attraverso il Carnevale di Fano significa ricordare che l’arte più alta può nascere dalla festa popolare, che i bambini possono essere protagonisti della cultura, che una città intera può diventare teatro.

Significa ricordare che il riso, la satira, il rovesciamento carnevalesco non sono solo divertimento: sono strumenti di libertà. E che un grande artista si riconosce non solo dai premi che vince, ma dalla capacità di parlare al cuore della gente comune.

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